2010
25
May

I direttori dei giornali: “Fermate la legge bavaglio”

È un evento inedito vedere schierati insieme i direttori di giornali, agenzie e televisioni dai più diversi orientamenti politici. Uniti in un documento comune pubblicato oggi su tutte le testate, per «fermare» il disegno di legge sulle intercettazioni. Altrimenti sono pronti alla «disobbedienza civile»: pubblicare intercettazioni e riassunti d’inchieste sul web, o lo stesso testo su trenta giornali, o all’estero.Nel dibattito organizzato ieri dalla Federazione nazionale della Stampa a Roma e a Milano in video-conferenza. Mancano all’appello solo il direttore del Tg1, Minzolini, e quelli dei tg Mediaset e La7. Belpietro non si è sentito. Tutti rivendicano il «diritto dei cittadini ad essere informati» e dei giornalisti a esercitare il «diritto dovere» di cronaca. Da Milano Ferruccio De Bortoli del Corriere della Sera, giudica il ddl «pericoloso per la democrazia e non solo per la nostra categoria». Ammette che «gli eccessi ci sono stati, ma si possono conciliare il diritto di cronaca, di critica e di riservatezza». Ezio Mauro di Repubblica, condanna la legge perché «irrazionale e irragionevole» e «spinge l’editore a entrare nelle redazioni». E accusa: «Alfano ha detto una menzogna, non siamo tutti sotto controllo: nel 2009 sono state fatte 120mila intercettazioni, meno che nel 2008, tra le 25 alle 80mila persone, lo 0,2% della popolazione, e per l’80% per reati comuni». Concita De Gregorio invita a stare attenti a «non fare rivendicazioni di categoria, perché questa legge danneggia tutti i cittadini».

Da Milano Vittorio Feltri de Il Giornale confida in una bocciatura della Corte Costituzionale per una legge, fatta «con l’intenzione di metterci nell’angolo e zittirci». Anche per Mario Calabresi de La Stampa «la privacy viene solo utilizzata come nobile scudo per creare degli ostacoli alla libera informazione». Anche il direttore de Il Tempo, Mario Sechi boccia il testo: «Un liberale non l’avrebbe mai scritta, è frutto di imperizia» degli «avvocaticchi» di Berlusconi. Unite nello stesso fronte Norma Rangeri de Il manifesto e Flavia Perina del Secolo e tante testate. C’è chi pensa che il testo possa essere migliorato, ma prevale la bocciatura totale. Ci sono Mineo per RaiNews24, il Tg2 di Orfeo e il Tg3 di Bianca Berlinguer con Pierluca Terzulli che osserva: «Per dare seguito ai dettati di Berlusconi la maggioranza è riuscita a compattare un fronte enorme, dal Csm agli Usa, dall’antimafia agli editori della Fieg», il cui presidente Malinconico ha portato la sua adesione. Roberto Natale, presidente Fnsi, spiega che non è accettabile neppure il ritorno al testo della Camera: «Dopo il voto, nel giugno 2009, il Capo dello Stato chiamò Alfano sul Colle e gli spiegò che quella legge non era adeguata ai dettati costituzionali». La mattina al Teatro dell’Angelo con le associazioni per il «No al bavaglio», Stefano Rodotà ha parlato di «menomazione della democrazia», una «legge truffa che imbavaglia i cittadini: senza informazioni non potranno più controllare chi governa».

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