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Primarie per i parlamentari, i risultati a Castelnuovo VdC

Monday, December 31st, 2012

Gabriele Toti nessunvoto
Samuele Agostini 7 voti
Federico Gelli 69 voti
Antonella De Feo 3 voti
Ylenia Zambito 8 voti
Paolo Fontanelli 24voti
Maria Grazia Gatti 57 voti

Il governo delle banane

Friday, April 29th, 2011

 

Oggi la Corte di giustizia dell’Unione europea ha, come previsto, bocciato il reato di clandestinità affermando che l’Italia non può punire con il carcere quei migranti irregolari che non rispettino l’ordine di abbandonare il Paese, come invece stabilito dal pacchetto sicurezza Maroni-Berlusconi del luglio 2009.
Dopo quest’ennesima bocciatura risuonerà il ritornello dell’Europa brutta e cattiva ma ancora una volta dobbiamo piuttosto constatare che l’Italia è messa nell’angolo per colpa di questo Governo delle banane, incapace e fallimentare.
Questa sentenza è soltanto una certificazione di quanto sapevamo già tutti da molto tempo, e cioè che la politica a trazione leghista del Governo nel campo dell’immigrazione non solo è un fallimento totale ma è pure contraria al diritto europeo. Quando si vuole gestire un fenomeno come l’immigrazione con il carcere o facendo patti con i dittatori non si può sperare di andare lontano, perché alla lunga il boomerang torna indietro.

Ospedale di Volterra La Regione replica alle polemiche «Vogliamo il bene dei bambini»

Monday, June 7th, 2010

Bambini in ospedale accanto agli anziani? Una leggenda metropolitana secondo il presidente della Regione Enrico Rossi che, a scanso di equivoci, decide di pubblicare su Facebook la piantina del reparto, da cui «si vede chiaramente che la sezione pediatrica non è in medicina ma ha solo l’accesso dal corridoio della medicina». È l’ultimo atto della replica di Rossi alle accuse mosse, sul social network, da un gruppo di genitori prossimi ad organizzarsi in comitato. Sotto accusa le modalità di ricovero dei bambini all’ospedale di Volterra, secondo la denuncia del gruppo, degenti nelle camere di medicina generale a pochi metri di distanza da anziani e malati terminali, «separati solo da un minuscolo corridoio». Anche se c’è chi paventa che, in realtà, sotto l’indignazione, si nasconda una manovra politica per screditare la Regione, tanto che il consigliere regionale della Lega Nord Gian Luca Lazzeri ha in mano un’interrogazione urgente in Consiglio regionale, un’ipotesi ribadita anche in uno dei commenti apparsi su Facebook. Ma andiamo con ordine, il gruppo grida vergogna. «Non è così», ribatte Rossi che già pochi giorni fa era intervenuto nella polemica pubblicando alcune foto del reparto, volte a dimostrare che le camere erano «sì allo stesso piano degli adulti, ma ben separate e in un corridoio a sé stante». Ieri, per maggiore chiarezza è arrivata anche la piantina. E alcune precisazioni. «Innanzitutto a noi sta a cuore la cura dei bambini e delle bambine – dice Rossi – E da qui discendono tutte le scelte organizzative fatte dalla Regione». Poche parole per spiegare un provvedimento mirato ad accogliere le esigenze delle famiglie perché, numeri alla mano, l’ospedale di Volterra non rientra tra quelli che possono garantire una struttura pediatrica di degenza ordinaria. «Nel 2009 i ricoveri sono stati 43 per complessivi 115 giorni di degenza con una media di 2.6 giorni di ricovero per bambino – spiega Rossi – Questo significa che su 365 giorni i letti sono stati inutilizzati per ben 250». Ebbene, secondo le indicazioni del servizio sanitario nazionale sono cifre buone a giustificare la presenza di una struttura pediatrica di primo livello e non di più. Il che equivale ad attività a solo ciclo diurno, per capirsi: diagnostica, ambulatoriale, osservazione breve e supporto al pronto soccorso. Niente altro, almeno stando a quanto previsto sulla carta, se non che la prospettiva a Volterra è stata scongiurata. «Per venire incontro alle esigenze delle famiglie abbiamo deciso di tenere aperta la sezione pediatrica – ribatte Rossi – Non in medicina, ma con accesso dal corridoio della medicina, dove si possono ospitare i casi lievi anche in degenza ordinaria. Si tratta di un apposito spazio, opportunamente arredato, con cucina e medicheria dedicate e sala giochi di prossima apertura». E conclude: «abbiamo fatto tutto ciò che era possibile fare per dare una risposta positiva alle richieste della comunità locale. Coloro che aderiscono ai comitati con proclami allarmistici e che incitano all’indignazione se ne rendono conto?».

di Sonia Renzini

srenzini@unita.it

Ciampi: “La notte del ‘93 con la paura del golpe”

Tuesday, June 1st, 2010

“Non c’è democrazia senza verità. Questo è il tempo della verità. Chi c’è dietro le stragi del ‘92 e ‘93? Chi c’è dietro le bombe contro il mio governo di allora? Il Paese ha il diritto di saperlo, per evitare che quella stagione si ripeta…”. Dopo la denuncia di Piero Grasso, dopo l’appello di Walter Veltroni , ora anche Carlo Azeglio Ciampi chiede al governo e al presidente del Consiglio di rompere il muro del silenzio, di chiarire in Parlamento cosa accadde tra lo Stato e la mafia in uno dei passaggi più oscuri della nostra Repubblica.L’ex presidente, a Santa Severa per un weekend di riposo, è rimasto molto colpito dalle parole del procuratore nazionale antimafia, amplificate dall’ex leader del Pd. E non si sottrae a una riflessione e, prima ancora, a un ricordo di quei terribili giorni di quasi vent’anni fa. “Proprio la scorsa settimana ho parlato a lungo con Veltroni, che è venuto a trovarmi, di quelle angosciose vicende. E ora mi ritrovo al 100 per cento nei contenuti dell’intervista che ha rilasciato a “Repubblica”. Quelle domande inevase, quel bisogno di sapere e di capire, riflettono pienamente i miei pensieri. Tuttora noi non sappiamo nulla di quei tragici attentati. Chi armò la mano degli attentatori? Fu solo la mafia, o dietro Cosa Nostra si mossero anche pezzi deviati dell’apparato statale, anzi dell’anti-Stato annidato dentro e contro lo Stato, come dice Veltroni? E perché, soprattutto, partì questo attacco allo Stato? Tuttora io stesso non so capire… “.Il ricordo di Ciampi è vivissimo. E il presidente emerito, all’epoca dei fatti presidente del Consiglio di un esecutivo di emergenza, che prese in mano un Paese sull’orlo del collasso politico (dopo Tangentopoli) e finanziario (dopo la maxi-svalutazione della lira) non esita ad azzardare l’ipotesi più inquietante: l’Italia, in quel frangente, rischiò il colpo di Stato, anche se è ignoto il profilo di chi ordì quella trama. “Il mio governo fu contrassegnato dalle bombe. Ricordo come fosse adesso quel 27 luglio, avevo appena terminato una giornata durissima che si era conclusa positivamente con lo sblocco della vertenza degli autotrasportatori. Ero tutto contento, e me ne andavo a Santa Severa per qualche ora di riposo. Arrivai a tarda sera, e a mezzanotte mi informarono della bomba a Milano. Chiamai subito Palazzo Chigi, per parlare con Andrea Manzella che era il mio segretario generale. Mentre parlavamo al telefono, udimmo un boato fortissimo, in diretta: era l’esplosione della bomba di San Giorgio al Velabro. Andrea mi disse “Carlo, non capisco cosa sta succedendo…”, ma non fece in tempo a finire, perché cadde la linea. Io richiamai subito, ma non ci fu verso: le comunicazioni erano misteriosamente interrotte. Non esito a dirlo, oggi: ebbi paura che fossimo a un passo da un colpo di Stato. Lo pensai allora, e mi creda, lo penso ancora oggi… “.

Resta da capire per mano di chi. Su questo Ciampi allarga le braccia. “Non so dare risposte. So che allora corsi come un pazzo in macchina, e mi precipitai a Roma. Arrivai a Palazzo Chigi all’una e un quarto di notte, convocai un Consiglio supremo di difesa alle 3, perché ero convinto che lo Stato dovesse dare subito una risposta forte, immediata, visibile. Alle 4 parlai con Scalfaro al Quirinale, e gli dissi “presidente, dobbiamo reagire”. Alle 8 del mattino riunii il Consiglio dei ministri, e subito dopo partii per Milano. Il golpe non ci fu, grazie a dio. Ma certo, su quella notte, sui giorni che la precedettero e la seguirono, resta un velo di mistero che è giunto il momento di squarciare, una volta per tutte”. La certezza che esponeva ieri Veltroni è la stessa che ripete Ciampi: non furono solo stragi di mafia, ed anzi, sulla base delle inchieste si dovrebbe smettere di definirle così. Furono stragi di un “anti-Stato”, ancora tutto da scoprire. E come Veltroni anche Ciampi aggiunge un dubbio: perché a un certo punto, poco dopo la nascita del suo governo, le stragi cominciano? E perché, a un certo punto, dopo gli eccidi di Falcone e Borsellino, le stragi finiscono? Perché la mafia comincia a mettere le bombe? Perché la mafia smette di mettere le bombe?

È lo scenario ipotizzato dal procuratore Grasso: gli attentati servirono forse a preparare il terreno alla nascita di una nuova “entità politica”, che doveva irrompere sulla scena tra le macerie di Mani Pulite. Un “aggregato imprenditoriale e politico” che doveva conservare la situazione esistente. Quell’entità, quell’aggregato, secondo questo scenario, potrebbe essere Forza Italia. Nel momento in cui quel partito si prepara a nascere, e siamo al ‘94, Cosa Nostra interrompe la strategia stragista. E’ uno scenario credibile? Ciampi non si avventura in supposizioni: “Non sta a me parlare di tutto questo. Parlano gli avvenimenti di quel periodo. Parlano i fatti di allora, che sono quelli richiamati da Grasso. Il procuratore antimafia dice la verità, e io condivido pienamente le sue parole”.

Per questo, in nome di quella verità troppo a lungo negata, l’ex capo dello Stato oggi rilancia l’appello: è sacrosanto che chi sa parli. Ed è sacrosanto, come chiede Veltroni, che “Berlusconi e il governo non tacciano”, perché la lotta alla mafia non è questione di parte, “ma è il tema bipartisan per eccellenza”. Si apra dunque una sessione parlamentare, dedicata a far luce su quegli avvenimenti. Perché il clima che si respira oggi, a tratti, sembra pericolosamente rievocare quello del ‘92-’93. Ciampi stesso ne parlerà, in un libro autobiografico scritto insieme ad Arrigo Levi, che uscirà per “il Mulino” tra pochi giorni. “Lì è tutto scritto, ciò che accadde e ciò che penso. Così come lo riportai, ora per ora, sulle mie agende dell’epoca… “. Deve restare memoria, di tutto questo. Ma insieme alla memoria deve venir fuori anche la verità. “Perché senza verità – conclude l’ex presidente della Repubblica – non c’è democrazia”. 

fonte: http://www.repubblica.it/politica/2010/05/29/news/notte-golpe-4418306/

Montecerboli 30/01/2010 ore 15.00 CAMMINATA PER LA PACE

Monday, January 11th, 2010

PISA 12/01/2010 ore 21,30 apertura della campagna elettorale di Enrico Rossi

Sunday, January 10th, 2010

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Roma. Grande partecipazione alla manifestazione del 3 Ottobre

Sunday, October 4th, 2009