2011
31
Oct

AIUTIAMOLI

  Carissime, carissimi,
di fronte ai terribili danni causati dal maltempo nel Levante Ligure, il Partito Democratico Liguria e il PD della Spezia hanno lanciato insieme un’iniziativa di solidarietà a favore degli alluvionati della zona. Ci troviamo infatti davanti a uno spettacolo devastante con interi paesi sommersi e distrutti da acqua e fango e purtroppo diversi morti.
Il partito regionale e provinciale promuovono insieme una sottoscrizione pubblica per raccogliere fondi da mettere a disposizione dei soccorsi coordinati dalla Protezione Civile e dalle Amministrazioni locali.
L’iniziativa, con tutti i dettagli per effettuare il versamento, è pubblicizzata sul sito www.partitodemocraticoliguria.it e http://www.partitodemocraticolaspezia.it
Come sempre in questi casi è importante che ognuno cerchi di fare il possibile per aiutare i cittadini colpiti da questi tragici eventi. Da parte nostra abbiamo pensato di lanciare questa sottoscrizione aperta a chiunque desideri versare il proprio contributo a favore della popolazione colpita. E’ possibile farlo tramite un versamento sul conto: Banca Carige IT14Q0617510700000003115180 intestato a Partito Democratico Coordinamento della Spezia con causale: CONTRIBUTO POPOLAZIONE SPEZZINA COLPITA DA ALLUVIONE.
Vi chiediamo, se possibile, di diffondere questa iniziativa all’interno dei vostri territori, contribuendo a dar vita ad un movimento di solidarietà nazionale di fronte ad un evento così tragico che ha messo in ginocchio un’intera parte della nostra regione.
Con amicizia e gratitudine.

Lorenzo Basso, Segretario regionale PD Liguria
Moreno Veschi, Coordinatore PD La Spezia

2011
19
Oct

REALE BIS ? NO GRAZIE !!

 Il leader dell’Idv Antonio Di Pietro e il ministro dell’Interno Roberto Maroni si sono ritrovati d’accordo sulla necessità di una legge “Reale bis” dopo i disordini di piazza avvenuti a Roma sabato scorso. La legge “Reale” permetteva, tra l’altro, l’estensione della custodia preventiva anche in assenza della flagranza di reato.
Io penso che uno Stato serio applica fino in fondo le leggi che sono in vigore. Se invece il primo pensiero corre alle leggi speciali, siamo sulla strada sbagliata. Dal momento che non è accettabile che la capitale venga messa in scacco, il Governo deve capire cosa non ha funzionato e preoccuparsi di mettere in atto i dispositivi che già esistono per prevenire e circoscrivere la violenza dei black bloc.
Nel quadro del sistema legislativo vigente, le forze dell’ordine e l’intelligence hanno gli strumenti necessari per far fronte alla minaccia rappresentata da squadracce come quelle che abbiamo visto all’opera a Roma. Ma dall’esecutivo devono venire indicazioni estremamente chiare e devono essere fornite le risorse indispensabili, mentre da certe parti dell’opposizione dovrebbe venire meno demagogia.

2011
17
Oct

INDIGNADOS

 

La guerriglia urbana è il metodo più efficace e sperimentato per far tacere le migliaia di persone che invocano futuro e giustizia sociale.

I violenti che hanno provocato questi episodi dovevano essere fermati prima che si scatenassero, dal momento che non sono mancati i segnali di preoccupazione, anche da parte dello stesso sindaco Alemanno.

Le scene cui assistiamo ci rimandano a un copione purtroppo noto.

Questi episodi non devono tuttavia oscurare il fatto che c’è una parte del nostro Paese che rischia di rimanere emarginata e alla quale la politica deve dare presto risposte credibili.

2011
26
Sep

CI RIPROVANO

Il primo pensiero del premier dopo lo scampato pericolo per il voto sull’arresto di Marco Milanese è rivolto ad una nuova regolamentazione restrittiva delle intercettazioni: in parole povere l’ennesimo tentativo di legge bavaglio. Come già successo in tutte le altre occasioni, si grida alla privacy violata per impedire la cronaca di fatti di evidente rilevanza sociale. Il Comitato per la liberta e il diritto all’informazione, alla cultura e allo spettacolo, che è stato protagonista delle mobilitazioni in materia degli ultimi due anni (a partire dalla grande manifestazione di Piazza del Popolo dell’ottobre 2009), ha già annunciato che se il governo e la maggioranza dovessero decidere – come sembra probabile – di tornare nell’aula della Camera per tentare ciò che non è riuscito l’anno scorso, sarà in prima fila per tenere molto alta tra i cittadini la volontà di difendere il proprio diritto di sapere, così come tra la magistratura e le stesse forze dell’ordine resta alta la volontà di difendere gli strumenti di indagine. E il caso Tarantini (con le sue storie di appalti e favori) aiuta a far capire che si sta parlando non di pettegolezzi privati, ma di un modo di gestire la cosa pubblica. L’Italia che soffre per gli effetti della crisi economica, l’Italia dei referendum che ha votato in modo inequivocabile sul legittimo impedimento, non ha certo bisogno di inserire le intercettazioni nell’agenda dei provvedimenti urgenti per il rilancio del Paese.

2011
19
Sep

ALTA ADESIONE ALLA PROTESTA DEI SINDACI CONTRO LA MANOVRA MA CASTELNUOVO NON C’E’

Nutrite le delegazioni di sindaci e assessori che in tutte le province toscane hanno incontrato i prefetti; l’iniziativa di protesta promossa dall’Anci nazionale contro la manovra economica del Governo ha visto in Toscana un’ampia adesione e partecipazione.

A Pisa il gruppo di rappresentanti istituzionali ha formato un corteo dietro uno striscione: «Non si tagliano le città». Durante il passaggio in corso Italia i Sindaci hanno distribuito un volantino che spiegava le ragioni della manifestazione: «Lo Stato continua a sprecare e noi siamo costretti ad aumentare le tasse o a chiudere i servizi».

La  numerosa partecipazione dimostra ancora una volta lo spirito dell’Anci teso a salvaguardare l’autonomia comunale. Il senso di responsabilità istituzionale ha motivato questa mobilitazione, non sono stati  interrotti servizi o sollevate clamorose proteste.

Peccato per l’ assenza dei tre Comuni amministrati dalle liste civiche della Valdicecina:  Volterra, Pomarance e Castelnuovo. Come spesso accade devono distinguersi dagli altri anche in questo particolare momento di crisi economico-finanziaria che richiederebbe coesione contro i pesanti e inappropriati provvedimenti che andranno a gravare sui servizi erogati ai cittadini.

2011
05
Sep

Il Governo delle bugie spinge l’Italia nel caos, anche noi in piazza con la Cgil

Il rapido dietrofront sulle pensioni è solo l’ultima conferma del fatto che il Governo annaspa nel caos. Ormai le proposte da inserire in manovra reggono 24 ore, poi di fronte ai ricatti della Lega o alle proteste di categoria la maggioranza batte in ritirata e studia qualcos’altro. Senza alcuna visione d’insieme, senza strategia.

Eppure la gravità del momento dovrebbe essere chiara. Dobbiamo varare una manovra da 45 miliardi: ce lo impone l’Europa ed è per questo che i mercati ci hanno concesso una tregua. Ma ad oggi nessuno sa cosa ci sarà dentro questa manovra. Un giorno il prelievo di solidarietà sui ceti più abbienti, quello dopo la stretta sulle pensioni, quello dopo ancora una generica lotta all’evasione. Nel frattempo si sfoglia la margherita sull’aumento dell’Iva e si sbandiera un taglio ai costi della politica che è tutto di facciata.

Siamo alla dodicesima manovra in tre anni, la terza nell’ultimo mese e mezzo, e ancora non c’è certezza alcuna. Ciò che è certo anche stavolta è che a pagare saranno i soliti noti: chi ha sempre rispettato la legge e pagato le tasse, i dipendenti pubblici, gli Enti locali, stavolta anche le cooperative. Cambiano le misure ma l’impostazione è sempre la stessa: attacco al mondo del lavoro e all’unità dei suoi rappresentanti (l’art. 8 prefigura una inaccettabile intromissione nell’autonomia delle parti sociali e nega il contenuto dell’accordo unitario dello scorso 28 giugno), svuotamento del sistema delle autonomie locali, ormai denunciato a gran voce in modo bipartisan da Sindaci, Presidenti di Province e di Regioni, e una certa compiacenza verso atteggiamenti illegali: si annuncia il carcere per gli evasori ma intanto si prepara l’ennesimo condono.

Bene ha fatto Bersani a chiedere ancora una volta le dimissioni del Governo, perché è ormai evidente a tutti che non sono loro che possono tirarci fuori dalla crisi. Sono il problema, non la soluzione. La  credibilità del nostro Paese è azzerata.

Che giudizio daranno l’Europa e i mercati della manovra è un mistero, ma è possibile che ce ne voglia un’altra nei prossimi mesi. E nemmeno allora ci sarà nulla per il lavoro e la crescita. Più facile che ci siano altre bugie.

Di fronte a tanto sfacelo, la Cgil ha deciso di scioperare, martedì 6 settembre. Ci saremo anche noi, in piazza, a Pisa come nel resto d’Italia. Siccome crediamo che l’autonomia sindacale sia un valore, mettere il cappello sullo sciopero non ci interessa. Ci preme che in questo Paese ci sia più attenzione al lavoro, più crescita e più equità. Bersani lo ha detto chiaramente, sarebbe bastato ascoltarlo invece che urlargli sopra: a noi la manovra non piace, saremo in tutti i luoghi dove si protesta contro di essa e si fanno proposte alternative. Lavoreremo perché le prossime mobilitazioni siano il più unitarie possibili: perchè abbiamo in mente un’altra idea di Paese, più coeso e più giusto.

2011
26
Aug

L’Italia di domani.

La Manovra di Ferragosto è inadeguata, fortemente iniqua sul piano sociale e poco credibile rispetto alla sfida che il Paese ha di fronte: il riavvio dello sviluppo, la promozione del lavoro, l’abbattimento del debito pubblico. Per una corretta valutazione economica e politica, il Decreto del governo va collocato nella scia delle manovre precedenti, in particolare della manovra di metà luglio scorso e della manovra dell’autunno 2010. Solo così si può cogliere la portata insostenibile degli interventi sulle famiglie a reddito basso e medio (i pesanti tagli ai servizi forniti da Regioni, Province e Comuni e gli aumenti di tasse e tariffe locali; i ticket sanitari; la de-indicizzazione delle pensioni sopra i 1000 euro; l’azzeramento delle risorse per le politiche sociali; l’aumento delle accise sui carburanti; l’impoverimento della scuola pubblica e dell’università, ecc).

L’insieme degli interventi definiti dalla manovra di metà luglio e dall’intervento aggiuntivo del 12 Agosto viene stimato in 2,1 miliardi di euro per il 2011, 24 miliardi di euro per il 2012, 50 miliardi di euro per il 2013 e 55,4 miliardi di euro per il 2014.

L’impatto annuo previsto a partire dal 2013 è nettamente superiore a quanto necessario a raggiungere i pareggio di bilancio (40 miliardi di euro nel 2014), almeno secondo l’ultimo documento ufficiale di finanza pubblica (DEF). La differenza equivale a circa un punto percentuale di Pil. Il Governo deve dunque spiegarne la ragione e presentare al Parlamento l’aggiornamento del DEF, del quadro macroeconomico e degli obiettivi di indebitamento.

Nonostante la necessità di rafforzare la credibilità degli interventi di metà luglio, ampia parte della correzione dei conti pubblici rimane affidata ad una delega assistenziale e fiscale vaga e molto preoccupante. Sono vaghi i principi di intervento sull’assistenza. Preoccupante è la clausola di salvaguardia finanziaria, poiché scarica sulle detrazioni Irpef e sugli aumenti di Iva ed accise i mancati effetti degli interventi assistenziali. Considerato che l’intera spesa per assistenza è circa 16 miliardi all’anno e che la delega dovrebbe dare, nel 2013, 16 miliardi e 20 “a regime” dal 2014, vuol dire che, se scattasse questa clausola, pagherebbero ancora una volta i lavoratori ed i pensionati a reddito più basso e medio.

L’atteggiamento del Governo sul tema delle pensioni resta in questo contesto ondivago e improntato all’irresponsabilità. Se il tema delle pensioni è collocato nell’ambito di una complessiva riforma del welfare finalizzata a migliorare le condizioni delle nuove generazioni, il Pd è pronto a discutere con le proprie proposte.

Siamo contrari invece a interventi sulle pensioni finalizzati solo a coprire esigenze occasionali di spesa non legate al welfare.

L’intervento sugli enti territoriali è insufficiente e confuso sul piano del riordino istituzionale, ma fortemente incisivo sul livello dei servizi. Il “contributo di solidarietà”, poiché imposto con l’innalzamento delle aliquote Irpef sopra i 90.000 euro colpisce quasi esclusivamente i redditi da lavoro dipendente e le pensioni da lavoro dipendente. In sostanza, si inasprisce la pressione fiscale su chi già paga.

L’atteggiamento punitivo nei confronti dei dipendenti pubblici, attraverso il rinvio del pagamento del Tfr e il rinvio sine die delle tredicesime, non porta efficienza, ma solo un temporaneo effetto di cassa. La soppressione delle festività civili implica, oltre all’impatto sulla cultura nazionale, un effetto depressivo sui consumi, senza miglioramenti significativi sulla produttività. Gli interventi sulle relazioni industriali e sui rapporti di lavoro sono una intromissione nell’autonomia delle parti sociali. Infine, ancora una volta, si utilizza il Fas, il fondo per le aree sottoutilizzate, per fare cassa, ad ulteriore indebolimento delle prospettive del Mezzogiorno.

Il Partito Democratico intende correggere alla radice le iniquità della manovra ed introdurre interventi per lo sviluppo sostenibile. Come è sempre più chiaro, è la battaglia per la crescita e l’occupazione, in particolare giovanile e femminile, la vera sfida da vincere nel rispetto degli ineludibili vincoli di finanza pubblica. E’ una sfida che riguarda l’Italia e l’Europa.

Più Europa per affrontare la crisi. Soltanto un governo politico dell’area euro per lo sviluppo sostenibile e la gestione comune dei debiti sovrani, secondo le proposte elaborate dai partiti progressisti europei (Agenzia Europea per il Debito, Eurobonds per gli investimenti produttivi, tassa sulle transazioni finanziarie speculative, ecc) e secondo progetti sistemici come quello illustrato da Prodi e Quadrio Curzio su Il Sole 24 Ore del 23 agosto, può dare senso alle politiche di austerità.

Le principali proposte alternative del Pd alla manovra del governo per ottenere equità e sviluppo sostenibile:

 

1. Istituzioni più snelle e taglio ai costi della politica.

Interventi per riorganizzare e ristrutturare l’assetto istituzionale centrale e territoriale e le pubbliche amministrazioni. In particolare: dimezzamento del numero dei parlamentari; interventi sistematici e coordinati su Regioni, Province, Comuni per lo snellimento degli organi di rappresentanza e di governo, per l’obbligo della gestione associata di tutte le funzioni nei comuni con meno di 5000 abitanti (e profonda revisione dell’articolo 16 del Decreto che limita la rappresentanza democratica e non produce reali risparmi di spesa), il dimezzamento delle Province o, in alternativa, la loro trasformazione in enti di secondo livello; accorpamento degli uffici periferici dello Stato, radicale riduzione delle società partecipate da Regioni, Province e Comuni ed eliminazione degli organi societari per le società “in house” (oltre 50 mila incarichi),riorganizzazione di enti, agenzie ed organismi, intermedi e strumentali (consorzi di bonifica, bacini imbriferi montani) nel quadro del riordino delle competenze degli enti locali, centrale unica per gli acquisti di beni e servizi per ogni articolazione delle pubbliche amministrazioni; riavvio della spending review, per realizzare, per ciascuna amministrazione, veri e propri piani industriali, introdurre best practices e costi standard; revisione delle norme sugli appalti, in particolare per una drastica riduzione del numero delle stazioni appaltanti.

 

2. Dismissioni immobili e frequenze.

Un piano quinquennale di dismissione e valorizzazione di immobili demaniali in partenariato con gli enti locali per almeno 25 miliardi di euro e l’introduzione di un’asta competitiva per le frequenze televisive.

 

3. Liberalizzazioni.

Un pacchetto di interventi per rafforzare e dare operatività immediata alle misure di liberalizzazione dei servizi professionali, della distribuzione dei farmaci, della filiera petrolifera, del RC auto, dei servizi bancari, delle reti energetiche, dei servizi pubblici locali. Interventi possibili senza rovinare l’art 41 della Costituzione.

 

4. Politiche industriali per lo sviluppo sostenibile, il lavoro, il Mezzogiorno.

Tra l’altro: la stabilizzazione dell’agevolazione fiscale del 55% per l’efficienza energetica (in scadenza al 32/12/2011); progetti per l’innovazione tecnologica italiana e la ricerca, con attenzione prioritaria alle straordinarie risorse potenziali, a partire dalle donne, del Mezzogiorno; il finanziamento pluriennale del contratto di apprendistato recentemente riformato; revisione dell’intervento sull’Istituto per il Commercio Estero; revisione per la semplificazione e l’adattamento alle diverse dimensioni aziendali del Sistri

 

 

5. Una politica vera contro l’evasione fiscale.

Un pacchetto di misure efficaci contro l’evasione fiscale, per raccogliere risorse da utilizzare in via prioritaria: per la riduzione dei contributi sociali sui contratti a tempo indeterminato al fine di eliminare i vantaggi di costo dei contratti precari; alla riduzione dell’Irpef, in via prioritaria sulle mamme lavoratrici; alla graduale eliminazione del costo del lavoro a tempo indeterminato dalla base imponibile dell’Irap. Tra le altre misure il Pd propone: la tracciabilità, a fini antiriciclaggio,dei pagamenti superiori a 1.000 euro e, a fini anti-evasione, dei pagamenti superiori a 300 euro; la comunicazione da parte delle imprese dell’elenco clienti-fornitori; la parziale o totale deducibilità delle spese per la manutenzione della casa di abitazione.

 

6. L’imposta ordinaria sui grandi valori immobiliari.

L’introduzione di una imposta erariale ordinaria sui grandi valori immobiliari, basata su criteri fortemente progressivi.

 

7. Il contributo di solidarietà dai capitali scudati.

Un’imposta patrimoniale una tantum del 15% sull’ammontare dei capitali esportati illegalmente e condonati attraverso lo scudo fiscale del 2003 e del 2009 e, a titolo di saldo del debito fiscale, del 30% sui patrimoni “non scudati” detenuti nei paradisi fiscali, in modo da avvicinare l’intervento italiano alle medie delle analoghe misure prese nei principali paesi industrializzati e di reperire risorse da dedicare agli interventi per lo sviluppo sostenibile. Parte delle risorse così raccolte vanno utilizzate per finanziare il pagamento di una parte dei debiti delle Pubbliche Amministrazioni nei confronti delle piccole e medie imprese e per alleggerire il patto di stabilità interno, così da consentire immediati investimenti ai Comuni. Inoltre, si propone la rinegoziazione dei trattati bilaterali con i “paradisi fiscali” transitati dalla black alla white list dell’Ocse (in particolare Svizzera).

 

8. L’autonomia delle parti sociali.

Il Decreto del governo viola il principio da tutti riconosciuto della non intrusività delle norme di legge nei rapporti tra le parti sociali. Di conseguenza, va soppresso l’articolo 8 o, in alternativa, va cambiato in modo da recepire i punti fondamentali dell’accordo raggiunto dalle parti sociali il 28 giugno scorso.

 

9. Contro il falso in bilancio, l’autoriciclaggio e il caporalato.

La revisione delle norme sulle“false comunicazioni sociali” affinché il “falso in bilancio” torni ad essere reato punito severamente e vengano eliminate le clausole di non punibilità; revisione della normativa sull’autoriciclaggio ed irrobustimento delle norme contro il “caporalato”.

 

10. Giustizia.  

Interventi per l’efficienza della Giustizia, a cominciare dalla revisione delle circoscrizioni giudiziarie (razionalizzazione, gestione migliore del personale, più efficienza), dall’istituzione dell’ufficio per il processo (unità operativa in grado di svolgere tutti i compiti) e dalla semplificazione ed unificazione dei riti nella giustizia civile.

2011
18
Aug

IL LUPO PERDE IL PELO MA NON IL VIZIO

Avete sentito al telegiornale che per i parlamentari più ricchi il «contributo di solidarietà» sarà raddoppiato. Non il 10 ma il 20 per cento. Allora fate due conti, e vi accorgete che Berlusconi (ultimo reddito conosciuto 40 milioni 897 mila euro) verserà una bella sommetta: 8 milioni 149 mila euro. Poi andate a leggere il decreto, e scoprite che il raddoppio vale solo per l’indennità parlamentare: sui rimanenti 40 milioni e rotti pagherà il 10 per cento, come tutti gli altri. Scendiamo a 4 milioni 74 mila euro. Continuate a leggere, e trovate il comma 1: il contribuente, invece di pagare il contributo di solidarietà, può «optare» per un aumento dell’aliquota del 5 per cento. Voi che dite, Berlusconi opta o non opta? Certo che opta. E zac!, la cifra si dimezza: 2 milioni e 36 mila euro.

Credevate che, scrivendo il decreto, si fosse raddoppiato la supertassa, e invece se l’era dimezzata.

Ci siamo cascati un’altra volta.

2011
10
Aug

OPPOSIZIONE

 

Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, in una lettera al Corriere della Sera, punta il dito contro le “resistenze caparbie” delle opposizioni per giustificare le mancate riforme del Governo utili a risanare la finanza pubblica ed a ottenere l’obiettivo del pareggio di bilancio.
Se il ministro Sacconi accusa l’opposizione di opporre una resistenza caparbia vuol dire che abbiamo lavorato bene.
E’ incredibile che chi ha governato per anni con una maggioranza blindata rifiutandosi di affrontare per tempo e seriamente la crisi, ora pensi di poter gettare addosso all’opposizione la responsabilità di non voler condividere misure inique. Il Pd ha fatto la sua parte: ha elaborato da tempo una politica economica alternativa per lo sviluppo sostenibile, il lavoro e il taglio del debito, l’ha messa a disposizione del Governo e richiamata in risoluzioni parlamentari.
L’unica resistenza caparbia davvero grave è stata quella del Governo, che per aprire il tavolo con le parti sociali ha aspettato che glielo chiedessero ad alta voce.

 

2011
04
Aug

L’ANCORA

 

Ieri con una nota il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha annunciato che seguirà “attentamente” il confronto delle forze politiche con le parti sociali “partendo dalla preoccupazione per gli andamenti dei mercati finanziari e dell’economia”. Il presidente Napolitano una volta in più si dimostra l’ancora più solida che impedisce al nostro Paese di andare alla deriva.
Troppi esponenti della classe politica, anche con ruoli di Governo, sembrano non rendersi conto che l’Italia balla sull’orlo dell’abisso e, invece di impegnarsi per la salvezza comune, proseguono nei loro giochi di palazzo e si impegnano a salvare i loro destini personali. Mentre dai mercati stanno venendo i segnali più foschi per la stabilità della nostra economia c’è chi si permette il lusso di sprecare tempo ed energie: chi a spostare ministeri, chi a far la guerra alla magistratura, chi a tener chiuso il Parlamento per un mese e mezzo.
In questo panorama desolante le parole di preoccupazione del presidente Napolitano sono preziose e dovrebbero essere ascoltare prima che sia troppo tardi, perché l’impressione è che non ci sarà ancora molto tempo per tanti altri appelli prima che il panico cominci a serpeggiare.

2011
03
Aug

BASTA FANGO

Non abbiamo dubbi,  noi  abbiamo fiducia nella giustizia, chi ha responsabilità politiche è uguale ad un qualsiasi altro cittadino ma è altrettanto chiaro che Penati – a differenza degli indagati nelle file del PDL tra i quali oltre al premier spiccano personaggi del calibro di Milanese e Caliendo – ha dimostrato senso di responsabilità dimettendosi dalle cariche politiche e autosospendendosi dagli incarichi di partito.

Vorremmo anche ricordare che il bilancio del nostro partito (caso unico in Italia) è sottoposto alla certificazione di una società indipendente e come ha affermato il nostro segretario, il PD non ha nulla a che vedere con le vicende di cui si sta interessando la Procura di Monza.

E’ facile fare di tutta l’erba un fascio, è facile tentare di scaricare le colpe del disastro italiano sull’intera classe politica e non sulle forze di Governo.

In un grande partito con migliaia di amministratori e di quadri ci possono essere degli episodi, ma l’atteggiamento del partito è stato chiaro.

Un atteggiamento esattamente opposto alla destra.

2011
12
Jul

ESPRESSO NUCLEARE

Per dodici volte all’anno, lungo le ferrovie del Piemonte, viaggiano i treni carichi di scorie nucleari dirette a Le Hague, in Francia. Portano i materiali derivati dallo smantellamento della centrale di Trino Vercellese. Viaggiano col buio e la popolazione, in genere, non viene avvertita. La cosa ha suscitato la protesta degli ambientalisti e dei ferrovieri francesi che ritengono questi viaggi pericolosi.

Ci vorranno almeno tre lustri prima che l’operazione di smontaggio della centrale di Trino Vercellese iniziata un quarto di secolo fa, venga completata. Al lavoro una squadra di esperti: gli stessi che l’hanno costruita. Dentro ci sono ancora 47 barre di carburante irraggiato.

Dentro, cinquanta persone continuano a lavorare in un’atmosfera vagamente surreale, nell’attesa che dopo anni e anni di ordini e contrordini qualcuno dica loro, definitivamente, che cosa fare. La strada è tracciata: occorre far partire per Le Hague, in Normandia, le ultime barre, circa un quarto del totale che serviva a far funzionare la centrale, poi smontare il reattore, ormai “freddo” e privo di radioattività, dopo averlo sommerso d’acqua. Per farlo, servono grandi robot manovrati dall’esterno, macchine che nessuno ha mai progettato perché negli anni Cinquanta e Sessanta, quando sono nate queste centrali, nessuno ci aveva pensato e la “soluzione finale” che si immaginava dopo il loro pensionamento era una tomba di cemento armato.
Il reattore pesa 250 tonnellate, soltanto smontarlo costerà 50 milioni di euro.

Poi le scorie ridotte al 5% delle dimensioni attuali, ci verranno restituite dalla Francia tra 20 anni e dovranno tornare ai siti originari, se nel frattempo non verrà allestito un deposito nazionale.

FORTUNATAMENTE ABBIAMO DETTO NO AL NUCLEARE ALTRIMENTI QUESTI PROBLEMI SAREBBERO AUMENTATI IN PROPORZIONE ALLE CENTRALI COSTRUITE

 

2011
11
Jul

Una tassa sulle cause di lavoro

In Italia le cause di lavoro sono gratuite in primo e in secondo grado. Il lavoratore, impegnato a rivendicare i suoi diritti contro un’azienda, paga solo il “contributo unificato” una volta che la lite sia arrivata in Cassazione. Ma ora la manovra del governo minaccia di cambiare le carte in tavola. Prevede il versamento di un “contributo unificato” per ogni controversia di lavoro. Questo pedaggio d’ingresso scatterebbe fin dal primo grado e cambierebbe sulla base di due elementi: a seconda del reddito del lavoratore e a seconda del valore della causa.
Si tratta di una modifica rilevante. I lavoratori, in difficoltà economiche perché licenziati o perché in attesa degli stipendi arretrati, potrebbero rinunciare ad avviare la vertenza.
La novità non è sfuggita al PD, che ne chiederà la cancellazione ora che la manovra arriverà all’esame delle Camere.

2011
07
Jul

PROVINCIA AMARA

Diciamolo subito, il PD ha un mucchio di difetti, e tra tutti uno grosso: elabora proposte di governo e poi le tiene nel cassetto, o almeno non fa tutto quello che dovrebbe per farle conoscere. Così succede che ci si infila in situazioni come quella del voto sull’abolizione delle province, dove è difficilissimo spiegare da zero quel che è successo e perché. Provo a chiarire: il Pd ha imboccato con decisione la strada dei tagli ai costi della politica e il voto sulle province non deve mettere in discussione questa decisione. Sulle province abbiamo le idee chiare: eliminazione immediata di quelle che coincidono con le aree metropolitane e libertà per le Regioni di decidere quali province siano ancora utili oppure no. Lo abbiamo detto anche nel programma elettorale che abbiamo presentato al Paese nel 2008: “Eliminazione delle Province là dove si costituiscono le Città Metropolitane”. E questa, coerentemente, è stata anche la posizione espressa dal capogruppo del Pd alla Camera Dario Franceschini. E’ molto probabile che non possiamo rimanere fermi a quella proposta senza valutare un progetto di riforma più ampio ma mi sembra giusto precisare che quell’astensione non è frutto della chiusura di una casta che difende i suoi privilegi. Il tema dell’eliminazione delle province non è riconducibile soltanto, come sembra e qualcuno vuol far credere, alla discussione sui costi della politica bensì al modello di governo della Repubblica. La proposta portata in discussione in Parlamento prevedeva che con un colpo di spugna si cancellasse la parola “provincia” dalla Costituzione. Bisogna però fare attenzione: non si può eliminare un livello di governo senza definire chi sarà a governare da domani quelle competenze. Chi si occuperà di viabilità? Di edilizia scolastica? E poi, i piccoli comuni parleranno direttamente con le Regioni? Le funzioni relative all’ambiente chi le svolgerà? Ogni comune definirà dove mettere la sua discarica visto che non ci sarà più un ente sovraordinato chiamato a decidere? Oppure tutte le funzioni saranno in carico alle regioni, che sono già dei pachidermi amministrativi? Nel clima di forte insofferenza popolare verso la politica e i suoi rappresentanti è facile ottenere consenso lanciando proposte profumate di demagogia senza curarsi delle conseguenze. E infatti c’è chi lo fa, e magari si porta a casa gli applausi.

2011
24
Jun

UNA BANDIERA

La battaglia contro gli eccessivi costi della politica deve diventare una bandiera del Partito democratico. Il solco tra cittadini e politica sta diventando sempre più profondo, anche a causa di privilegi che vengono sentiti come inaccettabili, soprattutto mentre soffia un’aria di crisi che chiede sacrifici a tutti. Il primo partito del centrosinistra, se vuole essere interprete della società nel suo complesso, deve raccogliere e fare propria senza reticenze questa sfida di sobrietà e moralizzazione. Dobbiamo ritrovare l’orgoglio della politica come missione civile, non come professione redditizia. I provvedimenti su cui è possibile impegnarsi da subito sono, oltre alla riduzione del numero dei parlamentari e all’abolizione dei vitalizi, anche l’adeguamento delle indennità ai parametri europei, i rimborsi delle spese documentate e non a forfait, e soprattutto la trasparenza sui compensi per gli assistenti, che dovrebbero essere erogati direttamente ai beneficiari regolarmente assunti e non ai parlamentari. L’annuncio fatto in direzione nazionale dal segretario Bersani di un impegno del nostro partito su questo fronte è quanto mai opportuno specie se sarà seguito, come annunciato, da un ordine del giorno al bilancio interno di Montecitorio che avrà come obiettivo la cancellazione dei cosidetti “vitalizi”, ovvero le pensioni di cui godono i parlamentari.

2011
17
Jun

L’onda lunga del tracollo greco

Sotto l’onda lunga del tracollo economico greco anche il resto dell’Europa sembra annaspare con sempre più difficoltà. I tassi sui titoli di stato ellenici sono schizzati al 18% mentre l’irrequietezza tocca anche le due altre economie per ora più colpite dalla crisi, quelle irlandese e portoghese. La novità è che, secondo la Banca Europea, queste tensioni stanno ora raggiungendo il cosiddetto “terzo anello”, cioè i paesi non ancora colpiti da attacchi speculativi ma che, per ragioni diverse, sono considerati “a rischio”. In Spagna, Belgio ed Italia il differenziale tra tassi d’interesse tedeschi e quelli dei paesi a rischio si sta ampliando, segnalando in maniera chiara che il mercato teme che la crisi non si fermi ad Atene e che il tanto paventato effetto domino arrivi a colpire il cuore dell’Europa.
Per evitare che questa situazione di tensione degeneri in panico, la Banca Centrale chiede interventi decisi per tranquillizzare le piazze finanziarie, ed in particolare, nel caso del nostro paese la BCE pretende certezza su quali siano le misure che il governo intende adottare per ridurre il deficit fino al 2014. Fatti, non parole, che sono invece la specialità del nostro esecutivo. A Roma è tutto un alzarsi di voci in libertà: da una parte, dopo dieci anni di governo quasi ininterrotto si ritira fuori la riforma fiscale sempre annunciata e mai fatta; dall’altra Tremonti resiste alle pressioni di Berlusconi e della Lega in nome del rigore dei conti. In mezzo il paese che pian piano rotola sempre più in basso, vittima di veti incrociati, di lobby affaristiche poco chiare quando non proprio criminali, di grandi interessi che sfruttano la loro rendita di posizione.
L’Italia sembra trovarsi con le spalle al muro, stretta tra la crisi economica, il peso del debito pubblico e la necessità di rilanciare l’economia. Per Tremonti risorse per fare la riforma fiscale non ci sono, ed è escluso che si possa farla in deficit, mentre l’Europa insiste che vengano trovati proventi addizionali per ridurre il deficit ed in prospettiva il debito. Il messaggio che ci viene lanciato è che l’Italia non possa permettersi politiche di rilancio economico e che le uniche “riforme” possibili siano i tagli alla spesa pubblica. Questo però vorrebbe dire affossare definitivamente l’economia reale, aggravando il circolo vizioso debito-tagli-stagnazione-debito. Il paese, dopo un ventennio di politiche restrittive ha bisogno urgentemente di rilanciare la crescita, anche se certo i conti pubblici vanno tenuti d’occhio per evitare che la grande speculazione travolga l’economia italiana.
Si tratta di rilanciare gli investimenti puntando non sulla precarietà dei lavoratori e su salari minori, ma su incentivi fiscali che mirino ad aumentare l’occupazione e il reinvestimento dei profitti. Allo stesso tempo bisogna incrementare i consumi, favorendo soprattutto quelli medio bassi. I soldi ci sono, si tratta di trovarli. In un paese in cui negli ultimi trent’anni il reddito da lavoro e quello da capitale si sono mossi in direzioni opposte, impoverendo larghi strati della popolazione mentre le rendite dei pochi aumentavano, il tesoretto che serve per rilanciare l’economia e cominciare a mettere in ordine i conti pubblici va trovato nelle tasche di chi più ha preso, spesso in maniera per altro poco lecita. Certo la lotta all’evasione fiscale va ulteriormente rinforzata, ma non può bastare, almeno nel periodo iniziale. Bisogna colpire le rendite finanziarie, tassate ad un livello ridicolo, ed i patrimoni più consistenti. In Italia parlare di tali politiche sembra una bestemmia, ma si tratta di scelte quanto mai ovvie, che si basano non solo su una logica di equità ed eguaglianza (valori che la politica dovrebbe ricominciare a far propri) ma anche e soprattutto su una ferrea razionalità economica. Tassare i patrimoni improduttivi per rilanciare gli investimenti produttivi, ridurre il reddito disponibile di chi non lo consuma a favore invece di chi non ha risparmi sono misure dai sicuri benefici. Certo, sono misure anche impopolari in diversi settori della popolazione (ma non lo dovrebbero essere, ad esempio, tra gli imprenditori interessati a rilanciare la loro fabbrica e non allo sperpero nel lusso), ma d’altronde la politica è fatta di scelte. Mentre i governi berlusconiani hanno sempre fatto scelte di campo chiare – in favore dell’evasione, della rendita, degli interessi privati, sempre contro la scuola pubblica, l’università, il lavoro salariato – i passati governi di centro-sinistra hanno privilegiato un approccio che cercava di accontentare tutti, finendo con lo scontentare sia il tradizionale elettorato di sinistra che non vedeva la situazione cambiare in maniera decisa, sia quello di destra, comunque meglio protetto da Berlusconi&company. Ora, con la crisi alle porte, ed il rischio del definitivo tracollo economico, è giunta l’ora delle scelte. Radicali.

2011
14
Jun

LA VITTORIA DEGLI ITALIANI

 

Il responso delle urne sui referendum è una grande vittoria del buonsenso degli italiani contro l’arroganza del Governo Berlusconi.
In linea generale, l’afflusso al voto è un segnale che il corpo vivo del Paese manda alla politica, la quale ora ha il compito di farne tesoro: quando sono in gioco temi sensibili i cittadini si muovono e nemmeno un’orchestrata campagna di disinformazione riesce a distoglierli dal far pesare la loro opinione. E andando a votare i cittadini hanno anche decretato una sonora bocciatura della politica del Governo Berlusconi, di cui la materia referendaria era ampiamente rappresentativa.
Berlusconi e Bossi, con i loro inviti a non andare alle urne, hanno gettato loro stessi sul piatto della bilancia e hanno dimostrato di non pesare a sufficienza neanche per orientare il loro elettorato
.

 

2011
06
Jun

LA CRISI DELL’EGOISMO

Oggi è il giorno del chiarimento. Berlusconi e la Lega decideranno: 1) se continuare insieme per restare al governo; 2) per quanto tempo ancora; 3) chi sarà il prossimo candidato premier; 4) se andare a votare nel 2013 o anticipare le urne al 2012.

En passant discuteranno altre questioncine, come offrire o no il rientro in maggioranza a Casini e, soprattutto, come poter articolare la manovra da 40 miliardi di euro in 3 anni senza perdere consensi elettorali e se e quando spostare alcuni ministeri al Nord, perché Bossi possa annunciarlo all’adunata di Pontida del 19 giugno. L`appuntamento è fissato ad Arcore per mezzogiorno. La delegazione leghista sarà arricchita da Maroni, da Calderoli e dal «Trota». Della formazione berlusconiana faranno parte Tremonti, forse Bonaiuti, di sicuro la new entry Angelino Alfano.

Oggi insomma Bossi e Berlusconi decidono come e se sopravvivere al governo. Quanto ai problemi degli italiani, ne parleranno solo per capire come possono evitare di perdere consensi.

Per distrarre l’opinione pubblica dalle manovre di sopravvivenza è stata intanto inventata la nomina di Algelino Alfano a segretario politico del Pdl (carica che nello statuto nemmeno esiste). Nel Pd il segretario politico è stato eletto nel 2009 attraverso le primarie, alle quali hanno partecipato oltre 3 milioni di persone. Nel Pdl invece si usa così: Berlusconi unge, e il prediletto per magia diventa eletto da tutti (anche per i grandi giornali italiani).

2011
01
Jun

NUCLEARE

E’ definitivo: la Germania uscirà dal nucleare nel 2022. L’Italia invece deve nuovamente ricorrere al referendum per difendersi da un Governo che, contro un precedente pronunciamento popolare, vuole imporre il ritorno al nucleare. Sembra incredibile, ma neppure di fronte al disastro della centrale di Fukushima le teste d’uovo che siedono dentro e intorno al Governo sono riuscite a capire che stanno facendo un errore storico. Hanno deciso di andare in netta controtendenza con l’Europa, e per farlo si sono resi disponibili all’inganno. Non altrimenti si può definire il tentativo di disinnescare il referendum del 12 giugno.
Non è questione di essere pregiudizialmente antiberlusconiani, come ci ripetono, è questione di contenuti, di quelle famose proposte concrete su cui è giusto confrontarsi e dividersi. Ebbene, sul nucleare siamo divisi. Pensiamo che l’Italia debba sì recuperare molto tempo, ma quello perduto sulla strada delle energie rinnovabili. Pensiamo che si debba fare un piano a lungo termine in cui le rinnovabili siano sempre meno costose e sempre più abbondanti, e diventino una alternativa reale al nucleare e ai fossili. Per un motivo o per l’altro, in Germania il Governo di Angela Merkel sta affrontando questo percorso, e stiamo parlando del Paese che è stabilmente la prima economia d’Europa. Possibile che noi siamo i furbi e loro quelli che non capiscono niente?

 

2011
31
May

VITTORIA NETTA DEL CENTROSINISTRA. IL PD E’ STATO IL PILASTRO SU CUI HA POGGIATO QUESTA VITTORIA.

Ecco alcuni dati complessivi delle elezioni amministrative sui quali riflettere per capire che

cosa è accaduto.

Al centrosinistra vanno 66 città sopra i 15 mila abitanti.

Nel 2006, il punto più alto toccato fino a ieri, furono 55.

Tra sindaci di città capoluogo e presidenti di provincia il centrosinistra ne conquista 29:

Di questi 29, 24 erano candidati diretti del Pd.

Secondo turno città capoluogo

vince il centrosinistra 9 a 3

Città capoluogo vinte in ballottaggio con candidati di centrosinistra 9:

Novara, Milano, Grosseto, Cagliari, Trieste, Pordenone, Rimini, Napoli, Crotone.

Città capoluogo vinte dal centrodestra 3: Varese, Cosenza, Rovigo.

Secondo turno province

vince il centrosinistra 4 a 2

Province vinte in ballottaggio con candidati centrosinistra 4:

Pavia, Mantova, Trieste, Macerata.

Province vinte dal centrodestra 2: Vercelli, Reggio Calabria.

Primo turno province

vince il centrosinistra 3 a 2

Province vinte dal centrosinistra: Lucca, Gorizia, Ravenna.

Province vinte dal centrodestra: Campobasso e Treviso.

Primo turno città capoluogo

vince il centrosinistra 13 a 5

Città capoluogo vinte dal centrosinistra: Torino, Bologna, Olbia, Carbonia, Ravenna, Siena, Arezzo, Barletta, Benevento, Salerno.

Città capoluogo vinte dal centrodestra Latina, Caserta, Catanzaro, Iglesias e Reggio Calabria, Fermo, Savona, Villacidro,

Città capoluogo amministrate prima e dopo

Centrosinistra da 20  a 22

Centrodestra da 9 a 8

Lista civica da  1 a 0

Capoluoghi conquistati: Milano, Trieste, Novara, Fermo, Cagliari, Olbia, Villacidro.

Capoluoghi persi: Catanzaro, Cosenza, Caserta, Iglesias, Rovigo.

Le Province restano 7 a 4 a favore del centrosinistra.

Il centrosinistra conquista Macerata e Pavia.

Il centrodestra vince Reggio Calabria e Campobasso.

Abitanti amministrati nelle città capoluogo dal centrosinistra si passa da 3.353.219  a 5.039.457

dal centrodestra  da 2.182.184 a 690.678

Insomma, su 5.700.000 abitanti circa, prima noi ne amministravamo 3,5 milioni e loro 2,2.

Ora il centrosinistra passa a poco più di 5 milioni e il centrodestra a poco meno di 700 mila.