2011
05
Sep

Il Governo delle bugie spinge l’Italia nel caos, anche noi in piazza con la Cgil

Il rapido dietrofront sulle pensioni è solo l’ultima conferma del fatto che il Governo annaspa nel caos. Ormai le proposte da inserire in manovra reggono 24 ore, poi di fronte ai ricatti della Lega o alle proteste di categoria la maggioranza batte in ritirata e studia qualcos’altro. Senza alcuna visione d’insieme, senza strategia.

Eppure la gravità del momento dovrebbe essere chiara. Dobbiamo varare una manovra da 45 miliardi: ce lo impone l’Europa ed è per questo che i mercati ci hanno concesso una tregua. Ma ad oggi nessuno sa cosa ci sarà dentro questa manovra. Un giorno il prelievo di solidarietà sui ceti più abbienti, quello dopo la stretta sulle pensioni, quello dopo ancora una generica lotta all’evasione. Nel frattempo si sfoglia la margherita sull’aumento dell’Iva e si sbandiera un taglio ai costi della politica che è tutto di facciata.

Siamo alla dodicesima manovra in tre anni, la terza nell’ultimo mese e mezzo, e ancora non c’è certezza alcuna. Ciò che è certo anche stavolta è che a pagare saranno i soliti noti: chi ha sempre rispettato la legge e pagato le tasse, i dipendenti pubblici, gli Enti locali, stavolta anche le cooperative. Cambiano le misure ma l’impostazione è sempre la stessa: attacco al mondo del lavoro e all’unità dei suoi rappresentanti (l’art. 8 prefigura una inaccettabile intromissione nell’autonomia delle parti sociali e nega il contenuto dell’accordo unitario dello scorso 28 giugno), svuotamento del sistema delle autonomie locali, ormai denunciato a gran voce in modo bipartisan da Sindaci, Presidenti di Province e di Regioni, e una certa compiacenza verso atteggiamenti illegali: si annuncia il carcere per gli evasori ma intanto si prepara l’ennesimo condono.

Bene ha fatto Bersani a chiedere ancora una volta le dimissioni del Governo, perché è ormai evidente a tutti che non sono loro che possono tirarci fuori dalla crisi. Sono il problema, non la soluzione. La  credibilità del nostro Paese è azzerata.

Che giudizio daranno l’Europa e i mercati della manovra è un mistero, ma è possibile che ce ne voglia un’altra nei prossimi mesi. E nemmeno allora ci sarà nulla per il lavoro e la crescita. Più facile che ci siano altre bugie.

Di fronte a tanto sfacelo, la Cgil ha deciso di scioperare, martedì 6 settembre. Ci saremo anche noi, in piazza, a Pisa come nel resto d’Italia. Siccome crediamo che l’autonomia sindacale sia un valore, mettere il cappello sullo sciopero non ci interessa. Ci preme che in questo Paese ci sia più attenzione al lavoro, più crescita e più equità. Bersani lo ha detto chiaramente, sarebbe bastato ascoltarlo invece che urlargli sopra: a noi la manovra non piace, saremo in tutti i luoghi dove si protesta contro di essa e si fanno proposte alternative. Lavoreremo perché le prossime mobilitazioni siano il più unitarie possibili: perchè abbiamo in mente un’altra idea di Paese, più coeso e più giusto.

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