2011
12
Jul

ESPRESSO NUCLEARE

Per dodici volte all’anno, lungo le ferrovie del Piemonte, viaggiano i treni carichi di scorie nucleari dirette a Le Hague, in Francia. Portano i materiali derivati dallo smantellamento della centrale di Trino Vercellese. Viaggiano col buio e la popolazione, in genere, non viene avvertita. La cosa ha suscitato la protesta degli ambientalisti e dei ferrovieri francesi che ritengono questi viaggi pericolosi.

Ci vorranno almeno tre lustri prima che l’operazione di smontaggio della centrale di Trino Vercellese iniziata un quarto di secolo fa, venga completata. Al lavoro una squadra di esperti: gli stessi che l’hanno costruita. Dentro ci sono ancora 47 barre di carburante irraggiato.

Dentro, cinquanta persone continuano a lavorare in un’atmosfera vagamente surreale, nell’attesa che dopo anni e anni di ordini e contrordini qualcuno dica loro, definitivamente, che cosa fare. La strada è tracciata: occorre far partire per Le Hague, in Normandia, le ultime barre, circa un quarto del totale che serviva a far funzionare la centrale, poi smontare il reattore, ormai “freddo” e privo di radioattività, dopo averlo sommerso d’acqua. Per farlo, servono grandi robot manovrati dall’esterno, macchine che nessuno ha mai progettato perché negli anni Cinquanta e Sessanta, quando sono nate queste centrali, nessuno ci aveva pensato e la “soluzione finale” che si immaginava dopo il loro pensionamento era una tomba di cemento armato.
Il reattore pesa 250 tonnellate, soltanto smontarlo costerà 50 milioni di euro.

Poi le scorie ridotte al 5% delle dimensioni attuali, ci verranno restituite dalla Francia tra 20 anni e dovranno tornare ai siti originari, se nel frattempo non verrà allestito un deposito nazionale.

FORTUNATAMENTE ABBIAMO DETTO NO AL NUCLEARE ALTRIMENTI QUESTI PROBLEMI SAREBBERO AUMENTATI IN PROPORZIONE ALLE CENTRALI COSTRUITE

 

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