Archive for August, 2011

L’Italia di domani.

Friday, August 26th, 2011

La Manovra di Ferragosto è inadeguata, fortemente iniqua sul piano sociale e poco credibile rispetto alla sfida che il Paese ha di fronte: il riavvio dello sviluppo, la promozione del lavoro, l’abbattimento del debito pubblico. Per una corretta valutazione economica e politica, il Decreto del governo va collocato nella scia delle manovre precedenti, in particolare della manovra di metà luglio scorso e della manovra dell’autunno 2010. Solo così si può cogliere la portata insostenibile degli interventi sulle famiglie a reddito basso e medio (i pesanti tagli ai servizi forniti da Regioni, Province e Comuni e gli aumenti di tasse e tariffe locali; i ticket sanitari; la de-indicizzazione delle pensioni sopra i 1000 euro; l’azzeramento delle risorse per le politiche sociali; l’aumento delle accise sui carburanti; l’impoverimento della scuola pubblica e dell’università, ecc).

L’insieme degli interventi definiti dalla manovra di metà luglio e dall’intervento aggiuntivo del 12 Agosto viene stimato in 2,1 miliardi di euro per il 2011, 24 miliardi di euro per il 2012, 50 miliardi di euro per il 2013 e 55,4 miliardi di euro per il 2014.

L’impatto annuo previsto a partire dal 2013 è nettamente superiore a quanto necessario a raggiungere i pareggio di bilancio (40 miliardi di euro nel 2014), almeno secondo l’ultimo documento ufficiale di finanza pubblica (DEF). La differenza equivale a circa un punto percentuale di Pil. Il Governo deve dunque spiegarne la ragione e presentare al Parlamento l’aggiornamento del DEF, del quadro macroeconomico e degli obiettivi di indebitamento.

Nonostante la necessità di rafforzare la credibilità degli interventi di metà luglio, ampia parte della correzione dei conti pubblici rimane affidata ad una delega assistenziale e fiscale vaga e molto preoccupante. Sono vaghi i principi di intervento sull’assistenza. Preoccupante è la clausola di salvaguardia finanziaria, poiché scarica sulle detrazioni Irpef e sugli aumenti di Iva ed accise i mancati effetti degli interventi assistenziali. Considerato che l’intera spesa per assistenza è circa 16 miliardi all’anno e che la delega dovrebbe dare, nel 2013, 16 miliardi e 20 “a regime” dal 2014, vuol dire che, se scattasse questa clausola, pagherebbero ancora una volta i lavoratori ed i pensionati a reddito più basso e medio.

L’atteggiamento del Governo sul tema delle pensioni resta in questo contesto ondivago e improntato all’irresponsabilità. Se il tema delle pensioni è collocato nell’ambito di una complessiva riforma del welfare finalizzata a migliorare le condizioni delle nuove generazioni, il Pd è pronto a discutere con le proprie proposte.

Siamo contrari invece a interventi sulle pensioni finalizzati solo a coprire esigenze occasionali di spesa non legate al welfare.

L’intervento sugli enti territoriali è insufficiente e confuso sul piano del riordino istituzionale, ma fortemente incisivo sul livello dei servizi. Il “contributo di solidarietà”, poiché imposto con l’innalzamento delle aliquote Irpef sopra i 90.000 euro colpisce quasi esclusivamente i redditi da lavoro dipendente e le pensioni da lavoro dipendente. In sostanza, si inasprisce la pressione fiscale su chi già paga.

L’atteggiamento punitivo nei confronti dei dipendenti pubblici, attraverso il rinvio del pagamento del Tfr e il rinvio sine die delle tredicesime, non porta efficienza, ma solo un temporaneo effetto di cassa. La soppressione delle festività civili implica, oltre all’impatto sulla cultura nazionale, un effetto depressivo sui consumi, senza miglioramenti significativi sulla produttività. Gli interventi sulle relazioni industriali e sui rapporti di lavoro sono una intromissione nell’autonomia delle parti sociali. Infine, ancora una volta, si utilizza il Fas, il fondo per le aree sottoutilizzate, per fare cassa, ad ulteriore indebolimento delle prospettive del Mezzogiorno.

Il Partito Democratico intende correggere alla radice le iniquità della manovra ed introdurre interventi per lo sviluppo sostenibile. Come è sempre più chiaro, è la battaglia per la crescita e l’occupazione, in particolare giovanile e femminile, la vera sfida da vincere nel rispetto degli ineludibili vincoli di finanza pubblica. E’ una sfida che riguarda l’Italia e l’Europa.

Più Europa per affrontare la crisi. Soltanto un governo politico dell’area euro per lo sviluppo sostenibile e la gestione comune dei debiti sovrani, secondo le proposte elaborate dai partiti progressisti europei (Agenzia Europea per il Debito, Eurobonds per gli investimenti produttivi, tassa sulle transazioni finanziarie speculative, ecc) e secondo progetti sistemici come quello illustrato da Prodi e Quadrio Curzio su Il Sole 24 Ore del 23 agosto, può dare senso alle politiche di austerità.

Le principali proposte alternative del Pd alla manovra del governo per ottenere equità e sviluppo sostenibile:

 

1. Istituzioni più snelle e taglio ai costi della politica.

Interventi per riorganizzare e ristrutturare l’assetto istituzionale centrale e territoriale e le pubbliche amministrazioni. In particolare: dimezzamento del numero dei parlamentari; interventi sistematici e coordinati su Regioni, Province, Comuni per lo snellimento degli organi di rappresentanza e di governo, per l’obbligo della gestione associata di tutte le funzioni nei comuni con meno di 5000 abitanti (e profonda revisione dell’articolo 16 del Decreto che limita la rappresentanza democratica e non produce reali risparmi di spesa), il dimezzamento delle Province o, in alternativa, la loro trasformazione in enti di secondo livello; accorpamento degli uffici periferici dello Stato, radicale riduzione delle società partecipate da Regioni, Province e Comuni ed eliminazione degli organi societari per le società “in house” (oltre 50 mila incarichi),riorganizzazione di enti, agenzie ed organismi, intermedi e strumentali (consorzi di bonifica, bacini imbriferi montani) nel quadro del riordino delle competenze degli enti locali, centrale unica per gli acquisti di beni e servizi per ogni articolazione delle pubbliche amministrazioni; riavvio della spending review, per realizzare, per ciascuna amministrazione, veri e propri piani industriali, introdurre best practices e costi standard; revisione delle norme sugli appalti, in particolare per una drastica riduzione del numero delle stazioni appaltanti.

 

2. Dismissioni immobili e frequenze.

Un piano quinquennale di dismissione e valorizzazione di immobili demaniali in partenariato con gli enti locali per almeno 25 miliardi di euro e l’introduzione di un’asta competitiva per le frequenze televisive.

 

3. Liberalizzazioni.

Un pacchetto di interventi per rafforzare e dare operatività immediata alle misure di liberalizzazione dei servizi professionali, della distribuzione dei farmaci, della filiera petrolifera, del RC auto, dei servizi bancari, delle reti energetiche, dei servizi pubblici locali. Interventi possibili senza rovinare l’art 41 della Costituzione.

 

4. Politiche industriali per lo sviluppo sostenibile, il lavoro, il Mezzogiorno.

Tra l’altro: la stabilizzazione dell’agevolazione fiscale del 55% per l’efficienza energetica (in scadenza al 32/12/2011); progetti per l’innovazione tecnologica italiana e la ricerca, con attenzione prioritaria alle straordinarie risorse potenziali, a partire dalle donne, del Mezzogiorno; il finanziamento pluriennale del contratto di apprendistato recentemente riformato; revisione dell’intervento sull’Istituto per il Commercio Estero; revisione per la semplificazione e l’adattamento alle diverse dimensioni aziendali del Sistri

 

 

5. Una politica vera contro l’evasione fiscale.

Un pacchetto di misure efficaci contro l’evasione fiscale, per raccogliere risorse da utilizzare in via prioritaria: per la riduzione dei contributi sociali sui contratti a tempo indeterminato al fine di eliminare i vantaggi di costo dei contratti precari; alla riduzione dell’Irpef, in via prioritaria sulle mamme lavoratrici; alla graduale eliminazione del costo del lavoro a tempo indeterminato dalla base imponibile dell’Irap. Tra le altre misure il Pd propone: la tracciabilità, a fini antiriciclaggio,dei pagamenti superiori a 1.000 euro e, a fini anti-evasione, dei pagamenti superiori a 300 euro; la comunicazione da parte delle imprese dell’elenco clienti-fornitori; la parziale o totale deducibilità delle spese per la manutenzione della casa di abitazione.

 

6. L’imposta ordinaria sui grandi valori immobiliari.

L’introduzione di una imposta erariale ordinaria sui grandi valori immobiliari, basata su criteri fortemente progressivi.

 

7. Il contributo di solidarietà dai capitali scudati.

Un’imposta patrimoniale una tantum del 15% sull’ammontare dei capitali esportati illegalmente e condonati attraverso lo scudo fiscale del 2003 e del 2009 e, a titolo di saldo del debito fiscale, del 30% sui patrimoni “non scudati” detenuti nei paradisi fiscali, in modo da avvicinare l’intervento italiano alle medie delle analoghe misure prese nei principali paesi industrializzati e di reperire risorse da dedicare agli interventi per lo sviluppo sostenibile. Parte delle risorse così raccolte vanno utilizzate per finanziare il pagamento di una parte dei debiti delle Pubbliche Amministrazioni nei confronti delle piccole e medie imprese e per alleggerire il patto di stabilità interno, così da consentire immediati investimenti ai Comuni. Inoltre, si propone la rinegoziazione dei trattati bilaterali con i “paradisi fiscali” transitati dalla black alla white list dell’Ocse (in particolare Svizzera).

 

8. L’autonomia delle parti sociali.

Il Decreto del governo viola il principio da tutti riconosciuto della non intrusività delle norme di legge nei rapporti tra le parti sociali. Di conseguenza, va soppresso l’articolo 8 o, in alternativa, va cambiato in modo da recepire i punti fondamentali dell’accordo raggiunto dalle parti sociali il 28 giugno scorso.

 

9. Contro il falso in bilancio, l’autoriciclaggio e il caporalato.

La revisione delle norme sulle“false comunicazioni sociali” affinché il “falso in bilancio” torni ad essere reato punito severamente e vengano eliminate le clausole di non punibilità; revisione della normativa sull’autoriciclaggio ed irrobustimento delle norme contro il “caporalato”.

 

10. Giustizia.  

Interventi per l’efficienza della Giustizia, a cominciare dalla revisione delle circoscrizioni giudiziarie (razionalizzazione, gestione migliore del personale, più efficienza), dall’istituzione dell’ufficio per il processo (unità operativa in grado di svolgere tutti i compiti) e dalla semplificazione ed unificazione dei riti nella giustizia civile.

IL LUPO PERDE IL PELO MA NON IL VIZIO

Thursday, August 18th, 2011

Avete sentito al telegiornale che per i parlamentari più ricchi il «contributo di solidarietà» sarà raddoppiato. Non il 10 ma il 20 per cento. Allora fate due conti, e vi accorgete che Berlusconi (ultimo reddito conosciuto 40 milioni 897 mila euro) verserà una bella sommetta: 8 milioni 149 mila euro. Poi andate a leggere il decreto, e scoprite che il raddoppio vale solo per l’indennità parlamentare: sui rimanenti 40 milioni e rotti pagherà il 10 per cento, come tutti gli altri. Scendiamo a 4 milioni 74 mila euro. Continuate a leggere, e trovate il comma 1: il contribuente, invece di pagare il contributo di solidarietà, può «optare» per un aumento dell’aliquota del 5 per cento. Voi che dite, Berlusconi opta o non opta? Certo che opta. E zac!, la cifra si dimezza: 2 milioni e 36 mila euro.

Credevate che, scrivendo il decreto, si fosse raddoppiato la supertassa, e invece se l’era dimezzata.

Ci siamo cascati un’altra volta.

OPPOSIZIONE

Wednesday, August 10th, 2011

 

Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, in una lettera al Corriere della Sera, punta il dito contro le “resistenze caparbie” delle opposizioni per giustificare le mancate riforme del Governo utili a risanare la finanza pubblica ed a ottenere l’obiettivo del pareggio di bilancio.
Se il ministro Sacconi accusa l’opposizione di opporre una resistenza caparbia vuol dire che abbiamo lavorato bene.
E’ incredibile che chi ha governato per anni con una maggioranza blindata rifiutandosi di affrontare per tempo e seriamente la crisi, ora pensi di poter gettare addosso all’opposizione la responsabilità di non voler condividere misure inique. Il Pd ha fatto la sua parte: ha elaborato da tempo una politica economica alternativa per lo sviluppo sostenibile, il lavoro e il taglio del debito, l’ha messa a disposizione del Governo e richiamata in risoluzioni parlamentari.
L’unica resistenza caparbia davvero grave è stata quella del Governo, che per aprire il tavolo con le parti sociali ha aspettato che glielo chiedessero ad alta voce.

 

L’ANCORA

Thursday, August 4th, 2011

 

Ieri con una nota il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha annunciato che seguirà “attentamente” il confronto delle forze politiche con le parti sociali “partendo dalla preoccupazione per gli andamenti dei mercati finanziari e dell’economia”. Il presidente Napolitano una volta in più si dimostra l’ancora più solida che impedisce al nostro Paese di andare alla deriva.
Troppi esponenti della classe politica, anche con ruoli di Governo, sembrano non rendersi conto che l’Italia balla sull’orlo dell’abisso e, invece di impegnarsi per la salvezza comune, proseguono nei loro giochi di palazzo e si impegnano a salvare i loro destini personali. Mentre dai mercati stanno venendo i segnali più foschi per la stabilità della nostra economia c’è chi si permette il lusso di sprecare tempo ed energie: chi a spostare ministeri, chi a far la guerra alla magistratura, chi a tener chiuso il Parlamento per un mese e mezzo.
In questo panorama desolante le parole di preoccupazione del presidente Napolitano sono preziose e dovrebbero essere ascoltare prima che sia troppo tardi, perché l’impressione è che non ci sarà ancora molto tempo per tanti altri appelli prima che il panico cominci a serpeggiare.

BASTA FANGO

Wednesday, August 3rd, 2011

Non abbiamo dubbi,  noi  abbiamo fiducia nella giustizia, chi ha responsabilità politiche è uguale ad un qualsiasi altro cittadino ma è altrettanto chiaro che Penati – a differenza degli indagati nelle file del PDL tra i quali oltre al premier spiccano personaggi del calibro di Milanese e Caliendo – ha dimostrato senso di responsabilità dimettendosi dalle cariche politiche e autosospendendosi dagli incarichi di partito.

Vorremmo anche ricordare che il bilancio del nostro partito (caso unico in Italia) è sottoposto alla certificazione di una società indipendente e come ha affermato il nostro segretario, il PD non ha nulla a che vedere con le vicende di cui si sta interessando la Procura di Monza.

E’ facile fare di tutta l’erba un fascio, è facile tentare di scaricare le colpe del disastro italiano sull’intera classe politica e non sulle forze di Governo.

In un grande partito con migliaia di amministratori e di quadri ci possono essere degli episodi, ma l’atteggiamento del partito è stato chiaro.

Un atteggiamento esattamente opposto alla destra.