Archive for June, 2010

Bloccato il teleriscaldamento Montecastelli vuole l’acqua calda

Tuesday, June 29th, 2010

MONTECASTELLI.  Ridateci l’acqua calda sanitaria nei mesi estivi. Con quasi cento firme gli abitanti di Montecastelli Pisano chiedono al sindaco Alberto Ferrini di riaccendere l’impianto di teleriscaldamento. E, a colpi di nomi e cognomi, elencano i numerosi disagi che dal primo giugno ad oggi tanti stanno vivendo. «Io ho un bambino piccolo e uno in arrivo – dice Romina Taccone – e ci siamo visti costretti a tenere acceso lo scaldabagno per avere l’acqua calda. Da un punto di vista di sostenibilità e di spesa non va bene».  I cittadini contestano, per prima cosa, la modalità adottata dal Comune. «Avrebbero dovuto fare un’assemblea per comunicarci la decisione di spegnere l’impianto e invece niente, dal primo giugno ci siamo ritrovati senza l’acqua calda». I residenti si chiedono per quale ragione «visto che l’impianto è stato costruito prevedendo proprio la produzione di acqua calda sanitaria anche nei mesi estivi, non lo si può sfruttare al massimo delle proprie potenzialità». E rincarano la dose: «Perché non si e’ preso in considerazione il fatto che alle famiglie e’ stato chiesto a suo tempo un esborso di ben 3000/3500 euro per l’installazione in casa propria di centraline atte sia al riscaldamento domestico che alla produzione di acqua calda sanitaria, se poi queste vengono rese praticamente inutili da una decisione a dir poco sconsiderata?». Non tutte le famiglie hanno un sistema alternativo per produrre acqua calda. «Come potremo sfruttare al meglio gli impianti sportivi, uno dei pochissimi luoghi di aggregazione e ritrovo che abbiamo in paese, questa estate, se non e’ possibile nemmeno poter fare una doccia calda dopo una partita a tennis o a calcetto?». La sfilza di domande è rivolta al primo cittadino. Non manca un passaggio sul risparmio che il Comune riuscirà a fare con questa manovra: «Vogliamo sapere quali sono i costi reali di gestione dell’impianto nei mesi estivi per la produzione di acqua calda».  L’altro ieri un documento con ben 88 firme è arrivato sulla scrivania di Alberto Ferrini. Atti a parte, la gente aspetta una risposta: «Nell’assemblea popolare che abbiamo fatto non è l’unico problema emerso perché è chiaro che la nuova amministrazione ha completamente abbandonato il nostro paese».

fonte : Il Tirreno cronaca

27 Giugno 1980. La strage di Ustica

Thursday, June 24th, 2010

Questa tragica vicenda inizia dall’aereoporto di Bologna il volo Bologna-Palermo parte alle 20.08. Non ci sono problemi, il DC 9 viaggia regolarmente. Sono a bordo 81 persone, 64 passeggeri adulti, 11 ragazzi tra i dodici e i due anni, due bambini di età inferiore ai 24 mesi e 4 uomini d’equipaggi. Poco prima delle 21 del DC 9 si perdono le tracce radar.

Oggi possiamo dire che solo nel 1999, grazie al lavoro del giudice Priore, abbiamo avuto la verità su quanto accaduto: “l’incidente al DC9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento, il DC9 è stato abbattuto, è stata spezzata la vita a 81 cittadini innocenti con un’azione, che è stata propriamente atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, operazione di polizia internazionale coperta contro il nostro Paese, di cui sono stati violati i confini e i diritti. Nessuno ha dato la minima spiegazione di quanto è avvenuto”. Una verità già nota o già intuibile nell’immediatezza dell’evento. Già nella notte, negli scambi tra gli uomini addetti ai radar si ha qualche sospetto: “il personale di Roma aveva sentito traffico americano in quella zona”.

Definiti l’inizio e la “attuale” conclusione della vicenda, si possono individuare due piani. Quello internazionale ha come protagonisti Italia, Francia, Libia e Usa, che materialmente potevano partecipare all’azione militare. Sullo scenario nazionale si muovono apparati militari, società civile, magistratura, Governo-Parlamento, cioè coloro che avevano possibilità, dovere, diritto di concorrere alla ricerca della verità. Insomma, per usare le parole del Presidente della Repubblica: “intrecci eversivi, nel caso di Ustica forse anche intrighi internazionali, che non possiamo oggi non richiamare, insieme con opacità di comportamenti da parte di corpi dello Stato, a inefficienze di apparati e di interventi deputati all’accertamento della verità”.

Dato per scontato che l’azione d’attacco non sia italiana, i libici sostengono che quell’attacco era rivolto a Gheddafi e hanno sempre, puntato l’indice contri gli americani. Gli stati Uniti si sono mostrati i più collaborativi, tralasciando però di rispondere a interrogativi fondamentali, a cominciare dalle finalità e dalla documentazione della commissione straordinaria insediata all’ambasciata di Roma nella notte stessa dell’incidente. Manca comunque un panorama delle “rilevazioni” del cielo effettuato dall’apparato difensivo militare americano ben presente in Italia. I francesi si sono mostrati molto reffrattari ad ogni collaborazione, arrivando a dire che la loro base di Solenzara, in Corsica non ha visto nulla perchè chiusa dalle 17 (come una comune rivendita alimentare). Se allarghiamo il tavolo internazionale è la Nato che ha dato una positiva collabortazione permettendo almeno una ricostruzione dello scenario complessivo degli aerei in volo attorno al DC9.

Ragionando sullo scenario interno la mattina successiva tutti i giornali riportano notizie della tragedia e si cominciano anche a fare le prime ipotesi sulle cause del disastro, emergono inquietanti interrogativi, ma poi tutto si adagia sulla ipotesi più tranquilizzante: il cedimento strutturale. E qui incontriamo la grande responsabilità dell’Aeronautica Militare, che verrà poi denunciata dallla relazione finale della Commissione Parlamentari Stragi, presieduta dal senatore Gualtieri, di privilegiare la tesi del cedimento strutturale, anche se sin dai giorni immediatamente successivi all’incidente, “aveva a disposizione informazioni che avrebbero potuto indirizzare le indagini in tutt’altra direzione”.

Con questo verdetto “di cedimento strutturale” già pronuciato, si distrae l’attenzione delle Istituzioni e l’azione della magistratura é priva di ogni mordente, si perdono reperti, non si fanno svolgere perizie, non si interrogano i militari in servizio, non si ascoltano registrazioni.

Può bastare per delineare il quadro sommario dello “scenario interno”: un apparato militare che, senza controllo alcuno dell’Esecutivo, condiziona le indagini, avremo poi infinite soppressioni di prove e comportamenti clamorosi contro la verità; un Parlamento che saprà scrivere pagine meritorie senza però ottenere che dalle denuncie conseguissero inziative concrete; Governi completamente distratti o assenti e trincerati dietro la affermazione, corretta in astratto, che la verità doveva venire dalla magistratura, anche se poi, una magistratura non sempre meritoria veniva messa in condizione, dagli apparati stessi, di non funzionare adeguatamente.

Passano così gli anni, della tragedia di Ustica non si parla più; i parenti sono soli con il dolore e con il desiderio di sapere. Qualche giornalista continua a cercare indizi, ma tutte le notizie, anche le più sconvolgenti ipotesi di attacco con missili, sono lasciate cadere nella più assoluta indifferenza.

Questa è la condizione fino alla fine degli anni 80, quando dall’impegno della socieà civile, a cominciare da un appello al Presidente della Repubblica inviato da Francesco Bonifacio, Francesco Ferrarotti, Antonio Giolitti, Pietro Ingrao, Adriano Ossicini, Pietro Scoppola e Stefano Rodotà la vicenda viene di nuovo “considerata”, la magistratura cambierà passo con l’arrivo del giudice Priore e i governi, significativo l’intervento di Prodi e Veltroni sulla Nato, assumeranno precise responsabilità.

Alzando gli occhi dal succedersi negli anni degli eventi è su questi due “scenari” che deve essere indirizzata la nostra riflessione nella consapevolezza che da un lato viene messa in discussione la dignità della nazione nel contesto internazionale e dall’altro il funzionamento sostanziale della democrazia nel nostro Paese.

Manovra , la rivolta delle Regioni, anche Formigoni contro

Tuesday, June 15th, 2010

MILANO – Le Regioni non ci stanno. E bocciano i tagli della manovra ai loro bilanci. «La manovra è stata costruita dal governo senza condivisione nè sulle misure nè sull’entità del taglio, riproponendo una situazione di assenza di coinvolgimento diretto»: è quanto si legge in un documento approvato all’unanimità dalla Conferenza delle Regioni e delle province autonome. I governatori sottolineano anche come «sostanzialmente si riducono i margini della riforma del federalismo fiscale» e questo, scrivono, «è un problema gravissimo».

ERRANI – Le Regioni sono disposte a fare fino in fondo la loro parte ma la manovra economica varata dal governo è «irricevibile e non sostenibile» perchè carica il peso dei tagli sulle Regioni per oltre il 50%. Non è equa e i tagli avranno ricadute pesanti su persone, famiglie e imprese». Il Presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani lo sottolinea durante la conferenza stampa seguita alla riunione del parlamentino dei governatori, che ha varato all’unanimità un documento critico sul provvedimento economico del governo. «La nostra posizione – ha sottolineato Errani – è costituzionale. Non segnata da ragioni di schieramento politico. Non è corporativa. Non sta tutelando le risorse delle Regioni ma spiegando che i tagli avranno ricadute pesanti sul sistema territoriale». «Le Regioni vogliono partecipare e dare il loro contributo alla riduzione dei costi della pubblica amministrazione, all’interno di una manovra che si inquadra in un contesto europeo», ha detto Errani che ha aggiunto: «tuttavia riteniamo irricevibile e non sostenibile la manovra». Le Regioni, ha sottolineato ancora, «hanno ridotto il contributo al debito pubblico del 6%. Lo Stato centrale ha invece incrementato il suo di oltre il 10%». Le Regioni «sono pronte a fare la lotta agli sprechi e ai costi del funzionamento dell’amministrazione. È un dovere anche perchè c’è la crisi. Ma i tagli parlano di altro». A partire dal 2011 verranno tagliati 4,3 miliardi, ha sottolineato Errani, mettendo l’accento sulle «ricadute oggettive che riguardano le competenze fondamentali per i cittadini e le imprese», ma anche per l’applicazione del federalismo fiscale. «Con questa manovra – ha detto – sostanzialmente si riducono i margini per l’applicazione del federalismo fiscale». Mentre la Conferenza delle Regioni chiede «all’unanimità che ci siano tutte le garanzie perchè la legge 42 che introduce il federalismo possa essere applicata dal 2011 in tutte le sue parti».

FORMIGONI – Durissimo anche il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, che, parlando nel corso della conferenza stampa ha spiegato che alle Regioni «vengono tolti i soldi ma non le funzioni: questo contraddice quanto disposto dalla Corte Costituzionale. C’è dunque un rischio di incostituzionalità della manovra, dal momento che la Corte Costituzionale afferma che deve esservi un collegamento diretto tra le funzioni conferite e le risorse necessarie per il loro esercizio». Per Formigoni è necessario «mantenere fermi i capisaldi» della manovra ma occorre «distribuire il carico dei sacrifici in modo proporzionale, come nelle famiglie un buon padre distribuisce il carico dei sacrifici su tutti i figli. Qui invece si carica su un figlio tutto il carico e il padre fa spallucce. Anzi, di più, siamo di fronte ad un padre sciammannato che ha aumentato il debito pubblico». Mentre le Regioni sono «figli virtuosi. Così non è sostenibile né equa e va cambiata», ha aggiunto Formigoni.

Il popolo e la libertà

Wednesday, June 9th, 2010

di EZIO MAURO

Soltanto un potere impaurito poteva decidere di proteggere se stesso con una legge che ostacola la libertà delle inchieste contro la criminalità, riduce la libertà di stampa e limita soprattutto il diritto dei cittadini di essere informati. Tre principi dello Stato moderno e democratico – il dovere di rendere giustizia cercando le prove per perseguire il crimine, il dovere della trasparenza e della circolazione delle informazioni nella sfera pubblica, il diritto di avere accesso alle notizie per capire, controllare e giudicare – vengono messi in crisi, per il timore che i faldoni dell’inchiesta sulla Protezione Civile aprano nuovi vuoti nel governo, dopo le dimissioni del ministro Scajola. È la vera legge della casta che ci governa e ha paura, come ha rivelato ieri Berlusconi, di “toghe e giornalisti”. Per una volta, quello del Premier non è un anatema, ma una confessione: legalità e informazione sono i due incubi della destra berlusconiana, e nel paesaggio spettrale dei telegiornali di regime il governo con questa legge s’incarica infatti di bloccarli entrambi. L’obiettivo è che il Paese non sappia. E soprattutto, che non sapendo rimanga immerso nel senso comune dominante, senza più il pericolo che dall’intreccio tra scandali, inchieste e giornali nasca una pubblica opinione libera, autonoma e addirittura critica.

Questa è la vera posta in gioco: non la privacy, che può e deve essere tutelata se le parti giudiziarie decidono quali intercettazioni distruggere e quali rendere pubbliche, lasciando intatta la libertà d’indagine e quella d’informazione. Ma proprio questi sono i veri bersagli da colpire. Lo rivela lo stesso Berlusconi che ieri, in piena crisi d’incoscienza, si è astenuto sulla legge perché la vorrebbe ancora più dura.La legge, così com’è, non piace a nessuno e fa male a tutti. Va fermata, nell’interesse del sistema democratico, che deve garantire il controllo di legalità, e che deve assicurare trasparenza d’informazione. Non c’è compromesso possibile su questioni di principio, che riguardano i diritti dei cittadini, i doveri dello Stato. La destra impari a fidarsi dei cittadini, a non temere la normale esigenza di giustizia, il bisogno di conoscere e rendersi consapevoli. Oppure smetta di chiamarsi popolo: e soprattutto, della libertà.

Ospedale di Volterra La Regione replica alle polemiche «Vogliamo il bene dei bambini»

Monday, June 7th, 2010

Bambini in ospedale accanto agli anziani? Una leggenda metropolitana secondo il presidente della Regione Enrico Rossi che, a scanso di equivoci, decide di pubblicare su Facebook la piantina del reparto, da cui «si vede chiaramente che la sezione pediatrica non è in medicina ma ha solo l’accesso dal corridoio della medicina». È l’ultimo atto della replica di Rossi alle accuse mosse, sul social network, da un gruppo di genitori prossimi ad organizzarsi in comitato. Sotto accusa le modalità di ricovero dei bambini all’ospedale di Volterra, secondo la denuncia del gruppo, degenti nelle camere di medicina generale a pochi metri di distanza da anziani e malati terminali, «separati solo da un minuscolo corridoio». Anche se c’è chi paventa che, in realtà, sotto l’indignazione, si nasconda una manovra politica per screditare la Regione, tanto che il consigliere regionale della Lega Nord Gian Luca Lazzeri ha in mano un’interrogazione urgente in Consiglio regionale, un’ipotesi ribadita anche in uno dei commenti apparsi su Facebook. Ma andiamo con ordine, il gruppo grida vergogna. «Non è così», ribatte Rossi che già pochi giorni fa era intervenuto nella polemica pubblicando alcune foto del reparto, volte a dimostrare che le camere erano «sì allo stesso piano degli adulti, ma ben separate e in un corridoio a sé stante». Ieri, per maggiore chiarezza è arrivata anche la piantina. E alcune precisazioni. «Innanzitutto a noi sta a cuore la cura dei bambini e delle bambine – dice Rossi – E da qui discendono tutte le scelte organizzative fatte dalla Regione». Poche parole per spiegare un provvedimento mirato ad accogliere le esigenze delle famiglie perché, numeri alla mano, l’ospedale di Volterra non rientra tra quelli che possono garantire una struttura pediatrica di degenza ordinaria. «Nel 2009 i ricoveri sono stati 43 per complessivi 115 giorni di degenza con una media di 2.6 giorni di ricovero per bambino – spiega Rossi – Questo significa che su 365 giorni i letti sono stati inutilizzati per ben 250». Ebbene, secondo le indicazioni del servizio sanitario nazionale sono cifre buone a giustificare la presenza di una struttura pediatrica di primo livello e non di più. Il che equivale ad attività a solo ciclo diurno, per capirsi: diagnostica, ambulatoriale, osservazione breve e supporto al pronto soccorso. Niente altro, almeno stando a quanto previsto sulla carta, se non che la prospettiva a Volterra è stata scongiurata. «Per venire incontro alle esigenze delle famiglie abbiamo deciso di tenere aperta la sezione pediatrica – ribatte Rossi – Non in medicina, ma con accesso dal corridoio della medicina, dove si possono ospitare i casi lievi anche in degenza ordinaria. Si tratta di un apposito spazio, opportunamente arredato, con cucina e medicheria dedicate e sala giochi di prossima apertura». E conclude: «abbiamo fatto tutto ciò che era possibile fare per dare una risposta positiva alle richieste della comunità locale. Coloro che aderiscono ai comitati con proclami allarmistici e che incitano all’indignazione se ne rendono conto?».

di Sonia Renzini

srenzini@unita.it

“Tasse alte, non è immorale evadere” (Berlusconi, 2004, TG1). “Non ho mai sostenuto l’evasione fiscale”! (Berlusconi, 2010, Ballarò). Ci sono 2 Berlusconi!

Friday, June 4th, 2010

A Ballarò Giovanni Floris è stato interrotto durante la trasmissione dalla telefonata di un Silvio Berlusconi furioso: “Da parte mia non c’è mai stato un sostegno all’evasione fiscale”.

Il premier ha telefonato per smentire le parole del vicedirettore de la Repubblica, Massimo Giannini, che citando alcune dichiarazioni fatte da Berlusconi nel 2004 e nel 2008 poneva dei dubbi sulla credibilità dell’esecutivo nel condurre la battaglia contro l’evasione fiscale.

“Francamente certe cose non si riescono a sopportare – ha esordito – Giannini mente spudoratamente, da parte mia non c’è stato mai un sostegno all’evasione fiscale” ha detto il cavaliere. Che poi ha riattaccato senza possibilità di replica.

Peccato che il 17 febbraio 2004 i quotidiani aprivano con le dichiarazioni di Berlusconi che diceva come fosse “giusto evadere le tasse. Un cittadino si sente moralmente autorizzato ad evadere quando il prelievo è troppo elevato” e prometteva la riduzione delle tasse.
Anche il TG1 rilanciava la dichiarazione, fatta in conferenza stampa, mentre stavolta non se ne è accorto proprio!

Addirittura alcuni articoli riconducevano l’uscita di Berlusconi agli sgambetti tra lui e Tremonti, che proprio ieri ha difeso a Ballarò. Sta bene il contrappasso ma non venga a raccontarci che lui è sempre stato una figura esemplare nella lotta all’evasione, tantomeno da premier.
Nel 2004 i giornali titolavano così:
Corriere della Sera – Berlusconi difende l’evasione;
Libero – Il Cavaliere: giusto evadere se le tasse sono troppo alte;
Il Riformista – Se il premier invita a evadere Tremonti
l’Unità – Berlusconi: non pagate le tasse
Il Sole 24 ore – “Tasse alte, comprensibile evadere”

Guardare le dichiarazioni in fila fa un certo effetto: ci sono 2 Berlusconi?
No, quindi ci siamo stancati delle sue bugie.

Ciampi: “La notte del ‘93 con la paura del golpe”

Tuesday, June 1st, 2010

“Non c’è democrazia senza verità. Questo è il tempo della verità. Chi c’è dietro le stragi del ‘92 e ‘93? Chi c’è dietro le bombe contro il mio governo di allora? Il Paese ha il diritto di saperlo, per evitare che quella stagione si ripeta…”. Dopo la denuncia di Piero Grasso, dopo l’appello di Walter Veltroni , ora anche Carlo Azeglio Ciampi chiede al governo e al presidente del Consiglio di rompere il muro del silenzio, di chiarire in Parlamento cosa accadde tra lo Stato e la mafia in uno dei passaggi più oscuri della nostra Repubblica.L’ex presidente, a Santa Severa per un weekend di riposo, è rimasto molto colpito dalle parole del procuratore nazionale antimafia, amplificate dall’ex leader del Pd. E non si sottrae a una riflessione e, prima ancora, a un ricordo di quei terribili giorni di quasi vent’anni fa. “Proprio la scorsa settimana ho parlato a lungo con Veltroni, che è venuto a trovarmi, di quelle angosciose vicende. E ora mi ritrovo al 100 per cento nei contenuti dell’intervista che ha rilasciato a “Repubblica”. Quelle domande inevase, quel bisogno di sapere e di capire, riflettono pienamente i miei pensieri. Tuttora noi non sappiamo nulla di quei tragici attentati. Chi armò la mano degli attentatori? Fu solo la mafia, o dietro Cosa Nostra si mossero anche pezzi deviati dell’apparato statale, anzi dell’anti-Stato annidato dentro e contro lo Stato, come dice Veltroni? E perché, soprattutto, partì questo attacco allo Stato? Tuttora io stesso non so capire… “.Il ricordo di Ciampi è vivissimo. E il presidente emerito, all’epoca dei fatti presidente del Consiglio di un esecutivo di emergenza, che prese in mano un Paese sull’orlo del collasso politico (dopo Tangentopoli) e finanziario (dopo la maxi-svalutazione della lira) non esita ad azzardare l’ipotesi più inquietante: l’Italia, in quel frangente, rischiò il colpo di Stato, anche se è ignoto il profilo di chi ordì quella trama. “Il mio governo fu contrassegnato dalle bombe. Ricordo come fosse adesso quel 27 luglio, avevo appena terminato una giornata durissima che si era conclusa positivamente con lo sblocco della vertenza degli autotrasportatori. Ero tutto contento, e me ne andavo a Santa Severa per qualche ora di riposo. Arrivai a tarda sera, e a mezzanotte mi informarono della bomba a Milano. Chiamai subito Palazzo Chigi, per parlare con Andrea Manzella che era il mio segretario generale. Mentre parlavamo al telefono, udimmo un boato fortissimo, in diretta: era l’esplosione della bomba di San Giorgio al Velabro. Andrea mi disse “Carlo, non capisco cosa sta succedendo…”, ma non fece in tempo a finire, perché cadde la linea. Io richiamai subito, ma non ci fu verso: le comunicazioni erano misteriosamente interrotte. Non esito a dirlo, oggi: ebbi paura che fossimo a un passo da un colpo di Stato. Lo pensai allora, e mi creda, lo penso ancora oggi… “.

Resta da capire per mano di chi. Su questo Ciampi allarga le braccia. “Non so dare risposte. So che allora corsi come un pazzo in macchina, e mi precipitai a Roma. Arrivai a Palazzo Chigi all’una e un quarto di notte, convocai un Consiglio supremo di difesa alle 3, perché ero convinto che lo Stato dovesse dare subito una risposta forte, immediata, visibile. Alle 4 parlai con Scalfaro al Quirinale, e gli dissi “presidente, dobbiamo reagire”. Alle 8 del mattino riunii il Consiglio dei ministri, e subito dopo partii per Milano. Il golpe non ci fu, grazie a dio. Ma certo, su quella notte, sui giorni che la precedettero e la seguirono, resta un velo di mistero che è giunto il momento di squarciare, una volta per tutte”. La certezza che esponeva ieri Veltroni è la stessa che ripete Ciampi: non furono solo stragi di mafia, ed anzi, sulla base delle inchieste si dovrebbe smettere di definirle così. Furono stragi di un “anti-Stato”, ancora tutto da scoprire. E come Veltroni anche Ciampi aggiunge un dubbio: perché a un certo punto, poco dopo la nascita del suo governo, le stragi cominciano? E perché, a un certo punto, dopo gli eccidi di Falcone e Borsellino, le stragi finiscono? Perché la mafia comincia a mettere le bombe? Perché la mafia smette di mettere le bombe?

È lo scenario ipotizzato dal procuratore Grasso: gli attentati servirono forse a preparare il terreno alla nascita di una nuova “entità politica”, che doveva irrompere sulla scena tra le macerie di Mani Pulite. Un “aggregato imprenditoriale e politico” che doveva conservare la situazione esistente. Quell’entità, quell’aggregato, secondo questo scenario, potrebbe essere Forza Italia. Nel momento in cui quel partito si prepara a nascere, e siamo al ‘94, Cosa Nostra interrompe la strategia stragista. E’ uno scenario credibile? Ciampi non si avventura in supposizioni: “Non sta a me parlare di tutto questo. Parlano gli avvenimenti di quel periodo. Parlano i fatti di allora, che sono quelli richiamati da Grasso. Il procuratore antimafia dice la verità, e io condivido pienamente le sue parole”.

Per questo, in nome di quella verità troppo a lungo negata, l’ex capo dello Stato oggi rilancia l’appello: è sacrosanto che chi sa parli. Ed è sacrosanto, come chiede Veltroni, che “Berlusconi e il governo non tacciano”, perché la lotta alla mafia non è questione di parte, “ma è il tema bipartisan per eccellenza”. Si apra dunque una sessione parlamentare, dedicata a far luce su quegli avvenimenti. Perché il clima che si respira oggi, a tratti, sembra pericolosamente rievocare quello del ‘92-’93. Ciampi stesso ne parlerà, in un libro autobiografico scritto insieme ad Arrigo Levi, che uscirà per “il Mulino” tra pochi giorni. “Lì è tutto scritto, ciò che accadde e ciò che penso. Così come lo riportai, ora per ora, sulle mie agende dell’epoca… “. Deve restare memoria, di tutto questo. Ma insieme alla memoria deve venir fuori anche la verità. “Perché senza verità – conclude l’ex presidente della Repubblica – non c’è democrazia”. 

fonte: http://www.repubblica.it/politica/2010/05/29/news/notte-golpe-4418306/