Archive for February, 2010

«Ascoltate la nostra voce»

Sunday, February 28th, 2010

Tanti, diversi e arrabbiati. Alla ricerca di un momento di catarsi, di aggregazione, di comunanza. Il popolo viola che ieri ha manifestato in piazza a Roma sotto lo slogan «Basta! La legge è uguale per tutti» è multicolore: viola, certo, come le bandiere e gli striscioni, ma anche grigio come i capelli dei tanti over sessanta, rosso come i partiti che per molti anni parecchi dei manifestanti hanno votato. Giallo, anche, come il colore che i radicali hanno scelto per la campagna elettorale, come le scritte sulle T-shirt viola e come i caratteri cubitali che in prima fila sotto al palco indirizzano a Berlusconi un chiaro «Dimettiti». Manifestare contro il legittimo impedimento è il minimo comun denominatore ma poi, in piazza, ognuno porta il suo motivo e la sua storia. Tornano, certo, dei fili rossi: la piazza ci tiene a dire che andrà a votare e che «Nessuno qui ce l’ha a priori con i partiti». Aggiunge certa che «l’opposizione al governo, è troppo moscia» e lancia un appello forte alla coalizione di centrosinistra: «Ascoltino le notre idee, la nostra rabbia».

Per il resto in piazza del Popolo ieri pomeriggio a Roma, ognuno dei manifestanti è andato con la sua protesta: ci sono i No Tav e i No Ponte, c’è la milanese col posto di lavoro a rischio e il pensionato arrabbiato per la precarietà dei figli. C’è l’aeroportuale sardo separato che non ce la fa ad arrivare a fine mese e lo studente del liceo classico di Ostia che vorrebbe scegliersi il futuro. Ceto medio, per lo più, in piazza per dire no al legittimo impedimento e per altri mille motivi. Li accomuna la voglia di urlare che c’è qualcosa che non va e l’assenza di un posto in cui farlo. Si accalorano quando dal palco si parla di libera stampa e legalità ma non si esaltano davanti ai lavoratori della Merloni o i precari dell’Ispra.

Le star sono Roberto Saviano, Marco Travaglio e Paolo Flores D’Arcais che fa fischiare tutti nominando Craxi e Cossiga. La folla urla «Basta Basta» dopo il video-appello di Roberto Saviano sulla corruzione mandato in apertura della manifestazione; poi è standing ovation per il regista Mario Monicelli che dice «Via tutta la classe dirigente» e altrettanto calore va all’indirizzo degli universitari che leggono un appello al Presidente della Repubblica: «Non firmi il legittimo impedimento», recita, e in piazza esplode il coro: «Non firmare non firmare». Anche Mario che ha 75 anni e in piazza non c’era mai andato, grida con le vene del collo gonfie. Lui non balla, però, invece i più giovani sotto al palco vanno a ritmo di ska, poi passa anche Gaber, prima dell’inizio degli interventi dal palco. Ci sono un finto telecineoperatore con finta telecamera con su scritto «Rai Mediaset amiamo Berlusconi» e dei manifestanti milanesi mascherati da galeotti: numero di matricola lo stesso della tessera P2 del Presidente del Consiglio, sulla schiena sfottò indirizzati al Premier tipo «Guarda sono anche abbronzato». Sotto il palco c’è un ragazzo coperto da un cartello con su scritto: «No B Man» e un po’ ovunque cartelli con su scritto «Democrazia a rischio», «Minzolini vergogna», «Più che viola cianotici». «Mi spiegate perché Berlusconi può andare a presentare il libro di Bruno Vespa e non può andare al processo?» chiede una manifestante sotto la parrucca di ricci viola. E poi ancora uno degli slogan ricorrenti: «Italiani Svegliatevi», e i più coloriti «Berlusconi fuori dai co…», «Legittimo impedimento un c…».

«Sono in piazza perché sono stanco di sentire che la situazione politica che viviamo è ineluttabile», dice Mino, studente. Nando Pane, invece, che è pensionato e di primavere ne ha 60 vorrebbe che si parlasse di più anche «di chi sta intorno a Berlusconi»: le ultime inchieste sui mega-appalti e l’elezione all’estero del senatore Di Girolamo galvanizzano la folla. «Quante altre ne devono succedere prima che la gente si renda conto?», fa un manifestante. Una donna sui 50 non ha dubbi: «Si dibatte tanto di corruzione se questa sia o no una nuova tangentopoli: io sono certa che oggi è peggio del ‘92 perché quel cancro non è mai stato estirpato». «La gente deve rendersi conto che all’Italia serve altro, non le leggi ad personam». La gente è chi sta fuori dalla piazza. Dentro, così diversi, chi c’è? «Chi vuol bene all’Italia», taglia corto una manifestante.

28 febbraio 2010

http://www.unita.it/news/italia/95625/ascoltate_la_nostra_voce

Pertini, l’antifascismo italiano come pensiero e come azione

Wednesday, February 24th, 2010

La pipa, le bizze. L’esultanza al Santiago Bernabeu nel 1982 per la vittoria azzurra, accanto al monarca spagnolo impassibile. E la presenza tra le macerie dell’Irpinia con l’accorato «fate presto!», condito di rimproveri per il ritardo dei soccorsi, e per il pericolo di nuove ruberie, come al tempo del Belice. Ecco, nella memoria degli italiani più giovani e meno giovani, Sandro Pertini è stato soprattutto questo. E ben per questo, fu «il presidente più amato». E nondimeno, a vent’anni dalla sua morte, occorre ricordare di Pertini qualcos’altro, che rischia di andare smarrito, nella deriva di memorie e identità della nostra Italia. Tre cose in particolare: il tratto eroico della sua figura, la giustezza ex post delle sue idee politiche, e la svolta che seppe imprimere al ruolo della Presidenza della Repubblica.
Cominciamo dal primo aspetto. Ebbene Pertini fu uno di quegli eroi nazionali, veri e in carne ed ossa, da far sembrare ridicoli tanti presunti eroi retorici o di celluloide che hanno invaso l’immaginario delle generazioni del dopoguerra, a cominciare da quelli di Hollywood. Coraggio fisico strepitoso, irrequietezza senza pari, inventività senza riposo. E capacità di sopportare il disagio e il dolore, anche morale, senza eguali. Strano che la Rai, le Tv commerciali o il cinema italiano non se ne siano mai accorti! Eppure sentite qui. Medaglia d’argento sull’Isonzo, nella Grande Guerra da ufficiale socialista e interventista, che si scaglia contro le mitragliatrici austriache e fa un mucchio di prigionieri col suo reparto. Altro che il Sergente York! Infinite aggressioni subite (e rintuzzate) coi fascisti che gli spezzano un braccio a Savona e a Stella, dove nacque da famiglia possidente nel 1896. Esule in Francia e braccato dal Tribunale speciale, imbianchino, lavatore di taxi, comparsa di cinema, operaio, cospiratore dall’estero.E poi di nuovo in Italia, traversatore del mare in tempesta, dal Levante alla Corsica, con Turati, Rosselli e Parri, per portare in salvo il primo. E poi ancora catturato, e in manette, a Milano, Roma, Santo Stefano, Turi (dove consola Gramsci), Pianosa, Ponza, Ventotene. Angariato dai carcerieri, infuriato con la madre che chiedeva la grazia. E non finisce qui. Perché, liberato il 7 agosto 1943, è a Porta San Paolo, protagonista di una rocambolesca  fuga con Saragat da Regina Coeli. E di nuovo sul campo a Firenze in armi e a Milano, dove arriva via Aosta e Torino, dopo aver traversato il Monte Bianco in teleferica, e il «mar di ghiaccio» sugli sci. Per esser poi presente all’insurrezione e guidarla dalla radio, mentre tenta di braccare Mussolini che incrocia in Prefettura, pentendosi di non averlo riconosciuto, per potergli sparare (dirà in un moto d’ira). E se non è questo un’eroe, senza stanchezza dopo 13 anni di prigionia, chi mai è un eroe?Perciò, atleta morale e fisico dell’antifascismo. Ma c’è dell’altro. C’è Pertini dirigente operaio, vicino a Nenni e figlio di Turati, e però contrario al Fronte popolare, ostile al Saragat scissionista del 1947, critico col primo centrosinistra che poteva rendere subalterni i socialisti alla Dc. E insieme critico anche verso il Pci e la sua ambivalenza verso Mosca. Persuaso che la sinistra dovesse superare la scissione di Livorno, nel segno della slogan del suo grande amico e compagno Carlo Rosselli: niente giustizia senza libertà, e viceversa. Niente socialismo senza democrazia, e viceversa. Niente autonomia socialista senza rapporto col Pci e le sue masse, ma nessuna chance per il Pci senza rispetto del ruolo di punta socialista. Già, Pertini fu uomo di forti endiadi: regole democratiche e decisione politica.

Coraggio senza limiti e realismo, protagonismo al vertice e rifiuto della demagogia populistica. Qui dunque, enumerate le sue scelte politiche giuste al futuro, comincia la «sua» Presidenza della Repubblica. Dal 1978 al 1985: il suo settennato. Settennato rivoluzionario, caldo, che ribadisce nell’antifascismo la cifra fondante e «discontinua» della Repubblica. E quindi, avversario acerrimo e senza sconti della P2, anche se contro il Psi. Felice di conferire l’incarico a Craxi, nel 1979 e nel 1983, ma sempre all’erta su un uso improprio e contundente – in funzione anti-Pci – di quella presidenza del Consiglio. Denunciatore senza pari del malaffare e delle inefficienze pubbliche, e polemico fino all’inverosimilie contro tutti quelli che tendevano a confondere camorra e napoletani, mafia e siciliani. Uomo della fermezza contro il terrorismo rosso, non smette mai di segnalare gli inquinamenti della continuità post-fascista in Italia. E si rifiuta da Presidente della Camera di stringere la mano al questore Guida, dopo la strage di Piazza Fontana e al tempo di Valpreda. Di quello stesso Guida che fu il suo tormentatore nel carcere fascista di Pianosa, e che era ancora lì 28 anni dopo! Se ne andò Pertini nel 1990, dopo essersi dimesso anzitempo il 29 giugno 1985. Fece in tempo a diventare un personaggio da imitazioni affetuose e da «strips», come quelle di Andrea Pazienza. Ma era molto di più, benché non lo si sappia fino in fondo. Il meglio di noi italiani.

http://www.unita.it/news/culture/95455/pertini_lantifascismo_italiano_come_pensiero_e_come_azione

 

«Bidone atomico»: ecco la centrale scelta dall’Italia

Tuesday, February 23rd, 2010

Non è vero che dovremo aspettare il 2013 per vedere la prima centrale nucleare. Esiste già. Non è in Italia. È più a nord, a 300 chilometri a ovest di Helsinki, nel Golfo di Botnia, nel Mar Baltico, tra le pianure ghiacciate della Finlandia. Si chiama Olkiluoto 3. Il nome indica la piccola isola che la ospita. Il numero, invece, una progressione. Nel raggio di 200 metri esistono altri due reattori, costruiti nel 1978 e nel 1980. Roba vecchia, 800 megawatt ciascuno, ma funzionante. Questo, invece, è nuovo di pacca. È di terza generazione. È un Epr (European Pressurized water Reactor). Lo sta costruendo la francese Areva, che detiene i brevetti e che opera in joint venture con Siemens. Svilupperà, a regime, 1600 megawatt. Ci si illumina una città. Sarà la più grande centrale al mondo. Ed è, con quello di Flamanville in Francia, lo stesso progetto che vuole Enel in Italia. Il prezzo? Quattro miliardi. Ma quanto costa davvero impiantare una centrale di questo tipo? Se lo sono chiesti in Finlandia quando dopo vent’anni hanno deciso di riabbracciare alla grande il nucleare. Se lo sono domandato gli industriali che controllano la compagnia elettrica Tvo, committente del progetto, ma anche i normali consumatori. Dall’investimento totale dipende poi la tariffa finale. A Helsinki, tra le tante proposte circolate, la risposta più convincente è stata data proprio da Areva. Per la costruzione di Olkiluoto 3, nel 2002, nel Parlamento finlandese la società guidata dall’amministratrice delegata Anne Lauvergnon presentò un preventivo di 2,6 miliardi per 4 anni di lavoro. L’idea piacque. Un po’ meno l’atteggiamento dei francesi. Che al momento della stipula del contratto alzarono il prezzo a 3,2 miliardi. Ma tant’è. Una volta iniziati i lavori, comunque fu presto chiaro che anche il lasso temporale indicato, quattro anni, era piuttosto mendace. Prima sei mesi, poi un anno, alla fine tre anni è stato il ritardo accumulato. Olkiluoto 3 avrebbe dovuto già essere in funzione. Invece, se tutto andrà secondo i progetti, sarà accesa per il 2012 o forse il 2013. Naturalmente più tempo implica anche più denaro. Anche i costi sono diventati una variabile indipendente. Qualche tempo fa, durante la presentazione del bilancio, la stessa Lauvergon, aveva detto di non essere in grado di prevedere il costo finale. Con un ritardo di tre anni sulla tabella di marcia fino a questo momento la spesa prevista è quasi raddoppiata. Siamo arrivati a 5,5 miliardi di euro, ma quassù i giornali scommettono che si arriverà a sette. Comunque sia un bel salasso. Per prima cosa nei confronti delle stesse società impegnate nell’affare. Come ricordava il Financial Times, solo nei primi sei mesi dell’anno Areva ha dovuto sborsare 550 milioni di euro extra per Olkiluoto 3. La spesa non prevista è salita a 2,6 miliardi in totale. Cifra sempre in difetto e in costante crescita. Al punto che la stessa Areva vorrebbe condividere le sue sventure con Tvo. Vorrebbe che la società elettrica finlandese, che ha commissionato il progetto ed eseguito gli scavi, partecipasse alle spese aggiuntive. Areva ha chiesto un miliardo pulito. Che Tvo non ha intenzione di pagare visto che la società si era impegnata a una consegna chiavi in mano e, soprattutto, a prezzo fisso. Le carte sono nelle mani di avvocati e qualche soluzione si troverà. Resta l’interrogativo su chi, alla fine, pagherà i ritardi, ricordando che Areva è una società controllata al 91% dallo Stato francese, mentre Tvo è una società privata che vende energia ai consumatori finali.

http://www.unita.it/news/ambiente/95427/bidone_atomico_ecco_la_centrale_scelta_dallitalia

Manciulli: “Logistica e infrastrutture asset fondamentali per sviluppo Toscana e intero paese”

Sunday, February 21st, 2010

Firenze, 20 febbraio 2010 – “Lo slogan della campagna elettorale di Enrico Rossi, “La Toscana avanti tutta”, esprime bene la volontà di proiettare questa regione nella sfida contemporanea e globale. E le infrastrutture sono condizione fondamentale per lo sviluppo dei sistemi produttivi e per il mantenimento di quella condizione di coesione sociale che è elemento necessario per la crescita”.
Ha iniziato così Andrea Manciulli, segretario regionale del Pd della Toscana, il suo intervento al convegno organizzato dal Partito Democratico dal titolo “Strategie Riformiste per una Toscana moderna. Territorio, Mobilità, Sviluppo”, che si è svolto questa mattina e a cui hanno partecipato tra gli altri il candidato del centrosinistra alla presidenza della Toscana Enrico Rossi, l’assessore regionale alle infrastrutture e trasporti Riccardo Conti, Valerio Vannetti, responsabile trasporti del Pd Toscana, Riccardo Varaldo, direttore del Sant’Anna di Pisa,  l’on. Michele Giardiello, Jean Marc Janaillac direttore di Ratp developpement.

“In questi anni – ha continuato Andrea Manciulli – è cresciuta la richiesta di mobilità e passa anche dalla logistica, trasporti e infrastrutture, la strada per un rilancio economico del Paese. Noi come Partito Democratico ne comprendiamo l’importanza e vediamo in questo un asset strategio per il futuro di questa regione: la costruzione di un paese avviene grazie stagioni di investimenti strategici e progetti d’insieme, non con atti sporadici, una tantum o poteri speciali per singole e particolari situazioni come è il metodo di fare di questo Governo. Lo sviluppo c’è quando dal più piccolo comune alla grande città e a tutti i livelli degli enti locali si condivide un progetto per il Paese che tiene insieme tutti”.

“Esiste il lavoro della giunta Martini – ha detto Enrico Rossi – che dobbiamo valorizzare e raccontare, ma bisognerà affrontare sfide nuove che ci propone il presente. Dobbiamo pensare ad una Toscana del futuro e superare i tratti di una cultura antimodernista, persino conservativa che a volte si manifesta. Una cultura non dinamica, non sufficientemente portata all’innovazione. Questa cultura ha rallentato la nostra corsa, una corsa che dobbiamo riprendere con maggior decisione se vogliamo dar risposta allo sviluppo della regione, del lavoro. La prima sfida è quella di fare presto e fare bene. Viviamo tempi nei quali le decisioni devono essere più rapide. Rapidità nelle decisioni in maniera consapevole, supportata da studi e analisi serie e approfondite”.

“La capacità di programmazione della Toscana, attraverso idee che hanno preso corpo sulla condivisione dell’iniziativa di soggetti pubblici e privati, e la loro realizzazione, contrassegnano la nostra regione in tutti i suoi livelli istituzionali. Una programmazione partecipata, consapevole e quindi democratica che ha rafforzato la vocazione di una forza di governo caratterizzata dalla politica della responsabilità” ha detto Riccardo Conti nel suo intervento.
“Con gli investimenti già fatti – ha continuato l’assessore regionale – e quelli in programma da qui ai prossimi anni grazie all’accordo che la Regione ha saputo realizzare con il Governo, sulle tratte ferroviarie della Toscana ci sarà un potenziamento di importantissime direttrici che poterà ad abbassare sensibilmente i tempi di percorrenza: entro il 2015 ad esempio il collegamento Pisa-Empoli-Firenze sarà possibile in 45 minuti, 50 minuti da Firenze a Lucca, un ora per la Siena-Empoli-Firenze e due per la Grosseto-Siena-Firenze”.

SE NON CI FOSSE DA PIANGERE

Saturday, February 20th, 2010

 

Anche quest’anno, come nel passato stà arrivando agli interessati la richiesta di versamento dei CONTRIBUTI CONSORTILI relativi al 2009.

Li invia – per disposto della Legge Regionale n°34/1994 – la Comunità Montana, ente gestore dei lavori di bonifica e manutenzione relativi ai corsi d’acqua comprensoriali.

Niente di nuovo.

C’è una legge (magari imperfetta), c’è una autorità pubblica chiamata ad esercitarla, ci sono cittadini obbligati (magari a malincuore) a rispettarla.

Come tutte le LEGGI. Elementare.

Però, a pensarci bene, una novità c’è: a spedire la richiesta sono (di fatto) quei “politici” locali della Val di Cecina vincitori delle elezioni amministrative ora detentori del potere reale e in passato – da oppositori – furibondi contestatori del contributo.

Ai nostri, quelli di Castelnuovo, va anche riconosciuto che nell’opera di disinformazione e mistificazione conquistarono il titolo di campioni e magari qualche voto assolutamente immeritato.

Ora non sanno che pesci prendere (vanno capiti!) e allora cosa fanno?

La Giunta comunale di Castelnuovo paga un professionista (chiamamolo A) incaricato di opporsi al pagamento del Tributo e la Giunta della Comunità Montana , della quale il nostro Sindaco è Vice Presidente, ne paga un altro (chiamamolo B) per “resistere” in giudizio alle iniziative di A.

Non c’è che dire un vero e proprio capolavoro amministrativo, complimenti! Queste strampalate e ridicole iniziative potremmo liquidarle con una bella risata e finirla lì, anche se costeranno qualcosa a tutti.

Forse sorrideranno un po’ meno quei cittadini elettori che – in buona fede – hanno dato credito a chi in luogo della responsabilità, esercita demagogia e populismo.

Lucchini/Severstal Tavolo al Ministero Sviluppo Economico

Thursday, February 18th, 2010

Manciulli: “Profondamente insoddisfatti esito incontro e colpiti da assenza Ministro”

Firenze, 17 febbraio 2010 – “Siamo profondamente insoddisfatti dell’esito dell’incontro di oggi sulla vicenda Lucchini-Severstal promosso dal Governo a Roma. Oltre all’assenza del Ministro Scajola, ci colpisce che non sia stata prospettata nessuna strategia quando la vendita dello stabilimento di Piombino è ormai in atto da alcune settimane. Peraltro si tratta del secondo sito siderurgico del Paese che dovrebbe rappresentare di per sé un asset strategico fondamentale per uno dei sette paesi più industrializzati e le cui sorti riguardano migliaia di lavoratori e famiglie”. Così Andrea Manciulli segretario regionale del Pd della Toscana in merito all’incontro svoltosi a Roma presso il Ministero dello Sviluppo economico sul Gruppo Lucchini/Severstal.

“Siamo esterrefatti – continua Andrea Manciulli – di come questo governo che ha negato sfacciatamente la crisi si disinteressi anche della strategia industriale del paese come fosse un piccolo dettaglio. Sembrano in altro affaccendati mentre di mezzo c’è la sorte di tanti lavoratori. Danno l’impressione di occuparsi delle cose solo quando interessano a loro, che le priorità del Paese siano le loro. Noi – conclude il segretario del Pd della Toscana – saremo al fianco degli operai e di quell’impresa che vorrà investire nel nostro territorio”.

A Milano è fallito il governo

Monday, February 15th, 2010

Milano ha paura, i cittadini si chiudono in casa, scoppia la guerra tra etnie, mentre il sindaco scompare e la Lega , al governo in città dai primi anni ’90, farnetica di tolleranza zero ed espulsioni casa per casa. Eppure “governano loro il Paese, la regione, la città, si prendano carico del fatto che è fallita una politica sia di integrazione sia di sicurezza e non scarichino le responsabilità –attacca il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani – la rivolta di Milano dimostra che è fallita la politica di integrazione e sicurezza del governo è accaduta una cosa gravissima e mi ha fatto impressione sentire le alte grida di esponenti della destra, della Lega: ma di cosa stiamo parlando? Si lavori seriamente, ma continuare a coltivare questi problemi per fare consenso e non risolverli mai non è più accettabile”.
Già perché nel fine settimana a Milano dopo la morte di un cittadino egiziano è stato chiaro come le destre al governo non sono in grado di controllare nulla, solo di spargere parole di odio.

http://www.partitodemocratico.it/dettaglio/94064/a_milano_e_fallito_il_governo

Il segretario del Pd a Pisa

Sunday, February 14th, 2010

Bersani: “Ma perché siamo l’unico Paese Ocse
che non ha una tassa sui grandi patrimoni?”

PISA – “Io non chiedo una tassa patrimoniale, non sono d’accordo. Mi aspetto però che  qualcuno mi spieghi perché siamo l’unico Paese dell’Ocse che non ha una tassa sui grandi patrimoni? Tremonti ci spieghi perché”. Lo ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani nel suo intervento di chiusura al Manifutura Festival organizzato dal Nens, il Centro studi Nuova Economia Nuova Società di Pisa. Parlando più in generale di fisco, Bersani ha aggiunto che “bisogna semplificare il sistema e riordinare anche la discussione in materia”. Dal governo, ha proseguito, “arrivano sparate sempre diverse, del tipo ‘togliamo l’Irap o tagliamo le aliquote’ e poi non succede niente. Bisogna fare un’operazione di semplificazione, in particolare per quanto riguarda le piccole e medie imprese: l’obiettivo è di mettere un pò di soldi nelle loro tasche”. Le soluzioni, secondo il numero uno del Pd, sono cinque o sei: “O rinviare la manovra sul Tfr, o agendo sugli adempimenti fiscali, oppure lavorando sui pagamenti da parte della pubblica amministrazione, perché le imprese sono in una grave situazione di difficoltà di liquidità”.
http://www.repubblica.it/politica/2010/02/14/news/bersani_perch_no_c_tassa_su_patrimoni_-2294529/

 

 

 

Una scelta sbagliata

Friday, February 12th, 2010

Il governo vara un decreto che da il via al ritorno del nucleare. Per il Pd è ora di finirla con le bugie: Berlusconi dica la verità sul nucleare a cominciare da dove intende costruire le nuove centrali. Il Governo in realtà vuole superare le elezioni regionali, negando ai cittadini la possibilità di fare di questo un punto di valutazione dei candidati in lizza

Arriva il via libera al ritorno al nucleare. Questa volta, era ovvio, non è in pompa magna né con la classica conferenza stampa show. Anzi. Il Consiglio dei ministri ha dato il suo Ok al decreto sui criteri per localizzare i siti nucleari: lavori dal 2013, per l’energia elettrica dal 2020. Una falsa promessa, una bugia intenzionale perché il governo sa bene che 7 anni sono il tempo minimo per la costruzione di una centrale nucleare e che raramente i tempi sono stati rispettati anche laddove c’è maggiore esperienza e competenza.

Nel documento presentato dal governo viene stabilito che saranno le imprese interessate a indicare i siti nel rispetto della normativa e un’autorizzazione unica per la realizzazione e l’esercizio di ogni impianto. L’ennesimo raggiro perché davanti ad una scelta così impopolare sarà molto più facile puntare il dito sulle imprese interessate che sul governo. E poi tutto all’oscuro dei cittadini almeno non prima delle prossime elezioni regionali. In poche parole uno scandaloso governo, lontano dalle vere esigenze delle persone.

il resto dell’articolo     http://www.partitodemocratico.it/dettaglio/93771/una_scelta_sbagliata

I DIVERSI

Thursday, February 11th, 2010

Loro, Sindaco, assessori e consiglieri di maggioranza sono gente
concreta, produttori di fatti, roba che serve; loro -come si dice-
parlano alla “pancia della gente”.
A persone così duramente impegnate a migliorare la qualità della vita
di tutti noi cosa può mai interessare di ricordare ai giovani e ai
meno giovani che l’odio, la violenza, il sopruso e l’intolleranza
hanno prodotto il nazismo, il fascismo e tanti nefasti totalitarismi?
A loro, diversamente da tutte le istituzioni nazionali, regionali e
locali cosa importa del “GIORNO DELLA MEMORIA” nel quale il 27 gennaio
si ricorda affinché NON SI RIPETA, l’infamia dei campi di
concentramento e lo sterminio degli ebrei?
Perché partecipare (il 30 gennaio a Larderello) a manifestare in
sostegno di “LIBERA”, associazione fondata da Don Ciotti per aiutare i
giovani del sud d’italia ad affrancarsi dalle mafie e per sollecitare
una maggiore e migliore iniziativa dei governi, affinchè si realizzi
un mondo più giusto, dove la pace possa finalmente avere il
sopravvento sulle guerre?
Quisquiglie, pinzillacchere avrebbe detto Totò.
A cosa può servire la partecipazione dell’Amministrazione Comunale di
Castelnuovo VdC, visto
che a Larderello insieme a regione, province di Pisa , Livorno e
Prato, comuni di Campi Bisenzio, Radicondoli, Monterotondo,
Peccioli,Calci,S.Giuliano,c’erano TUTTI, ma proprio TUTTI i comuni
dell’alta e bassa Val di Cecina?
Devono aver ragionato così i nostri campioni del pensiero leghista.

Noi Castelnuovini inveterati democratici, per questa vistosissima
assenza, abbiamo provato vergogna, ma proprio tanta vergogna!!
E ora, per favore, non ci rispondete che siamo minoranza.
Lo sappiamo, ma ci siamo vergognati lo stesso.

SABATO 30 GENNAIO “CAMMINATA PER LA PACE “MONTECERBOLI LARDERELLO”

Friday, February 5th, 2010

Dopo avere rinunciato a camminare a causa della pioggia scrosciante,
a tratti inframezzata da nevischio, si è trasformata in un bel
pomeriggio di incontri e confronti.
Il teatro de Larderel pur non essendo gremito come in precedenti
simili eventi, accoglie istituzioni, associazioni e singoli cittadini
giunti dai più svariati luoghi della Toscana.
Lo testimoniano i gonfaloni appoggiati in buon ordine alle pareti.
Grande assente il Gonfalone del Comune di Castelnuovo V.di C., in
seguito alla scelta da parte della nuova amministarzione  di uscire
dal Tavolo per la Pace.
Sono presenti alcuni consiglieri dell’opposizione e diverse persone in
veste privata.
Dopo i saluti di rito è un susseguirsi di interventi.
Si fa il punto di alcune situazioni viene chiesto di assumere e
rispettare impegni.
Chi ha visitato queste terre “lontane” è qui per raccontare il dolore.
Tanti dolori un unico dolore.
Ma i famosi “100 passi” di Peppino Impastato, verso la pace, il
rispetto dei diritti, verso la non violenza non saranno possibili se -
come abbiamo sentito dalla voce dell’ultimo relatore – il monaco
tibetano – non sapremo prima guardare e togliere l’odio che è dentro
ognuno di noi.
Dunque speriamo un luogo non lontano da raggiungere.

Scuola, via libera alla riforma. Riordino imposto. E’ caos

Thursday, February 4th, 2010
Meno ore di scuola rispetto alle medie. Un “taglio” drastrico agli indirizzi (sei licei, snelliti i tecnici e professionali) e tante materie che scompaiono e riappaiono (Geografie e Diritto). Il Consiglio dei ministri dà il via libera alla riforma dei licei, tecnici e professionali. Berlussconi e la Gelmini in conferenza stampa suonano la gran cassa.

E si scopre il vero “piano” del governo: fare cassa e accontentare le imprese, Confindustri in primis. Il presidente del Consiglio lo dice usando questi termini: “La scuola attuale non sforna ragazzi con cognizioni adeguate alle richieste del mondo del lavoro”. E la “maestra unica” dell’Istruzione decanta il riordino: “Riforma epocale, non ideologica”. Tace sui nuovi quadri orari e rivendica l’opzione del nuovo liceo, quello musicale. Uno show al quale il premier non resta indietro: “Studiate le mie canzoni e quelle di Apicella…” è il messaggio che manda ai ragazzi che devono iscriversi alle superiori. 

La riforma entrerà in vigore dal prossimo anno scolastico 2010-2011, a partire dalle sole prime classi. Prevede un taglio degli indirizzi di studio: i licei diventeranno sei, classico, scientifico, artistico, linguistico, musicale-coreutico e delle scienze umane. Gli istituti tecnici passeranno da 10 con 39 indirizzi a 2 con 11 indirizzi e le ore scenderanno da 36 a 32; i professionali da 5 corsi e 27 indirizzi scenderanno a 2 corsi e 6 indirizzi, anche qui le ore saranno 32 invece delle attuali 36.

http://www.unita.it/news/scuola/94573/scuola_via_libera_alla_riforma_riordino_imposto_e_caos

La fabbrica dell’impunità

Wednesday, February 3rd, 2010

Il governo al vaglio della quarta norma ad personam in pochi mesi. Per immunizzare Berlusconi, la maggioranza propone una legge anti-pentiti di Mafia. Finocchiaro: “E’ questo l’impegno antimafia sbandierato dal Presidente del Consiglio Berlusconi?”

Il Parlamento è solo uno luogo di ratifica della fabbrica delle leggi ad personam. Questa è la logica conclusione del pensiero del premier che sta svalorizzando completamente il ruolo fondamentale delle istituzioni. Le sue vicissitudine giudiziarie sono la priorità dell’agenda politica. Ad ogni rivelazione sul suo operato presente e passato, Berlusconi risponde decretando leggi che lo immunizzano. L’ultima in ordine cronologico è una legge anti pentiti.

Bocciato il lodo Alfano, la risposta degli avvocati-parlamentari* del premier è stata l’accelerazione sul legittimo impedimento (in queste ore in Aula della Camera), sul processo breve e sul ritorno all’immunità parlamentare. Ma anche questo non ha accontentato Berlusconi soprattutto l’indomani delle rivelazioni dei pentiti di Mafia, come Spatuzza e Ciancimino. Le tesminianze accurate sul ruolo dell’amico fidato Dell’Utri, i finanziamenti di Milano2 e altre affermazioni che dovranno essere ancora confermate (o smentite) hanno indotto la maggioranza a correre ai ripari salvaguardando la carica politica del capo. È stato il senatore Giuseppe Valentino, relatore anche del processo breve, a presentare il 27 novembre a Palazzo Madama un disegno di legge formato da due articoli per impedire che i pentiti si riscontrino vicendevolmente.

Il ddl mira a minare gli articoli 192 e 195 del codice di procedura penale ovvero le norme che stabiliscono i casi in cui una testimonianza di un pentito può avere valore probante o meno in un processo. Un semplice accorgimento tecnico e di scrittura modificherebbe l’intero istituto che ruota sulla figura dei pentiti di mafia. Ecco il testo del ddl: “le dichiarazioni rese dal coimputato del medesimo reato o da persona imputata in un procedimento connesso assumono valore probatorio o di indizio solo in presenza di specifici riscontri esterni”. È proprio l’esigenza di specifici riscontri esterni che erode una giurisprudenza consolidata e blocca di fatto quanto già stabilito dalla Corte Costituzionale in merito ai cosiddetti “riscontri obiettivi”.

Nella seconda parte del ddl, si garantisce la definitiva immunità dalle rivelazioni dei pentiti laddove si rafforza il concetto dei specifici riscontri esterni. “Le dichiarazioni di più coimputati o imputati in procedimenti connessi assumono valore probatorio o di indizio ove sussistano le condizioni di cui al comma precedente”. E si aggiunge a rendere inutile l’utilizzo dei pentiti che “sono inutilizzabili le dichiarazioni anche in caso di riscontri meramente parziali”.

Ma Valentino, non contento di aver bloccato completamente il lavoro dei giudici, ha proposto anche la modifica dell’articolo 195 sull’ammissibilità delle dichiarazioni dei pentiti: laddove è scritto che che le testimonianze si possono usare “salvo che l’esame risulti impossibile per morte, infermità o irreperibilità”, potrebbe essere sostituito da una semplice “l’infermità temporanea”. Per far capire con esempio basta pensa un film thriller dove la vittima in punto di morte rivela al “buono” il nome dell’assassino. Il ddl renderebbe inutilizzabile anche questo.

“Con il disegno di legge Valentino vengono riformati due articoli del codice di procedura penale. Il primo risultato, grave, è che mentre oggi le dichiarazioni dei pentiti, se ritenuti attendibili, vanno comunque riscontrate, con la riforma Valentino le dichiarazioni di uno o più pentiti, anche se attendibili, sono assolutamente inutilizzabili se non esistono, a prescindere, altre prove”. Lo ha dichiarato la Presidente del Gruppo del PD al senato Anna Finocchiaro.

“Altra conseguenza di questo pericolosissimo disegno di legge – ha continuato la Finocchiaro – è che le dichiarazioni ricevute, anche da un ufficiale di polizia giudiziaria, da un soggetto che con le sue ultime parole indica l’autore di un reato non potranno neanche essere riferite in giudizio, perché la testimonianza di quell’ufficiale di polizia giudiziaria non potrà essere ammessa”.

“Qualora venissero approvate, queste norme azzererebbero, di fatto, i processi di mafia, anche in presenza di sentenze di condanna di primo e secondo grado e interromperebbero le collaborazioni dei pentiti”.

“E’ davvero difficile seguire il percorso logico per cui vengono presentate queste norme mentre al Senato è in discussione la riforma del codice di procedura penale del ministro Alfano che dice che il giudice, per ciò che riguarda le liste testimoniali proposte dalla difesa, non può escludere da queste liste neanche le testimonianze assolutamente irrilevanti. Ma evidentemente – ha aggiunto la senatrice del PD – bisogna sovvenire a qualche esigenza ‘particolare’. Evidentemente una esigenza che viene da qualche processo. Siamo sempre là, a leggi ad personam. Credo che ci possiamo scordare che dal PDL venga qualche riforma organica della giustizia per rendere efficiente la macchina dei processi. Continuiamo ad ‘inciampare’ ogni giorno, e per fortuna due senatori del PD questa volta se ne sono accorti, in provvedimenti che servono a risolvere questo o quel caso. Non vedo intenzioni, da parte della maggioranza, di far funzionare la giustizia. Noi ci opporremo, con tutti gli strumenti che il Parlamento ci consente, anche a questo DDL. Mi chiedo se sia questo un altro pezzo di riforma della giustizia che vuole la maggioranza e se sia questo l’impegno antimafia sbandierato dal Presidente del Consiglio Berlusconi”.

Durissimo il giudizio di Walter Veltroni, membro della Commissione Antimafia, secondo cui ci stiamo indirizzando verso una vera e propria impunità per i reati mafiosi. “Invece di sostenere gli enormi sforzi che magistrati e forze dell’ordine stanno compiendo con grande successo contro le mafie militari – ha dichiarato l’ex segretario del Pd – Governo e maggioranza ultimamente mi sono sempre più impegnati nella direzione opposta”.

“Leggi come scudo fiscale e la previsione di vendita all’asta dei beni mafiosi o ancora disegni di legge come quello che riguarda la limitazione dell’utilizzo delle intercettazioni, il famigerato processo breve stanno già dando un colpo duro alla possibilità di indagare e colpire le cosche”.

“Ora si affaccia anche un progetto di legge che punta a sterilizzare uno degli strumenti più efficaci nella lotta alla mafia come le norme sui pentiti che la magistratura ha dimostrato di saper utilizzare con capacità di giudizio ed equilibrio”.

“Se tutte queste previsioni dovessero essere approvate – ha concluso Veltroni- si rischia di proteggere i livelli criminali più pericolosi: i mafiosi dal colletto bianco che muovono centinaia di miliardi di Euro ogni anno e che hanno porte aperte anche nella politica e nell’amministrazione di questo Paese. Con queste norme si va verso l’impunità dei reati mafiosi”.

Per Laura Garavini, capogruppo Pd nella commissione parlamentare Antimafia, “il disegno di legge presentato dal sen. Valentino, e di cui è relatore uno degli avvocati del Presidente del Consiglio, il sen. Piero Longo, è la più vergognosa delle leggi ad personam presentate fino ad oggi dal PDL. “

“Per cercare di salvare alcuni amici del Presidente del Consiglio ed un componente del Governo – ha proseguito Garavini – si vogliono distruggere anni di lavoro nella lotta alle mafie. Cancellare la validità come prova di più dichiarazioni convergenti dei collaboratori di giustizia è un vero e proprio modo per impedire di fatto non solo i processi contro tutti i mafiosi più importanti e tutti i collusi nella politica e nell’economia, ma anche le indagini. Questo è il vero volto del PDL, altro che le roboanti dichiarazioni su inesistenti piani straordinari contro la mafia. Siamo proprio curiosi – ha concluso Garavini – di sapere cosa ne pensa il Ministro dell’Interno Maroni, se questa volta si opporrà o assisterà da spettatore ai desideri del PDL come per lo scudo fiscale, le intercettazioni ed il mancato scioglimento del Comune di Fondi.”.