2012
27
Jan

67 anni fa, oggi

Oggi, 67 anni fa, fu liberato il campo di concentramento di Auschwitz.

Così finiva, anche simbolicamente, l’orrore nazista: lo sterminio degli ebrei, la persecuzione e le uccisioni di zingari, omosessuali, dissidenti politici e di tutti coloro considerati “inferiori” perché “diversi”.

Oggi che viviamo sicuri nelle nostre tiepide case, come scriveva Primo Levi, tutta questa violenza ci può sembrare lontana, lontanissima. E lo è, grazie all’Europa di pace che hanno costruito i nostri nonni e i nostri padri usciti vivi e memori dal nazi-fascismo e dalla guerra – questa Europa che oggi viene molto criticata ma che resta, pur con i suoi difetti, la più grande conquista dell’ultimo secolo.

Ma se vogliamo che quella violenza resti fuori dal mondo che viviamo, dobbiamo impegnarci ogni giorno in una battaglia di valori: per la libertà, l’uguglianza e la giustizia.

Non scordiamoci che meno di due mesi fa, a Firenze, due uomini sono stati uccisi e altri feriti perché avevano la pelle di un colore “diverso”.

Ricordare, voglio dire, serve qui e ora: per ciò che facciamo e per ciò che faremo.

Perché la Memoria rende liberi.

2012
23
Jan

GRECIA AGLI SGOCCIOLI, SE FA L’ACCORDO CON I CREDITORI E SI SALVA DAL FALLIMENTO, PER L’EURO SI APRE UN ALTRO FILM. MERCOLEDI’ A DAVOS WORLD ECONOMIC FORUM: TUTTO IL MONDO A CONSULTO SULLA CRISI DEL CAPITALISMO

Ancora un nulla di fatto tra la Grecia e i suoi creditori privati. E l’eventuale accordo sarebbe già fuori tempo (era previsto per sabato). Se la Grecia si salva (i creditori perderanno almeno il 70 per cento del capitale investito) per l’euro viene meno una minaccia potenziale enorme.

Questa settimana altri eventi potrebbero avere effetti molto importanti sul futuro del mondo. Mercoledì si riunisce a Davos il World Economic Forum, il forum annuale dei principali operatori politici ed economici del mondo (quest’anno sono previsti più di duemila ospiti, tra i quali 40 capi di Stato e oltre 30 governatori di banche centrali). Ad aprire i lavori sarà la cancelliera Angela Merkel. Al centro del dibattito, al di là dei temi ufficiali, l’argomento che The Economist e altri prestigiosi periodici economici stanno ponendo da settimane: la crisi del capitalismo.

Sempre a metà settimana, le banche centrali statunitense, inglese e giapponese daranno indicazione sulle proprie  mosse future in termini di tassi di interesse e di politica di sostegno all’economia

2012
13
Jan

LA PROPOSTA DI RIFORMA ELETTORALE DEL PD

1.

Un mix per l’assegnazione dei seggi per la Camera dei Deputati, la quale avviene mediante tre diversi “canali”:

a) collegi uninominali maggioritari;

b) una quota proporzionale distribuita su base circoscrizionale;

c) una quota nazionale di compensazione;

2.

L’elettore dispone di una sola scheda, su cui vota solo per un candidato di partito in collegi uninominali; il voto, automaticamente, è attribuito anche alla lista del medesimo partito presentata per ciascuna circoscrizione. Nella scheda, accanto al simbolo e al nominativo di ciascun candidato nel collegio uninominale, è presente anche la lista dei candidati concorrenti a livello circoscrizionale.

3.

Una quota pari al 70% dei seggi in palio (corrispondente a 433 seggi)è attribuita agli eletti in collegi uninominali maggioritari a doppio turno. E’ eletto al primo turno il candidato che ottiene la metà più uno dei voti validamente espressi; altrimenti si da’ luogo ad un secondo turno aperto a tutti i candidati che abbiano ottenuto una percentuale pari ad almeno il 10% dei voti degli elettori iscritti nelle liste elettorali. È prevista la possibilità, da esprimere entro il primo venerdì successivo allo svolgimento del primo turno, di rinunciare a presentarsi al secondo. Nel secondo turno è eletto il candidato che ottiene il maggior numero di voti.

4.

Una quota pari al 28% di seggi (corrispondente a 173 seggi) è attribuita con metodo proporzionale su base regionale o pluriprovinciale. E’ previsto lo scorporo, per ciascun partito, dei voti ottenuti al primo turno dei candidati eletti nei collegi uninominali sia al primo che al secondo turno. Per l’attribuzione di questi seggi è prevista una soglia circoscrizionale di sbarramento pari al cinque per cento dei voti validi.

5.

Una quota di seggi pari a 12 (diritto di tribuna) è attribuita con metodo proporzionale alle liste nazionali corrispondenti ai partiti che non siano riusciti ad eleggere candidati né nei collegi uninominali né nelle liste circoscrizionali collegate. Per l’attribuzione di questi seggi viene applicato il metodo d’Hondt tra le liste si siano presente in almeno 5 circoscrizioni.

 

6.

Infine, è previsto che sia possibile candidarsi contemporaneamente in ciascuna delle tre “quote”, ma con un massimo di una sola candidatura in un collegio e in una lista regionale.

7.

Non viene dunque prevista la quota nazionale di compensazione.L’assegnazione dei seggi per il Senato della Repubblica avviene solo attraverso due “canali”, per garantire il rispetto dell’articolo 57 della Costituzione, il quale richiede che venga eletto “su base regionale”: a) collegi uninominali, per una quota pari al 70% del totale dei seggi in palio (216 seggi) b) una quota proporzionale distribuita su base circoscrizionale (Camera) per una quota pari al 30% del totale (93).

8.

Per la pari opportunità fra i generi, sono previste due misure specifiche a) Nel complesso delle candidature (uninominali e circoscrizionali) nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al cinquanta per cento. b) Le liste circoscrizionali devono prevedere l’alternanza di genere nella successione dei candidati. alternanza di genere nella successione dei candidati e nelle candidature di una stessa lista nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al cinquanta per cento. c) Le liste nazionali devono prevedere l’alternanza di genere nella successione dei candidati e nelle candidature di una stessa lista nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al cinquanta per cento.

2011
28
Dec

CHE FACCIA TOSTA!!

L’ex premier Silvio Berlusconi ha rivendicato che il suo Governo fino all’estate scorsa ha “sempre tenuto i conti in ordine”. Vorremmo chiedere a Berlusconi che almeno per questo Natale  ci faccia il regalo di non dire assurdità.

E’ infatti evidente il tentativo di far dimenticare a forza di bugie gli anni di gestione fallimentare del Governo Berlusconi, che nulla ha fatto per impedire al nostro Paese di correre senza freni incontro al default.

È invece un dovere nei confronti della verità storica ricordare che quando il Pd lanciava l’allarme Berlusconi sosteneva che la crisi era un fenomeno psicologico, e aver ingannato milioni di italiani gettandoli impreparati in mezzo a questa prova è un’altra responsabilità gravissima.

Le dimissioni sono la prova più evidente dell’ incapacità di Berlusconi, al quale ora chiediamo di permettere al nuovo Governo di rimediare ai suoi danni: è un lavoro abbastanza difficile e doloroso anche senza che ci si aggiunga il suo contributo.

2011
13
Dec

INFRASTRUTTURE @ SERVIZI 15 Dicembre ore 17.00 presso – La Pista – Castelnuovo VdC

2011
07
Dec

UNA MANOVRA PURTROPPO NECESSARIA

Davanti a certi provvedimenti della manovra, si manifesta un malessere che merita una risposta. Prima però di qualsiasi altra considerazione, dobbiamo avere chiaro un punto: la gravità della situazione finanziaria del nostro Paese e il rischio assai concreto che le conseguenze possano essere disastrose per milioni di cittadini. Quella parola che abbiamo imparato a conoscere e a temere nelle scorse settimane – spread – non esprime un concetto astratto, ma rappresenta il livello di rischio che un investitore, privato o istituzionale, sa di affrontare quando acquista titoli del debito pubblico italiano rispetto a quello tedesco. L’impennarsi dello spread è stato il segno dell’affanno crescente dell’Italia a finanziare il suo debito, cioè dello Stato a trovare le risorse, in quanto la fiducia nel nostro sistema Paese è debole. Lo spettro del fallimento prende corpo quando l’insolvenza da rischio si trasforma in certezza. Da qui in poi, è una strada in discesa verso l’impoverimento dell’intero Paese, con i drammi sociali che si possono immaginare guardando all’esperienza di altri.
Per evitare il fallimento dello Stato italiano, dopo anni di opposizione dura e solo dopo che Berlusconi si è dimesso, il Partito democratico si è assunto la responsabilità di sostenere un governo tecnico che fronteggiasse l’emergenza, assieme a quasi tutti gli altri partiti presenti in Parlamento. Siamo convinti che aver affidato a Mario Monti la guida di questo governo tecnico sia stata una scelta saggia.
Detto ciò, e chiarito ancora una volta che questo governo deve varare una manovra che deve essere approvata non solo con i voti nostri ma anche con quelli del Pdl, i contenuti di alcune misure lasciano l’amaro in bocca. Non possiamo infatti restare indifferenti a quanti, titolari di pensioni certo non ricche, saranno esclusi dall’indicizzazione, né pensare che chi ha rimpatriato capitali frutto di evasione fiscale se la cavi con percentuali irrisorie, tantomeno è giusto che ci sia una franchigia così bassa sulla prima casa. Lo stesso per i lavoratori precoci e per il tetto alla tracciabilità. Insomma, ci sono elementi che sbilanciano la manovra e sui quali pensiamo  sia necessario intervenire.

2011
14
Nov

LAVORO IN GEOTERMIA – PROSPETTIVE E IDEE -

2011
08
Nov

SENSO DELLO STATO

Molti ricordano l’aneddoto secondo cui Amintore Fanfani, avvicinandosi la possibilità che gli fosse chiesto di guidare il Governo, costrinse la moglia a vendere delle azioni di una società privata toscana che lei aveva aqcuistato con i soldi lasciati in eredità dal padre. “Non trovo giusto che chi ha incarichi pubblici di governo – spiegò lo stesso Fanfani – sia riconducibile direttamente o indirettamente ad interessi privati”.
Oggi gli italiani sono costretti ad assistere ad un Presidente del Consiglio che – in un momento drammatico per l’economia nazionale e dopo che le borse e i mercati hanno chiarito in modo incontrovertibile chi ritengono il principale elemento di instabilità finanziaria del Paese – si prende una giornata di impegni privati per discutere con i suoi figli e con l’AD delle sue aziende se e come dimettersi dal Governo del Paese.
L’Italia non è l’assemblea degli azionisti di Mediaset. Chi nutre ancora un minimo di amore per questo Paese e per la sua storia democratica ha l’obbligo morale di mostrare coraggio e liquidare questa pagina orribile della nostra storia. Il nostro Paese deve poter riavere il suo diritto di lavorare per la ripresa e per riconquistare quell’autorevolezza internazionale che ogni giorno va sfumando.

2011
31
Oct

AIUTIAMOLI

  Carissime, carissimi,
di fronte ai terribili danni causati dal maltempo nel Levante Ligure, il Partito Democratico Liguria e il PD della Spezia hanno lanciato insieme un’iniziativa di solidarietà a favore degli alluvionati della zona. Ci troviamo infatti davanti a uno spettacolo devastante con interi paesi sommersi e distrutti da acqua e fango e purtroppo diversi morti.
Il partito regionale e provinciale promuovono insieme una sottoscrizione pubblica per raccogliere fondi da mettere a disposizione dei soccorsi coordinati dalla Protezione Civile e dalle Amministrazioni locali.
L’iniziativa, con tutti i dettagli per effettuare il versamento, è pubblicizzata sul sito www.partitodemocraticoliguria.it e http://www.partitodemocraticolaspezia.it
Come sempre in questi casi è importante che ognuno cerchi di fare il possibile per aiutare i cittadini colpiti da questi tragici eventi. Da parte nostra abbiamo pensato di lanciare questa sottoscrizione aperta a chiunque desideri versare il proprio contributo a favore della popolazione colpita. E’ possibile farlo tramite un versamento sul conto: Banca Carige IT14Q0617510700000003115180 intestato a Partito Democratico Coordinamento della Spezia con causale: CONTRIBUTO POPOLAZIONE SPEZZINA COLPITA DA ALLUVIONE.
Vi chiediamo, se possibile, di diffondere questa iniziativa all’interno dei vostri territori, contribuendo a dar vita ad un movimento di solidarietà nazionale di fronte ad un evento così tragico che ha messo in ginocchio un’intera parte della nostra regione.
Con amicizia e gratitudine.

Lorenzo Basso, Segretario regionale PD Liguria
Moreno Veschi, Coordinatore PD La Spezia

2011
19
Oct

REALE BIS ? NO GRAZIE !!

 Il leader dell’Idv Antonio Di Pietro e il ministro dell’Interno Roberto Maroni si sono ritrovati d’accordo sulla necessità di una legge “Reale bis” dopo i disordini di piazza avvenuti a Roma sabato scorso. La legge “Reale” permetteva, tra l’altro, l’estensione della custodia preventiva anche in assenza della flagranza di reato.
Io penso che uno Stato serio applica fino in fondo le leggi che sono in vigore. Se invece il primo pensiero corre alle leggi speciali, siamo sulla strada sbagliata. Dal momento che non è accettabile che la capitale venga messa in scacco, il Governo deve capire cosa non ha funzionato e preoccuparsi di mettere in atto i dispositivi che già esistono per prevenire e circoscrivere la violenza dei black bloc.
Nel quadro del sistema legislativo vigente, le forze dell’ordine e l’intelligence hanno gli strumenti necessari per far fronte alla minaccia rappresentata da squadracce come quelle che abbiamo visto all’opera a Roma. Ma dall’esecutivo devono venire indicazioni estremamente chiare e devono essere fornite le risorse indispensabili, mentre da certe parti dell’opposizione dovrebbe venire meno demagogia.

2011
17
Oct

INDIGNADOS

 

La guerriglia urbana è il metodo più efficace e sperimentato per far tacere le migliaia di persone che invocano futuro e giustizia sociale.

I violenti che hanno provocato questi episodi dovevano essere fermati prima che si scatenassero, dal momento che non sono mancati i segnali di preoccupazione, anche da parte dello stesso sindaco Alemanno.

Le scene cui assistiamo ci rimandano a un copione purtroppo noto.

Questi episodi non devono tuttavia oscurare il fatto che c’è una parte del nostro Paese che rischia di rimanere emarginata e alla quale la politica deve dare presto risposte credibili.

2011
26
Sep

CI RIPROVANO

Il primo pensiero del premier dopo lo scampato pericolo per il voto sull’arresto di Marco Milanese è rivolto ad una nuova regolamentazione restrittiva delle intercettazioni: in parole povere l’ennesimo tentativo di legge bavaglio. Come già successo in tutte le altre occasioni, si grida alla privacy violata per impedire la cronaca di fatti di evidente rilevanza sociale. Il Comitato per la liberta e il diritto all’informazione, alla cultura e allo spettacolo, che è stato protagonista delle mobilitazioni in materia degli ultimi due anni (a partire dalla grande manifestazione di Piazza del Popolo dell’ottobre 2009), ha già annunciato che se il governo e la maggioranza dovessero decidere – come sembra probabile – di tornare nell’aula della Camera per tentare ciò che non è riuscito l’anno scorso, sarà in prima fila per tenere molto alta tra i cittadini la volontà di difendere il proprio diritto di sapere, così come tra la magistratura e le stesse forze dell’ordine resta alta la volontà di difendere gli strumenti di indagine. E il caso Tarantini (con le sue storie di appalti e favori) aiuta a far capire che si sta parlando non di pettegolezzi privati, ma di un modo di gestire la cosa pubblica. L’Italia che soffre per gli effetti della crisi economica, l’Italia dei referendum che ha votato in modo inequivocabile sul legittimo impedimento, non ha certo bisogno di inserire le intercettazioni nell’agenda dei provvedimenti urgenti per il rilancio del Paese.

2011
19
Sep

ALTA ADESIONE ALLA PROTESTA DEI SINDACI CONTRO LA MANOVRA MA CASTELNUOVO NON C’E’

Nutrite le delegazioni di sindaci e assessori che in tutte le province toscane hanno incontrato i prefetti; l’iniziativa di protesta promossa dall’Anci nazionale contro la manovra economica del Governo ha visto in Toscana un’ampia adesione e partecipazione.

A Pisa il gruppo di rappresentanti istituzionali ha formato un corteo dietro uno striscione: «Non si tagliano le città». Durante il passaggio in corso Italia i Sindaci hanno distribuito un volantino che spiegava le ragioni della manifestazione: «Lo Stato continua a sprecare e noi siamo costretti ad aumentare le tasse o a chiudere i servizi».

La  numerosa partecipazione dimostra ancora una volta lo spirito dell’Anci teso a salvaguardare l’autonomia comunale. Il senso di responsabilità istituzionale ha motivato questa mobilitazione, non sono stati  interrotti servizi o sollevate clamorose proteste.

Peccato per l’ assenza dei tre Comuni amministrati dalle liste civiche della Valdicecina:  Volterra, Pomarance e Castelnuovo. Come spesso accade devono distinguersi dagli altri anche in questo particolare momento di crisi economico-finanziaria che richiederebbe coesione contro i pesanti e inappropriati provvedimenti che andranno a gravare sui servizi erogati ai cittadini.

2011
05
Sep

Il Governo delle bugie spinge l’Italia nel caos, anche noi in piazza con la Cgil

Il rapido dietrofront sulle pensioni è solo l’ultima conferma del fatto che il Governo annaspa nel caos. Ormai le proposte da inserire in manovra reggono 24 ore, poi di fronte ai ricatti della Lega o alle proteste di categoria la maggioranza batte in ritirata e studia qualcos’altro. Senza alcuna visione d’insieme, senza strategia.

Eppure la gravità del momento dovrebbe essere chiara. Dobbiamo varare una manovra da 45 miliardi: ce lo impone l’Europa ed è per questo che i mercati ci hanno concesso una tregua. Ma ad oggi nessuno sa cosa ci sarà dentro questa manovra. Un giorno il prelievo di solidarietà sui ceti più abbienti, quello dopo la stretta sulle pensioni, quello dopo ancora una generica lotta all’evasione. Nel frattempo si sfoglia la margherita sull’aumento dell’Iva e si sbandiera un taglio ai costi della politica che è tutto di facciata.

Siamo alla dodicesima manovra in tre anni, la terza nell’ultimo mese e mezzo, e ancora non c’è certezza alcuna. Ciò che è certo anche stavolta è che a pagare saranno i soliti noti: chi ha sempre rispettato la legge e pagato le tasse, i dipendenti pubblici, gli Enti locali, stavolta anche le cooperative. Cambiano le misure ma l’impostazione è sempre la stessa: attacco al mondo del lavoro e all’unità dei suoi rappresentanti (l’art. 8 prefigura una inaccettabile intromissione nell’autonomia delle parti sociali e nega il contenuto dell’accordo unitario dello scorso 28 giugno), svuotamento del sistema delle autonomie locali, ormai denunciato a gran voce in modo bipartisan da Sindaci, Presidenti di Province e di Regioni, e una certa compiacenza verso atteggiamenti illegali: si annuncia il carcere per gli evasori ma intanto si prepara l’ennesimo condono.

Bene ha fatto Bersani a chiedere ancora una volta le dimissioni del Governo, perché è ormai evidente a tutti che non sono loro che possono tirarci fuori dalla crisi. Sono il problema, non la soluzione. La  credibilità del nostro Paese è azzerata.

Che giudizio daranno l’Europa e i mercati della manovra è un mistero, ma è possibile che ce ne voglia un’altra nei prossimi mesi. E nemmeno allora ci sarà nulla per il lavoro e la crescita. Più facile che ci siano altre bugie.

Di fronte a tanto sfacelo, la Cgil ha deciso di scioperare, martedì 6 settembre. Ci saremo anche noi, in piazza, a Pisa come nel resto d’Italia. Siccome crediamo che l’autonomia sindacale sia un valore, mettere il cappello sullo sciopero non ci interessa. Ci preme che in questo Paese ci sia più attenzione al lavoro, più crescita e più equità. Bersani lo ha detto chiaramente, sarebbe bastato ascoltarlo invece che urlargli sopra: a noi la manovra non piace, saremo in tutti i luoghi dove si protesta contro di essa e si fanno proposte alternative. Lavoreremo perché le prossime mobilitazioni siano il più unitarie possibili: perchè abbiamo in mente un’altra idea di Paese, più coeso e più giusto.

2011
26
Aug

L’Italia di domani.

La Manovra di Ferragosto è inadeguata, fortemente iniqua sul piano sociale e poco credibile rispetto alla sfida che il Paese ha di fronte: il riavvio dello sviluppo, la promozione del lavoro, l’abbattimento del debito pubblico. Per una corretta valutazione economica e politica, il Decreto del governo va collocato nella scia delle manovre precedenti, in particolare della manovra di metà luglio scorso e della manovra dell’autunno 2010. Solo così si può cogliere la portata insostenibile degli interventi sulle famiglie a reddito basso e medio (i pesanti tagli ai servizi forniti da Regioni, Province e Comuni e gli aumenti di tasse e tariffe locali; i ticket sanitari; la de-indicizzazione delle pensioni sopra i 1000 euro; l’azzeramento delle risorse per le politiche sociali; l’aumento delle accise sui carburanti; l’impoverimento della scuola pubblica e dell’università, ecc).

L’insieme degli interventi definiti dalla manovra di metà luglio e dall’intervento aggiuntivo del 12 Agosto viene stimato in 2,1 miliardi di euro per il 2011, 24 miliardi di euro per il 2012, 50 miliardi di euro per il 2013 e 55,4 miliardi di euro per il 2014.

L’impatto annuo previsto a partire dal 2013 è nettamente superiore a quanto necessario a raggiungere i pareggio di bilancio (40 miliardi di euro nel 2014), almeno secondo l’ultimo documento ufficiale di finanza pubblica (DEF). La differenza equivale a circa un punto percentuale di Pil. Il Governo deve dunque spiegarne la ragione e presentare al Parlamento l’aggiornamento del DEF, del quadro macroeconomico e degli obiettivi di indebitamento.

Nonostante la necessità di rafforzare la credibilità degli interventi di metà luglio, ampia parte della correzione dei conti pubblici rimane affidata ad una delega assistenziale e fiscale vaga e molto preoccupante. Sono vaghi i principi di intervento sull’assistenza. Preoccupante è la clausola di salvaguardia finanziaria, poiché scarica sulle detrazioni Irpef e sugli aumenti di Iva ed accise i mancati effetti degli interventi assistenziali. Considerato che l’intera spesa per assistenza è circa 16 miliardi all’anno e che la delega dovrebbe dare, nel 2013, 16 miliardi e 20 “a regime” dal 2014, vuol dire che, se scattasse questa clausola, pagherebbero ancora una volta i lavoratori ed i pensionati a reddito più basso e medio.

L’atteggiamento del Governo sul tema delle pensioni resta in questo contesto ondivago e improntato all’irresponsabilità. Se il tema delle pensioni è collocato nell’ambito di una complessiva riforma del welfare finalizzata a migliorare le condizioni delle nuove generazioni, il Pd è pronto a discutere con le proprie proposte.

Siamo contrari invece a interventi sulle pensioni finalizzati solo a coprire esigenze occasionali di spesa non legate al welfare.

L’intervento sugli enti territoriali è insufficiente e confuso sul piano del riordino istituzionale, ma fortemente incisivo sul livello dei servizi. Il “contributo di solidarietà”, poiché imposto con l’innalzamento delle aliquote Irpef sopra i 90.000 euro colpisce quasi esclusivamente i redditi da lavoro dipendente e le pensioni da lavoro dipendente. In sostanza, si inasprisce la pressione fiscale su chi già paga.

L’atteggiamento punitivo nei confronti dei dipendenti pubblici, attraverso il rinvio del pagamento del Tfr e il rinvio sine die delle tredicesime, non porta efficienza, ma solo un temporaneo effetto di cassa. La soppressione delle festività civili implica, oltre all’impatto sulla cultura nazionale, un effetto depressivo sui consumi, senza miglioramenti significativi sulla produttività. Gli interventi sulle relazioni industriali e sui rapporti di lavoro sono una intromissione nell’autonomia delle parti sociali. Infine, ancora una volta, si utilizza il Fas, il fondo per le aree sottoutilizzate, per fare cassa, ad ulteriore indebolimento delle prospettive del Mezzogiorno.

Il Partito Democratico intende correggere alla radice le iniquità della manovra ed introdurre interventi per lo sviluppo sostenibile. Come è sempre più chiaro, è la battaglia per la crescita e l’occupazione, in particolare giovanile e femminile, la vera sfida da vincere nel rispetto degli ineludibili vincoli di finanza pubblica. E’ una sfida che riguarda l’Italia e l’Europa.

Più Europa per affrontare la crisi. Soltanto un governo politico dell’area euro per lo sviluppo sostenibile e la gestione comune dei debiti sovrani, secondo le proposte elaborate dai partiti progressisti europei (Agenzia Europea per il Debito, Eurobonds per gli investimenti produttivi, tassa sulle transazioni finanziarie speculative, ecc) e secondo progetti sistemici come quello illustrato da Prodi e Quadrio Curzio su Il Sole 24 Ore del 23 agosto, può dare senso alle politiche di austerità.

Le principali proposte alternative del Pd alla manovra del governo per ottenere equità e sviluppo sostenibile:

 

1. Istituzioni più snelle e taglio ai costi della politica.

Interventi per riorganizzare e ristrutturare l’assetto istituzionale centrale e territoriale e le pubbliche amministrazioni. In particolare: dimezzamento del numero dei parlamentari; interventi sistematici e coordinati su Regioni, Province, Comuni per lo snellimento degli organi di rappresentanza e di governo, per l’obbligo della gestione associata di tutte le funzioni nei comuni con meno di 5000 abitanti (e profonda revisione dell’articolo 16 del Decreto che limita la rappresentanza democratica e non produce reali risparmi di spesa), il dimezzamento delle Province o, in alternativa, la loro trasformazione in enti di secondo livello; accorpamento degli uffici periferici dello Stato, radicale riduzione delle società partecipate da Regioni, Province e Comuni ed eliminazione degli organi societari per le società “in house” (oltre 50 mila incarichi),riorganizzazione di enti, agenzie ed organismi, intermedi e strumentali (consorzi di bonifica, bacini imbriferi montani) nel quadro del riordino delle competenze degli enti locali, centrale unica per gli acquisti di beni e servizi per ogni articolazione delle pubbliche amministrazioni; riavvio della spending review, per realizzare, per ciascuna amministrazione, veri e propri piani industriali, introdurre best practices e costi standard; revisione delle norme sugli appalti, in particolare per una drastica riduzione del numero delle stazioni appaltanti.

 

2. Dismissioni immobili e frequenze.

Un piano quinquennale di dismissione e valorizzazione di immobili demaniali in partenariato con gli enti locali per almeno 25 miliardi di euro e l’introduzione di un’asta competitiva per le frequenze televisive.

 

3. Liberalizzazioni.

Un pacchetto di interventi per rafforzare e dare operatività immediata alle misure di liberalizzazione dei servizi professionali, della distribuzione dei farmaci, della filiera petrolifera, del RC auto, dei servizi bancari, delle reti energetiche, dei servizi pubblici locali. Interventi possibili senza rovinare l’art 41 della Costituzione.

 

4. Politiche industriali per lo sviluppo sostenibile, il lavoro, il Mezzogiorno.

Tra l’altro: la stabilizzazione dell’agevolazione fiscale del 55% per l’efficienza energetica (in scadenza al 32/12/2011); progetti per l’innovazione tecnologica italiana e la ricerca, con attenzione prioritaria alle straordinarie risorse potenziali, a partire dalle donne, del Mezzogiorno; il finanziamento pluriennale del contratto di apprendistato recentemente riformato; revisione dell’intervento sull’Istituto per il Commercio Estero; revisione per la semplificazione e l’adattamento alle diverse dimensioni aziendali del Sistri

 

 

5. Una politica vera contro l’evasione fiscale.

Un pacchetto di misure efficaci contro l’evasione fiscale, per raccogliere risorse da utilizzare in via prioritaria: per la riduzione dei contributi sociali sui contratti a tempo indeterminato al fine di eliminare i vantaggi di costo dei contratti precari; alla riduzione dell’Irpef, in via prioritaria sulle mamme lavoratrici; alla graduale eliminazione del costo del lavoro a tempo indeterminato dalla base imponibile dell’Irap. Tra le altre misure il Pd propone: la tracciabilità, a fini antiriciclaggio,dei pagamenti superiori a 1.000 euro e, a fini anti-evasione, dei pagamenti superiori a 300 euro; la comunicazione da parte delle imprese dell’elenco clienti-fornitori; la parziale o totale deducibilità delle spese per la manutenzione della casa di abitazione.

 

6. L’imposta ordinaria sui grandi valori immobiliari.

L’introduzione di una imposta erariale ordinaria sui grandi valori immobiliari, basata su criteri fortemente progressivi.

 

7. Il contributo di solidarietà dai capitali scudati.

Un’imposta patrimoniale una tantum del 15% sull’ammontare dei capitali esportati illegalmente e condonati attraverso lo scudo fiscale del 2003 e del 2009 e, a titolo di saldo del debito fiscale, del 30% sui patrimoni “non scudati” detenuti nei paradisi fiscali, in modo da avvicinare l’intervento italiano alle medie delle analoghe misure prese nei principali paesi industrializzati e di reperire risorse da dedicare agli interventi per lo sviluppo sostenibile. Parte delle risorse così raccolte vanno utilizzate per finanziare il pagamento di una parte dei debiti delle Pubbliche Amministrazioni nei confronti delle piccole e medie imprese e per alleggerire il patto di stabilità interno, così da consentire immediati investimenti ai Comuni. Inoltre, si propone la rinegoziazione dei trattati bilaterali con i “paradisi fiscali” transitati dalla black alla white list dell’Ocse (in particolare Svizzera).

 

8. L’autonomia delle parti sociali.

Il Decreto del governo viola il principio da tutti riconosciuto della non intrusività delle norme di legge nei rapporti tra le parti sociali. Di conseguenza, va soppresso l’articolo 8 o, in alternativa, va cambiato in modo da recepire i punti fondamentali dell’accordo raggiunto dalle parti sociali il 28 giugno scorso.

 

9. Contro il falso in bilancio, l’autoriciclaggio e il caporalato.

La revisione delle norme sulle“false comunicazioni sociali” affinché il “falso in bilancio” torni ad essere reato punito severamente e vengano eliminate le clausole di non punibilità; revisione della normativa sull’autoriciclaggio ed irrobustimento delle norme contro il “caporalato”.

 

10. Giustizia.  

Interventi per l’efficienza della Giustizia, a cominciare dalla revisione delle circoscrizioni giudiziarie (razionalizzazione, gestione migliore del personale, più efficienza), dall’istituzione dell’ufficio per il processo (unità operativa in grado di svolgere tutti i compiti) e dalla semplificazione ed unificazione dei riti nella giustizia civile.

2011
18
Aug

IL LUPO PERDE IL PELO MA NON IL VIZIO

Avete sentito al telegiornale che per i parlamentari più ricchi il «contributo di solidarietà» sarà raddoppiato. Non il 10 ma il 20 per cento. Allora fate due conti, e vi accorgete che Berlusconi (ultimo reddito conosciuto 40 milioni 897 mila euro) verserà una bella sommetta: 8 milioni 149 mila euro. Poi andate a leggere il decreto, e scoprite che il raddoppio vale solo per l’indennità parlamentare: sui rimanenti 40 milioni e rotti pagherà il 10 per cento, come tutti gli altri. Scendiamo a 4 milioni 74 mila euro. Continuate a leggere, e trovate il comma 1: il contribuente, invece di pagare il contributo di solidarietà, può «optare» per un aumento dell’aliquota del 5 per cento. Voi che dite, Berlusconi opta o non opta? Certo che opta. E zac!, la cifra si dimezza: 2 milioni e 36 mila euro.

Credevate che, scrivendo il decreto, si fosse raddoppiato la supertassa, e invece se l’era dimezzata.

Ci siamo cascati un’altra volta.

2011
10
Aug

OPPOSIZIONE

 

Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, in una lettera al Corriere della Sera, punta il dito contro le “resistenze caparbie” delle opposizioni per giustificare le mancate riforme del Governo utili a risanare la finanza pubblica ed a ottenere l’obiettivo del pareggio di bilancio.
Se il ministro Sacconi accusa l’opposizione di opporre una resistenza caparbia vuol dire che abbiamo lavorato bene.
E’ incredibile che chi ha governato per anni con una maggioranza blindata rifiutandosi di affrontare per tempo e seriamente la crisi, ora pensi di poter gettare addosso all’opposizione la responsabilità di non voler condividere misure inique. Il Pd ha fatto la sua parte: ha elaborato da tempo una politica economica alternativa per lo sviluppo sostenibile, il lavoro e il taglio del debito, l’ha messa a disposizione del Governo e richiamata in risoluzioni parlamentari.
L’unica resistenza caparbia davvero grave è stata quella del Governo, che per aprire il tavolo con le parti sociali ha aspettato che glielo chiedessero ad alta voce.

 

2011
04
Aug

L’ANCORA

 

Ieri con una nota il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha annunciato che seguirà “attentamente” il confronto delle forze politiche con le parti sociali “partendo dalla preoccupazione per gli andamenti dei mercati finanziari e dell’economia”. Il presidente Napolitano una volta in più si dimostra l’ancora più solida che impedisce al nostro Paese di andare alla deriva.
Troppi esponenti della classe politica, anche con ruoli di Governo, sembrano non rendersi conto che l’Italia balla sull’orlo dell’abisso e, invece di impegnarsi per la salvezza comune, proseguono nei loro giochi di palazzo e si impegnano a salvare i loro destini personali. Mentre dai mercati stanno venendo i segnali più foschi per la stabilità della nostra economia c’è chi si permette il lusso di sprecare tempo ed energie: chi a spostare ministeri, chi a far la guerra alla magistratura, chi a tener chiuso il Parlamento per un mese e mezzo.
In questo panorama desolante le parole di preoccupazione del presidente Napolitano sono preziose e dovrebbero essere ascoltare prima che sia troppo tardi, perché l’impressione è che non ci sarà ancora molto tempo per tanti altri appelli prima che il panico cominci a serpeggiare.

2011
03
Aug

BASTA FANGO

Non abbiamo dubbi,  noi  abbiamo fiducia nella giustizia, chi ha responsabilità politiche è uguale ad un qualsiasi altro cittadino ma è altrettanto chiaro che Penati – a differenza degli indagati nelle file del PDL tra i quali oltre al premier spiccano personaggi del calibro di Milanese e Caliendo – ha dimostrato senso di responsabilità dimettendosi dalle cariche politiche e autosospendendosi dagli incarichi di partito.

Vorremmo anche ricordare che il bilancio del nostro partito (caso unico in Italia) è sottoposto alla certificazione di una società indipendente e come ha affermato il nostro segretario, il PD non ha nulla a che vedere con le vicende di cui si sta interessando la Procura di Monza.

E’ facile fare di tutta l’erba un fascio, è facile tentare di scaricare le colpe del disastro italiano sull’intera classe politica e non sulle forze di Governo.

In un grande partito con migliaia di amministratori e di quadri ci possono essere degli episodi, ma l’atteggiamento del partito è stato chiaro.

Un atteggiamento esattamente opposto alla destra.

2011
12
Jul

ESPRESSO NUCLEARE

Per dodici volte all’anno, lungo le ferrovie del Piemonte, viaggiano i treni carichi di scorie nucleari dirette a Le Hague, in Francia. Portano i materiali derivati dallo smantellamento della centrale di Trino Vercellese. Viaggiano col buio e la popolazione, in genere, non viene avvertita. La cosa ha suscitato la protesta degli ambientalisti e dei ferrovieri francesi che ritengono questi viaggi pericolosi.

Ci vorranno almeno tre lustri prima che l’operazione di smontaggio della centrale di Trino Vercellese iniziata un quarto di secolo fa, venga completata. Al lavoro una squadra di esperti: gli stessi che l’hanno costruita. Dentro ci sono ancora 47 barre di carburante irraggiato.

Dentro, cinquanta persone continuano a lavorare in un’atmosfera vagamente surreale, nell’attesa che dopo anni e anni di ordini e contrordini qualcuno dica loro, definitivamente, che cosa fare. La strada è tracciata: occorre far partire per Le Hague, in Normandia, le ultime barre, circa un quarto del totale che serviva a far funzionare la centrale, poi smontare il reattore, ormai “freddo” e privo di radioattività, dopo averlo sommerso d’acqua. Per farlo, servono grandi robot manovrati dall’esterno, macchine che nessuno ha mai progettato perché negli anni Cinquanta e Sessanta, quando sono nate queste centrali, nessuno ci aveva pensato e la “soluzione finale” che si immaginava dopo il loro pensionamento era una tomba di cemento armato.
Il reattore pesa 250 tonnellate, soltanto smontarlo costerà 50 milioni di euro.

Poi le scorie ridotte al 5% delle dimensioni attuali, ci verranno restituite dalla Francia tra 20 anni e dovranno tornare ai siti originari, se nel frattempo non verrà allestito un deposito nazionale.

FORTUNATAMENTE ABBIAMO DETTO NO AL NUCLEARE ALTRIMENTI QUESTI PROBLEMI SAREBBERO AUMENTATI IN PROPORZIONE ALLE CENTRALI COSTRUITE