2012
11
May

IL DISFATTISTA

L’ex premier Silvio Berlusconi sul sito web ragionpolitica.it ha definito l’Italia come “un Paese ingovernabile”.
Bisogna constatare che, mentre il Paese stringe i denti e fa sacrifici per venire fuori dalla crisi, circola per le nostre strade un disfattista incosciente che sparge il veleno della sfiducia.
Sono ingiustificabili le ragioni che possono spingere un personaggio come Berlusconi, ancora molto influente e nel pieno nelle sue responsabilità politiche, a trinciare con noncuranza questi giudizi di mussoliniana memoria sul nostro sistema istituzionale: sarà pieno di difetti ma un politico che ama il proprio Paese deve lavorare a migliorarlo, non contemplarne cupamente i limiti.
Proprio per lasciarci alle spalle climi e personaggi di questo tipo dobbiamo impegnarci allo spasimo per cambiare le cose in questo Paese, rinnovare la classe dirigente che ha deluso o tradito le attese, e fare dell’Italia un Paese finalmente e semplicemente normale.
 

 

2012
25
Apr

FESTA DELLA LIBERAZIONE DAL NAZI-FASCISMO

2012
11
Apr

Ricordo di MIRIAM

 

Vogliamo ricordare Miriam Mafai pubblicando l’ultimo articolo che ha scritto per Repubblica il 2 febbraio scorso:

“Ma Cassino non esiste più…”, ci raccontava Pina Savalli, la nostra amica che da qualche settimana si era trasferita lì per organizzare il trasferimento dei bambini, i più affamati, i più ammalati verso le ospitali case dei contadini emiliani. Pina Savalli era un bravo medico ma noi pensavamo che esagerasse. Invece aveva ragione: Cassino non esisteva più. Cancellata prima dai bombardamenti per lo sfondamento della Linea Gustav, e poi dall’avanzata delle truppe alleate verso Roma, Cassino si presentava ormai, nell’inverno tra il 1945 e il 1946, come un campo di battaglia, abbandonato, coperto da una palude di melma e di fango, interrotto dai lugubri cartelli “go slowly; death is so permanent”. E i bambini, che avevano avuto la sventura di nascere a Cassino e nei paesi vicini, figli di poveri contadini, vivevano, o meglio sopravvivevano, prime vittime della guerra, nelle grotte, nelle case semidistrutte, nelle baracche, esposti da mesi al freddo alle malattie alla fame.
Fu il Congresso comunista del dicembre del 1945, a lanciare, da Roma, un appello per la salvezza dei bambini di Roma e del Sud. E immediatamente giunsero le offerte delle famiglie emiliane disposte ad ospitare, per il tempo necessario, i piccoli meridionali affamati e malati. Ho partecipato, allora, alla organizzazione della partenza dei bambini romani per le accoglienti famiglie di Modena e Reggio Emilia. A Roma, a poco più di un anno dalla liberazione, si pativa ancora il freddo e la fame. Nelle case di Primavalle, del Quadraro, del Quarticciolo si viveva di miseria e di espedienti. E noi andavamo di casa in casa a chiedere chi voleva affidarci un bambino per mandarlo a vivere, per qualche tempo, presso una famiglia emiliana che lo avrebbe nutrito, rivestito, mandato a scuola, se necessario curato. Mi chiedo ancora, a distanza di tanti anni, come ci riuscimmo.
La fame doveva essere tanta, e tanta la fiducia in noi se ci riuscimmo. E a metà gennaio, da Termini partì il nostro primo treno speciale per Modena carico di scalpitanti irrequieti bambini romani. Poi fu la volta di Cassino, la zona che è rimasta giustamente simbolo della massima distruzione ed emergenza. Cassino non esisteva più, e i paesi intorno erano ridotti a macerie. Ma tra quelle macerie, in quei tuguri vivevano ancora i superstiti di quella tragedia, donne, uomini e bambini. Li andarono a cercare Pina Savalli, e altre nostre amiche, tra cui la professoressa Linda Puccini e l’efficientissima Maria Maddalena Rossi, che ritroveremo poi deputato alla Costituente. Ci vollero quasi due mesi di lavoro a Frosinone per vincere i sospetti (“ma dove li portate?”,”quando torneranno?”) e organizzare, superata l’emergenza, le prime partenze. Ma finalmente, i primi treni di bambini ospiti delle generose famiglie emiliane partirono anche da lì. E Pina Savalli, la nostra amica medico che era stata tra le organizzatrici di quel trasferimento, ci raccontava, anche anni dopo, quella vicenda con la stessa passione ed emozione. “Se quei bambini fossero rimasti lì” – diceva – “in quelle baracche o in quelle caverne in cui li avevamo trovati sarebbero certamente morti o, se sopravvissuti sarebbero rimasti gravemente menomati, malaticci, disadattati, esposti a tutte le malattie…”. E invece no. L’emergenza era stata superata, e quei bambini si erano salvati.

2012
22
Mar

LAVORO, IL GOVERNO FORZA LA MANO

 

Nell’incontro a palazzo Chigi con i segretari dei partiti che sostengono il governo di emergenza il presidente del Consiglio Mario Monti aveva preso l’impegno a ricercare l’intesa con le parti sociali, nella consapevolezza che la coesione sociale gioca un ruolo decisivo per il superamento delle difficoltà e che la crisi sta producendo effetti molto pesanti nella società. 

La soluzione adottata nel confronto con le parti sociali non ha seguito questo schema, anche a fronte della proposta dei sindacati di adottare per l’articolo 18 il sistema tedesco (proposta messa sul tavolo dalla Cisl e dalla stessa Cgil).  

Il Pd aveva annunciato chiaramente che avrebbe accettato qualsiasi soluzione fosse venuta da un accordo complessivo con le parti sociali proprio in considerazione dell’importanza che il Partito democratico assegna al tema della coesione sociale e della condivisione degli obiettivi.  

I fatti sono andati in modo diverso. Ieri sera il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, è stato chiaro nel corso della trasmissione televisiva Porta a Porta.  

Primo: “Non ci può essere un prendere o un lasciare”.  

Secondo: l’idea che la forzatura nei confronti dei sindacati sia come una bandiera da esibire sui mercati finanziari è sbagliata.  

Terzo: la concertazione ci ha già tirato fuori dai guai in momenti drammatici.  

Quarto: nella riforma vi sono alcuni elementi positivi che ricalcano anche proposte del Pd e che vanno rafforzati e migliorati.  

Quinto: “Sull’articolo 18 si doveva adottare un meccanismo più adeguato a un paese manifatturiero ed europeo continentale, come è l’Italia, e non un meccanismo più tipico dei paesi anglosassoni. Dovevano scegliere il sistema tedesco e si è imposto invece il sistema americano”.  

Sesto: in Parlamento questo errore verrà corretto, introducendo il ricorso al giudice per tutti i tipi di licenziamento, perché così come il sistema è stato pensato dal governo tutto si riverserebbe sul licenziamento economico, lasciando al lavoratore la scelta di prendere pochi soldi “maledetti e subito” o fare una lunga causa alla fine della quale, se tutto andasse per il meglio, prenderebbe solo un indennizzo economico.  

Settimo: questa materia non è da decreto. Quindi il governo presenti un disegno di legge delega, lasciando al Parlamento la possibilità di discutere e di apportare le dovute modifiche. missioni in bianco. Ma non sarà la stessa norma varata dal governo Prodi e abolita ovviamente dal governo Berlusconi.

2012
08
Mar

Festa della donna: era l’8 marzo e le donne chiedevano pace e pane

Le origini della festa dell’8 Marzo risalgono al 1908, quando le operaie dell’industria tessile Cotton di New York, scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, ma l’8 marzo il proprietario Mr. Johnson, bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire.
Scoppiò un incendio e le 129 operaie prigioniere all’interno morirono arse dalle fiamme. Tra loro vi erano molte immigrate, tra cui anche delle italiane, donne che cercavano di affrancarsi dalla miseria con il lavoro.
In ricordo di questa tragedia, Rosa Luxemburg propose questa data come una giornata di lotta internazionale, a favore delle donne.

Non una festa, dunque, ma un giorno per riflettere sulla condizione femminile e per organizzare lotte per migliorare le condizioni di vita della donna: in questo modo la data dell’8 marzo assunse col tempo un’importanza mondiale, diventando il simbolo delle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli e il punto di partenza per il proprio riscatto.

Nel corso degli anni si è però perduto il vero significato di questa ricorrenza, e, mentre la maggioranza delle donne occidentali, approfitta di questa giornata per uscire da sola con le amiche per concedersi una serata diversa, magari all’insegna della “trasgressione”, i commercianti ne approfittano per sfruttarne le potenzialità commerciali.Così molte donne che rifiutano l’immagine della donna proposta dalla società odierna, per anni hanno smesso di riconoscersi in questa giornata.

Ma le condizioni che ne fecero una giornata di lotta, non sono state rimosse e ancora la donna è troppo spesso spesso ultima tra gli ultimi.
Crediamo che sia necessario riappriopiarsi di questa giornata, di farla ridiventare un momento di riflessione e di confronto, non per superate lotte tra sessi, ma per rinnovare le alleanze tra tutti coloro che rifiutano la sopraffazione e la violenza e credono nella pace e nella solidarietà umana.

2012
24
Feb

Cittadinanza

Il leader dell’Alleanza per l’Italia Francesco Rutelli ha dichiarato di essere contrario allo scelta dello jus soli come criterio di attribuzione della cittadinanza perchè “l’idea che sia un pezzo di carta che chiunque può prendere, con la stessa facilità con cui si comprano le figurine all’edicola, è superficiale e pericolosa”.
Le dichiarazioni di Rutelli sulla cittadinanza sono talmente fuori dalle righe che viene da pensare voglia accreditarsi ancora più a destra.
Dare la cittadinanza italiana a chi è nato in Italia non significa affatto deprezzarla ma anzi rivendicare al nostro Paese quelle centinaia di migliaia di giovani cittadini, che qui hanno studiato, vivono e spesso già lavorano, ma alle quali manca solo il “pezzo di carta” in tasca.
Questo attacco a freddo di sapore un po’ leghista lascia assai perplessi anche perché vibrato da uno politico che sicuramente sa di lanciare un allarme senza fondamento, dato che sulla cittadinanza non è in vista nessun automatismo. E in ogni caso è un peccato che Rutelli sembri non conservare memoria del tempo in cui conduceva battaglie per i diritti civili.

2012
27
Jan

67 anni fa, oggi

Oggi, 67 anni fa, fu liberato il campo di concentramento di Auschwitz.

Così finiva, anche simbolicamente, l’orrore nazista: lo sterminio degli ebrei, la persecuzione e le uccisioni di zingari, omosessuali, dissidenti politici e di tutti coloro considerati “inferiori” perché “diversi”.

Oggi che viviamo sicuri nelle nostre tiepide case, come scriveva Primo Levi, tutta questa violenza ci può sembrare lontana, lontanissima. E lo è, grazie all’Europa di pace che hanno costruito i nostri nonni e i nostri padri usciti vivi e memori dal nazi-fascismo e dalla guerra – questa Europa che oggi viene molto criticata ma che resta, pur con i suoi difetti, la più grande conquista dell’ultimo secolo.

Ma se vogliamo che quella violenza resti fuori dal mondo che viviamo, dobbiamo impegnarci ogni giorno in una battaglia di valori: per la libertà, l’uguglianza e la giustizia.

Non scordiamoci che meno di due mesi fa, a Firenze, due uomini sono stati uccisi e altri feriti perché avevano la pelle di un colore “diverso”.

Ricordare, voglio dire, serve qui e ora: per ciò che facciamo e per ciò che faremo.

Perché la Memoria rende liberi.

2012
23
Jan

GRECIA AGLI SGOCCIOLI, SE FA L’ACCORDO CON I CREDITORI E SI SALVA DAL FALLIMENTO, PER L’EURO SI APRE UN ALTRO FILM. MERCOLEDI’ A DAVOS WORLD ECONOMIC FORUM: TUTTO IL MONDO A CONSULTO SULLA CRISI DEL CAPITALISMO

Ancora un nulla di fatto tra la Grecia e i suoi creditori privati. E l’eventuale accordo sarebbe già fuori tempo (era previsto per sabato). Se la Grecia si salva (i creditori perderanno almeno il 70 per cento del capitale investito) per l’euro viene meno una minaccia potenziale enorme.

Questa settimana altri eventi potrebbero avere effetti molto importanti sul futuro del mondo. Mercoledì si riunisce a Davos il World Economic Forum, il forum annuale dei principali operatori politici ed economici del mondo (quest’anno sono previsti più di duemila ospiti, tra i quali 40 capi di Stato e oltre 30 governatori di banche centrali). Ad aprire i lavori sarà la cancelliera Angela Merkel. Al centro del dibattito, al di là dei temi ufficiali, l’argomento che The Economist e altri prestigiosi periodici economici stanno ponendo da settimane: la crisi del capitalismo.

Sempre a metà settimana, le banche centrali statunitense, inglese e giapponese daranno indicazione sulle proprie  mosse future in termini di tassi di interesse e di politica di sostegno all’economia

2012
13
Jan

LA PROPOSTA DI RIFORMA ELETTORALE DEL PD

1.

Un mix per l’assegnazione dei seggi per la Camera dei Deputati, la quale avviene mediante tre diversi “canali”:

a) collegi uninominali maggioritari;

b) una quota proporzionale distribuita su base circoscrizionale;

c) una quota nazionale di compensazione;

2.

L’elettore dispone di una sola scheda, su cui vota solo per un candidato di partito in collegi uninominali; il voto, automaticamente, è attribuito anche alla lista del medesimo partito presentata per ciascuna circoscrizione. Nella scheda, accanto al simbolo e al nominativo di ciascun candidato nel collegio uninominale, è presente anche la lista dei candidati concorrenti a livello circoscrizionale.

3.

Una quota pari al 70% dei seggi in palio (corrispondente a 433 seggi)è attribuita agli eletti in collegi uninominali maggioritari a doppio turno. E’ eletto al primo turno il candidato che ottiene la metà più uno dei voti validamente espressi; altrimenti si da’ luogo ad un secondo turno aperto a tutti i candidati che abbiano ottenuto una percentuale pari ad almeno il 10% dei voti degli elettori iscritti nelle liste elettorali. È prevista la possibilità, da esprimere entro il primo venerdì successivo allo svolgimento del primo turno, di rinunciare a presentarsi al secondo. Nel secondo turno è eletto il candidato che ottiene il maggior numero di voti.

4.

Una quota pari al 28% di seggi (corrispondente a 173 seggi) è attribuita con metodo proporzionale su base regionale o pluriprovinciale. E’ previsto lo scorporo, per ciascun partito, dei voti ottenuti al primo turno dei candidati eletti nei collegi uninominali sia al primo che al secondo turno. Per l’attribuzione di questi seggi è prevista una soglia circoscrizionale di sbarramento pari al cinque per cento dei voti validi.

5.

Una quota di seggi pari a 12 (diritto di tribuna) è attribuita con metodo proporzionale alle liste nazionali corrispondenti ai partiti che non siano riusciti ad eleggere candidati né nei collegi uninominali né nelle liste circoscrizionali collegate. Per l’attribuzione di questi seggi viene applicato il metodo d’Hondt tra le liste si siano presente in almeno 5 circoscrizioni.

 

6.

Infine, è previsto che sia possibile candidarsi contemporaneamente in ciascuna delle tre “quote”, ma con un massimo di una sola candidatura in un collegio e in una lista regionale.

7.

Non viene dunque prevista la quota nazionale di compensazione.L’assegnazione dei seggi per il Senato della Repubblica avviene solo attraverso due “canali”, per garantire il rispetto dell’articolo 57 della Costituzione, il quale richiede che venga eletto “su base regionale”: a) collegi uninominali, per una quota pari al 70% del totale dei seggi in palio (216 seggi) b) una quota proporzionale distribuita su base circoscrizionale (Camera) per una quota pari al 30% del totale (93).

8.

Per la pari opportunità fra i generi, sono previste due misure specifiche a) Nel complesso delle candidature (uninominali e circoscrizionali) nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al cinquanta per cento. b) Le liste circoscrizionali devono prevedere l’alternanza di genere nella successione dei candidati. alternanza di genere nella successione dei candidati e nelle candidature di una stessa lista nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al cinquanta per cento. c) Le liste nazionali devono prevedere l’alternanza di genere nella successione dei candidati e nelle candidature di una stessa lista nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al cinquanta per cento.

2011
28
Dec

CHE FACCIA TOSTA!!

L’ex premier Silvio Berlusconi ha rivendicato che il suo Governo fino all’estate scorsa ha “sempre tenuto i conti in ordine”. Vorremmo chiedere a Berlusconi che almeno per questo Natale  ci faccia il regalo di non dire assurdità.

E’ infatti evidente il tentativo di far dimenticare a forza di bugie gli anni di gestione fallimentare del Governo Berlusconi, che nulla ha fatto per impedire al nostro Paese di correre senza freni incontro al default.

È invece un dovere nei confronti della verità storica ricordare che quando il Pd lanciava l’allarme Berlusconi sosteneva che la crisi era un fenomeno psicologico, e aver ingannato milioni di italiani gettandoli impreparati in mezzo a questa prova è un’altra responsabilità gravissima.

Le dimissioni sono la prova più evidente dell’ incapacità di Berlusconi, al quale ora chiediamo di permettere al nuovo Governo di rimediare ai suoi danni: è un lavoro abbastanza difficile e doloroso anche senza che ci si aggiunga il suo contributo.

2011
13
Dec

INFRASTRUTTURE @ SERVIZI 15 Dicembre ore 17.00 presso – La Pista – Castelnuovo VdC

2011
07
Dec

UNA MANOVRA PURTROPPO NECESSARIA

Davanti a certi provvedimenti della manovra, si manifesta un malessere che merita una risposta. Prima però di qualsiasi altra considerazione, dobbiamo avere chiaro un punto: la gravità della situazione finanziaria del nostro Paese e il rischio assai concreto che le conseguenze possano essere disastrose per milioni di cittadini. Quella parola che abbiamo imparato a conoscere e a temere nelle scorse settimane – spread – non esprime un concetto astratto, ma rappresenta il livello di rischio che un investitore, privato o istituzionale, sa di affrontare quando acquista titoli del debito pubblico italiano rispetto a quello tedesco. L’impennarsi dello spread è stato il segno dell’affanno crescente dell’Italia a finanziare il suo debito, cioè dello Stato a trovare le risorse, in quanto la fiducia nel nostro sistema Paese è debole. Lo spettro del fallimento prende corpo quando l’insolvenza da rischio si trasforma in certezza. Da qui in poi, è una strada in discesa verso l’impoverimento dell’intero Paese, con i drammi sociali che si possono immaginare guardando all’esperienza di altri.
Per evitare il fallimento dello Stato italiano, dopo anni di opposizione dura e solo dopo che Berlusconi si è dimesso, il Partito democratico si è assunto la responsabilità di sostenere un governo tecnico che fronteggiasse l’emergenza, assieme a quasi tutti gli altri partiti presenti in Parlamento. Siamo convinti che aver affidato a Mario Monti la guida di questo governo tecnico sia stata una scelta saggia.
Detto ciò, e chiarito ancora una volta che questo governo deve varare una manovra che deve essere approvata non solo con i voti nostri ma anche con quelli del Pdl, i contenuti di alcune misure lasciano l’amaro in bocca. Non possiamo infatti restare indifferenti a quanti, titolari di pensioni certo non ricche, saranno esclusi dall’indicizzazione, né pensare che chi ha rimpatriato capitali frutto di evasione fiscale se la cavi con percentuali irrisorie, tantomeno è giusto che ci sia una franchigia così bassa sulla prima casa. Lo stesso per i lavoratori precoci e per il tetto alla tracciabilità. Insomma, ci sono elementi che sbilanciano la manovra e sui quali pensiamo  sia necessario intervenire.

2011
14
Nov

LAVORO IN GEOTERMIA – PROSPETTIVE E IDEE -

2011
08
Nov

SENSO DELLO STATO

Molti ricordano l’aneddoto secondo cui Amintore Fanfani, avvicinandosi la possibilità che gli fosse chiesto di guidare il Governo, costrinse la moglia a vendere delle azioni di una società privata toscana che lei aveva aqcuistato con i soldi lasciati in eredità dal padre. “Non trovo giusto che chi ha incarichi pubblici di governo – spiegò lo stesso Fanfani – sia riconducibile direttamente o indirettamente ad interessi privati”.
Oggi gli italiani sono costretti ad assistere ad un Presidente del Consiglio che – in un momento drammatico per l’economia nazionale e dopo che le borse e i mercati hanno chiarito in modo incontrovertibile chi ritengono il principale elemento di instabilità finanziaria del Paese – si prende una giornata di impegni privati per discutere con i suoi figli e con l’AD delle sue aziende se e come dimettersi dal Governo del Paese.
L’Italia non è l’assemblea degli azionisti di Mediaset. Chi nutre ancora un minimo di amore per questo Paese e per la sua storia democratica ha l’obbligo morale di mostrare coraggio e liquidare questa pagina orribile della nostra storia. Il nostro Paese deve poter riavere il suo diritto di lavorare per la ripresa e per riconquistare quell’autorevolezza internazionale che ogni giorno va sfumando.

2011
31
Oct

AIUTIAMOLI

  Carissime, carissimi,
di fronte ai terribili danni causati dal maltempo nel Levante Ligure, il Partito Democratico Liguria e il PD della Spezia hanno lanciato insieme un’iniziativa di solidarietà a favore degli alluvionati della zona. Ci troviamo infatti davanti a uno spettacolo devastante con interi paesi sommersi e distrutti da acqua e fango e purtroppo diversi morti.
Il partito regionale e provinciale promuovono insieme una sottoscrizione pubblica per raccogliere fondi da mettere a disposizione dei soccorsi coordinati dalla Protezione Civile e dalle Amministrazioni locali.
L’iniziativa, con tutti i dettagli per effettuare il versamento, è pubblicizzata sul sito www.partitodemocraticoliguria.it e http://www.partitodemocraticolaspezia.it
Come sempre in questi casi è importante che ognuno cerchi di fare il possibile per aiutare i cittadini colpiti da questi tragici eventi. Da parte nostra abbiamo pensato di lanciare questa sottoscrizione aperta a chiunque desideri versare il proprio contributo a favore della popolazione colpita. E’ possibile farlo tramite un versamento sul conto: Banca Carige IT14Q0617510700000003115180 intestato a Partito Democratico Coordinamento della Spezia con causale: CONTRIBUTO POPOLAZIONE SPEZZINA COLPITA DA ALLUVIONE.
Vi chiediamo, se possibile, di diffondere questa iniziativa all’interno dei vostri territori, contribuendo a dar vita ad un movimento di solidarietà nazionale di fronte ad un evento così tragico che ha messo in ginocchio un’intera parte della nostra regione.
Con amicizia e gratitudine.

Lorenzo Basso, Segretario regionale PD Liguria
Moreno Veschi, Coordinatore PD La Spezia

2011
19
Oct

REALE BIS ? NO GRAZIE !!

 Il leader dell’Idv Antonio Di Pietro e il ministro dell’Interno Roberto Maroni si sono ritrovati d’accordo sulla necessità di una legge “Reale bis” dopo i disordini di piazza avvenuti a Roma sabato scorso. La legge “Reale” permetteva, tra l’altro, l’estensione della custodia preventiva anche in assenza della flagranza di reato.
Io penso che uno Stato serio applica fino in fondo le leggi che sono in vigore. Se invece il primo pensiero corre alle leggi speciali, siamo sulla strada sbagliata. Dal momento che non è accettabile che la capitale venga messa in scacco, il Governo deve capire cosa non ha funzionato e preoccuparsi di mettere in atto i dispositivi che già esistono per prevenire e circoscrivere la violenza dei black bloc.
Nel quadro del sistema legislativo vigente, le forze dell’ordine e l’intelligence hanno gli strumenti necessari per far fronte alla minaccia rappresentata da squadracce come quelle che abbiamo visto all’opera a Roma. Ma dall’esecutivo devono venire indicazioni estremamente chiare e devono essere fornite le risorse indispensabili, mentre da certe parti dell’opposizione dovrebbe venire meno demagogia.

2011
17
Oct

INDIGNADOS

 

La guerriglia urbana è il metodo più efficace e sperimentato per far tacere le migliaia di persone che invocano futuro e giustizia sociale.

I violenti che hanno provocato questi episodi dovevano essere fermati prima che si scatenassero, dal momento che non sono mancati i segnali di preoccupazione, anche da parte dello stesso sindaco Alemanno.

Le scene cui assistiamo ci rimandano a un copione purtroppo noto.

Questi episodi non devono tuttavia oscurare il fatto che c’è una parte del nostro Paese che rischia di rimanere emarginata e alla quale la politica deve dare presto risposte credibili.

2011
26
Sep

CI RIPROVANO

Il primo pensiero del premier dopo lo scampato pericolo per il voto sull’arresto di Marco Milanese è rivolto ad una nuova regolamentazione restrittiva delle intercettazioni: in parole povere l’ennesimo tentativo di legge bavaglio. Come già successo in tutte le altre occasioni, si grida alla privacy violata per impedire la cronaca di fatti di evidente rilevanza sociale. Il Comitato per la liberta e il diritto all’informazione, alla cultura e allo spettacolo, che è stato protagonista delle mobilitazioni in materia degli ultimi due anni (a partire dalla grande manifestazione di Piazza del Popolo dell’ottobre 2009), ha già annunciato che se il governo e la maggioranza dovessero decidere – come sembra probabile – di tornare nell’aula della Camera per tentare ciò che non è riuscito l’anno scorso, sarà in prima fila per tenere molto alta tra i cittadini la volontà di difendere il proprio diritto di sapere, così come tra la magistratura e le stesse forze dell’ordine resta alta la volontà di difendere gli strumenti di indagine. E il caso Tarantini (con le sue storie di appalti e favori) aiuta a far capire che si sta parlando non di pettegolezzi privati, ma di un modo di gestire la cosa pubblica. L’Italia che soffre per gli effetti della crisi economica, l’Italia dei referendum che ha votato in modo inequivocabile sul legittimo impedimento, non ha certo bisogno di inserire le intercettazioni nell’agenda dei provvedimenti urgenti per il rilancio del Paese.

2011
19
Sep

ALTA ADESIONE ALLA PROTESTA DEI SINDACI CONTRO LA MANOVRA MA CASTELNUOVO NON C’E’

Nutrite le delegazioni di sindaci e assessori che in tutte le province toscane hanno incontrato i prefetti; l’iniziativa di protesta promossa dall’Anci nazionale contro la manovra economica del Governo ha visto in Toscana un’ampia adesione e partecipazione.

A Pisa il gruppo di rappresentanti istituzionali ha formato un corteo dietro uno striscione: «Non si tagliano le città». Durante il passaggio in corso Italia i Sindaci hanno distribuito un volantino che spiegava le ragioni della manifestazione: «Lo Stato continua a sprecare e noi siamo costretti ad aumentare le tasse o a chiudere i servizi».

La  numerosa partecipazione dimostra ancora una volta lo spirito dell’Anci teso a salvaguardare l’autonomia comunale. Il senso di responsabilità istituzionale ha motivato questa mobilitazione, non sono stati  interrotti servizi o sollevate clamorose proteste.

Peccato per l’ assenza dei tre Comuni amministrati dalle liste civiche della Valdicecina:  Volterra, Pomarance e Castelnuovo. Come spesso accade devono distinguersi dagli altri anche in questo particolare momento di crisi economico-finanziaria che richiederebbe coesione contro i pesanti e inappropriati provvedimenti che andranno a gravare sui servizi erogati ai cittadini.

2011
05
Sep

Il Governo delle bugie spinge l’Italia nel caos, anche noi in piazza con la Cgil

Il rapido dietrofront sulle pensioni è solo l’ultima conferma del fatto che il Governo annaspa nel caos. Ormai le proposte da inserire in manovra reggono 24 ore, poi di fronte ai ricatti della Lega o alle proteste di categoria la maggioranza batte in ritirata e studia qualcos’altro. Senza alcuna visione d’insieme, senza strategia.

Eppure la gravità del momento dovrebbe essere chiara. Dobbiamo varare una manovra da 45 miliardi: ce lo impone l’Europa ed è per questo che i mercati ci hanno concesso una tregua. Ma ad oggi nessuno sa cosa ci sarà dentro questa manovra. Un giorno il prelievo di solidarietà sui ceti più abbienti, quello dopo la stretta sulle pensioni, quello dopo ancora una generica lotta all’evasione. Nel frattempo si sfoglia la margherita sull’aumento dell’Iva e si sbandiera un taglio ai costi della politica che è tutto di facciata.

Siamo alla dodicesima manovra in tre anni, la terza nell’ultimo mese e mezzo, e ancora non c’è certezza alcuna. Ciò che è certo anche stavolta è che a pagare saranno i soliti noti: chi ha sempre rispettato la legge e pagato le tasse, i dipendenti pubblici, gli Enti locali, stavolta anche le cooperative. Cambiano le misure ma l’impostazione è sempre la stessa: attacco al mondo del lavoro e all’unità dei suoi rappresentanti (l’art. 8 prefigura una inaccettabile intromissione nell’autonomia delle parti sociali e nega il contenuto dell’accordo unitario dello scorso 28 giugno), svuotamento del sistema delle autonomie locali, ormai denunciato a gran voce in modo bipartisan da Sindaci, Presidenti di Province e di Regioni, e una certa compiacenza verso atteggiamenti illegali: si annuncia il carcere per gli evasori ma intanto si prepara l’ennesimo condono.

Bene ha fatto Bersani a chiedere ancora una volta le dimissioni del Governo, perché è ormai evidente a tutti che non sono loro che possono tirarci fuori dalla crisi. Sono il problema, non la soluzione. La  credibilità del nostro Paese è azzerata.

Che giudizio daranno l’Europa e i mercati della manovra è un mistero, ma è possibile che ce ne voglia un’altra nei prossimi mesi. E nemmeno allora ci sarà nulla per il lavoro e la crescita. Più facile che ci siano altre bugie.

Di fronte a tanto sfacelo, la Cgil ha deciso di scioperare, martedì 6 settembre. Ci saremo anche noi, in piazza, a Pisa come nel resto d’Italia. Siccome crediamo che l’autonomia sindacale sia un valore, mettere il cappello sullo sciopero non ci interessa. Ci preme che in questo Paese ci sia più attenzione al lavoro, più crescita e più equità. Bersani lo ha detto chiaramente, sarebbe bastato ascoltarlo invece che urlargli sopra: a noi la manovra non piace, saremo in tutti i luoghi dove si protesta contro di essa e si fanno proposte alternative. Lavoreremo perché le prossime mobilitazioni siano il più unitarie possibili: perchè abbiamo in mente un’altra idea di Paese, più coeso e più giusto.